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Quercia Vallonea di Tricase, il “nemico” è Putin

di FRANCESCO GRECO - TRICASE (Le) – Leggenda metropolitana vuole che il pioppo fu messo a dimora da un frate buddista, che aveva portato i semi dal Tibet nascosto in un bastone, più o meno un secolo fa, nelle steppe sconfinate di Madre Russia, la zona detta “Kalmikya”.

Per una di quelle scansioni irrazionali che spesso scuote l’uomo, fra sacro e profano, con una sottolineatura paganeggiante, il sito è divenuto nel tempo oggetto di culto, una sorta di santuario: pellegrinaggi per meditare alla sua fresca ombra, pregare, o semplicemente toccarlo.

E’ la pianta della Federazione Russa che si batte contro la nostra Quercia Vallonea di Tricase per il titolo di albero più bello d’Europa (sotto troverete il link dove andare per votarla, c’è tempo sino al 29 febbraio), e cioè di “European Tree of the Year”.

Non che la nostra Quercia maestosa, posta fra la città e il suo mare (il Porto e la Serra) non abbia un background storico e culturale, anzi, è più denso di pathos e affascinante del pioppo di Putin.

L’età, innanzitutto: la Vallonea ha circa 900 anni (ma c’è chi dice mille). Narrazione popolare vuole che alla sua ombra si siano riposati ben cento cavalieri guidati da Federico II. Infatti è anche nota come “Quercia dei cento cavalieri”. E anche la chioma è da record: oltre 700 metri quadrati.

Inoltre, ha appena conquistato il titolo di “Albero d’Italia 2019”, che si è aggiudicato con ben 350.800 preferenze, vincendo la concorrenza della Quercia delle Checche (Pienza), il Leccio dell’Etnea (Zafferana Etnea, Catania) e la Quercia di Fossalta (Portogruaro). E’ anche candidata a sito Unesco e nel 2000 il WWF la nominò simbolo della Puglia. Proprio un bel pedigrèe, non c’è che dire.

Mila Boso De Nitto, la proprietaria può dirsi contenta, la ama come una figlia. E si preoccupa per il suo futuro, sperando che nasca una Fondazione che si occupi della superba pianta. Anni fa, il prof. Pompeo Russo, originario di Montesardo ma residente in Toscana (Pietrasanta), prese una ghianda da Tricase, dal seme ricavò una piantina che mise a dimora nel suo giardino: oggi è un grazioso alberello.

Diffusa nelle zone del Mediterraneo sudorientale, quella di Tricase ha interagito, nei secoli scorsi, con l’economia: dalle sue ghiande infatti i conciatori di pelli spremevano il tannino, necessario a dar colore ai pellami.

Dovrà vincere la spietata concorrenza di alberi meravigliosi. Oltre che il “Pioppo solitario” di Putin, le piante bellissime di Belgio (Albero della Libertà), Bulgaria (La Venerabile Quercia del villaggio di Novo Selo), Croazia (Il Ginkgo di Daruvar), Repubblica Ceca (Il Guardiano del Villaggio Allagato), Romania (L’Abete multisecolare - Il guardiano di Cibin), Francia (Il Faggio multisecolare di Saint-Jammes, Occitania), Irlanda (Il Tasso Comune della Strega), Spagna (La Quercia Spagnola a tre zampe), Regno Unito (La Quercia di Allerton), Ungheria (L’Albero della Libertà di Kaposvàr), Slovacchia (Il Sorbo Domestico), Paesi Bassi (L’Albero della Strega), Polonia (L’Albero di Sambuco), Portogallo (Il Castagno di Vales).

Si possono esprimere due preferenze. La premiazione avrà luogo il 18 marzo nella sede del Parlamento Europeo. Italia Nostra Salento (presidente Marcello Seclì) ha chiesto al governo italiano di sostenere la candidatura della Vallonea di Tricase. In attesa, cominciamo tutti noi a votarla?

www.treeoftheyear.org