"Personale del Fazzi senza dispositivi di protezione adeguati"

LECCE - Medici, infermieri e soccorritori del 118 sono senza adeguate protezioni. Vengono trattati in questa maniera gli eroi del Covid salentino, costretti ad usare materiali e mezzi di fortuna per sostituire dispositivi insufficienti o inadeguati alle esigenze". Così in una nota Andrea Guido, consigliere comunale Città di Lecce.

"È una bomba a tempo che potrebbe esplodere da un momento all’altro - prosegue -, come è successo ieri a Foggia: 14 contagi, tra medici e infermieri, tutti nello stesso momento.
Al Fazzi il personale chiede da settimane l’applicazione della massima sicurezza possibile per gli operatori sanitari e l’applicazione piena del Protocollo nazionale sottoscritto con il Ministero della Salute, ma nessuna risposta è mai arrivata e nessun segnale che possa far prevedere un’adeguamento in tal senso. Qualcuno addirittura parlerebbe di rimproveri e minacce di licenziamento per tutti coloro che esternano lamentele e inoltrano istanze alla Direzione Generale.
Questa a Lecce è la riconoscenza per il sacrificio enorme quotidianamente profuso dai professionisti della sanità che rischiano la propria salute e addirittura la stessa vita ogni giorno: mascherine inadeguate, guanti insufficienti e non idonei, calzari inutilizzabili per le ridotte dimensioni e tute protettive che si lacerano solamente ad indossarle.
Da quando è cominciata l’emergenza sanitaria i professionisti sanitari sono impegnati in prima linea, sono esposti al rischio di infezione e a un sovraccarico emotivo enorme, la carenza di adeguati dispositivi di protezione individuale, è pertanto una meschinità perpetrata nei loro confronti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ricorda che il primo passo per tutelare la salute del personale sanitario durante un’epidemia è l’attuazione di tutte le misure necessarie a proteggerne la sicurezza occupazionale. Il datore di lavoro e i dirigenti delle strutture sanitarie devono garantire l’adozione delle misure preventive e protettive necessarie rendendo disponibili forniture adeguate dei dispositivi di protezione individuale in quantità sufficiente per gli operatori sanitari o altro personale che si occupi di pazienti sospetti o confermati, consultando gli operatori sanitari sugli aspetti della sicurezza e della salute sul lavoro nella propria attività quotidiana. Ma a Lecce e, a quanto pare in molte altre città pugliesi, questo è rimasto solo sulla carta. Al Fazzi, come dimostrano le foto, i dispositivi, sono 'fai da te'", conclude Guido.

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