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Violenza o dialogo? Tra i generi, i popoli, le civiltà

Non si nasce donne: si diventa.
Simone de Beauvoir (Parigi 9 gennaio 1908-14 maggio 1986)


SANTA FIZZAROTTI SELVAGGI - Dall’età della clava ad oggi il mondo non mi sembra che sia cambiato in modo molto significativo. Sono cambiati gli strumenti: dalla clava alle cosiddette bombe intelligenti quasi chirurgiche ,agli attacchi terroristici, dal veleno somministrato individualmente, dall’aspide in seno al veleno diffuso sotto varie forme, alcuni lo definiscono bioterrorismo. La violenza è la violenza sia agita da uomini che da donne: è sempre esistita ma difficile riconoscere che dimora anche dentro di noi negli angoli più remoti del nostro inconscio: appartiene anche agli altri esseri viventi, la natura tutta in sé può essere madre sufficientemente buona ( D.W. Winnicott ) o matrigna al di là di ogni confine tra ciò che noi intendiamo bene e ciò che definiamo male. Vi sono violenze manifeste e violenze subdole.

Di violenza si connota, a volte, l’atto vitale che genera appunto nuove esistenze, crea procreando, quando cioè il sesso, una parte per il tutto, viene scisso dal sentimento, dall’amore, che presuppone una evoluzione della coscienza, dalla persona nella sua interezza. Ancor oggi si strangola e si violenta per il cosiddetto “amore assoluto “che invece è mero brutale primitivo possesso dell’oggetto. Ma perché? Quando, infatti, si suppone di amare (dico appositamente si suppone) in modo assai regressivo esigiamo a volte il possesso totale che si accompagna al delirio di gelosia. Come quando da bambini si voleva la mamma tutta per sé. E forse proiettivamente si fa pagare a caro prezzo alle donne, che durante la propria vita si incontrano, tutto ciò che si ritiene, spesso fanstasmaticamente, si sia subito dalle madri. Il tutto riguarda anche alcune donne nei confronti degli uomini per analoghe dinamiche . Nota è la gelosia tra fratelli per rivalità nei confronti del genitore: un sentire questo che dilania forse più dell’invidia. Sorge in noi l’angoscia di essere sostituiti, di non essere amati in pienezza e ciò, come già detto, riguarda gli esseri umani di qualsiasi genere. Nel tradimento ,di qualsiasi natura, ci si sente “gettati nella notte”, senza più ancoraggi. Nell’innamoramento, tra l’altro, esiste una certa dimensione che Freud definisce come una sorta di “folie a deux” per cui si tenta di andare sempre oltre il limite, oltre la soglia. E sempre in S. Freud, “Psicologia delle Masse e Analisi dell’Io “ leggiamo che” l’amore sessuale è destinato a estinguersi nel soddisfacimento; per poter durare, deve fin dall’inizio essere associato a componenti puramente tenere, ossia inibite nella meta…”. Vale a dire che una volta appagata la pulsione istintuale si esaurisce anche l’attrazione per cui bisogna sempre che vi sia un “investimento a lungo termine “: non è casuale che gli amori cosiddetti eterni siano quelli che nascono anche senza il sesso. L’inibizione alla meta “non trova diretto soddisfacimento nell’amore sessuale. Nell’amore sessuale infatti, la libido viene scaricata immediatamente dopo l’atto, mentre, nel caso della pulsione inibita, l’investimento libidico favorisce la formazione di un legame più stabile nel tempo.” ( Cfr . C. Cattaneo, L’innamoramento per Freud, Webgrafia)

Oggi invece tutto è consumo, in epoca di Covid 19 si “divora” di necessità meno “merce” essendoci nel nostro Paese un’altalena di “chiusura e aperture” dai vari colori associata anche a carenza di denaro. L’essere umano è stato abituato e condizionato negli anni, in varia misura, da massmedia e messaggi subliminali a consumare e dunque a “non pensare” perché nel “ruminare“ nutrimento di qualsiasi natura ( cibo o sesso o altro come le sostanze) di solito non si pensa. Ovviamente non e’ regola per tutti ... Il passaggio all’atto significa che non ci sono più parole per dire, non ci sono metafore e simbolizzazioni e l’essere umano in astinenza consumistica può spostare la sua avidità su altro.

Non è casuale che oggi si consumi più violenza nelle mura domestiche. Sono state tantissime le invocazioni di soccorso da parte di donne che durante il primo “lockdown”, alias “ chiusura” sono giunte ai centri antiviolenza. In situazioni così estreme l ’essere umano si sente deprivato repentinamente di molte cose, dei sogni e delle illusioni e spesso non può andare avanti in modo per così dire ragionevole. E allora emerge il “terrifico”, dinanzi a una situazione così devastante come quella che come un incubo stiamo tutti esperendo: un essere invisibile, giunto non si sa bene quando e come e perché, sta facendo affiorare quel cervello rettiliano che si occupa degli istinti innati nell'uomo, un cervello che la neo corteccia ha più o meno tenuto sotto controllo. In altri termini l’antico predatore con la clava può prender forma nelle mura domestiche e farla da padrone. Si tratta di quella violenza ahimè connaturata all’essere umano, come in altri esseri viventi, che in mancanza di soddisfacimenti altri, di sublimazione tramite vari percorsi, di educazione , di cultura ovviamente non nozionistica, dalle remote regioni del cervello e dell’inconscio potrebbe fare la sua apparizione.

Ho letto da qualche parte che non c’é niente di più scandaloso che uccidere una donna ... per amore . Mi permetto di aggiungere che non c’è nulla di più atroce che uccidere comunque: sia che l’assassinio lo compia un uomo, sia che lo compia una donna.

Medea era ritenuta una “donna barbara“ colei che balbettava . Per i greci tutti coloro che non parlavano greco erano barbari. Giasone in realtà si vergognava di aver avuto i figli da una donna barbara per cui Euripide fa dire a Giasone che le nozze con Glauce avrebbero ”elevato di rango “ i figli. Per cui erano nozze necessarie ma ancor più Giasone offende Medea dicendole: “ ti punge il pensiero del letto“. Medea decide di sottrarre i figli alle “mani nemiche”, quelle di Glauce e dei Corinzi. Che i greci fossero elitari non è una novità . Che le donne vivessero nelle mura domestiche nemmeno anche se Platone sottolinea che sono le donne ad educare i figli. La natura di Medea era quella di una madre arcaica . La nutrice infatti avverte “la mia padrona è violenta”. Medea percepita come l’assoluta alterità ( la bella maga dalla chiome brune) non può sopportare l ‘onta di esserle sottratti i figli. Sono i suoi. E poiché la madre, quella tipologia di madre, sentiva di avere potere assoluto decise di renderli suoi per sempre. La morte è per Medea un modo per farli ritornare nel grembo materno. Li sacrifica come agnelli rendendoli sacri e portandoli poi sempre con se ‘ sul carro del sole. Non si può assolutamente condividere l’atto di Medea, ma lo si può comprendere il che non vuol dire perdonare. Sia chiaro.

Questo è anche un monito di Euripide che ci fa vedere quale destino potrebbe attendere i figli delle famiglie cosiddette allargate dove la migliore delle donne può essere considerata “matrigna” nel senso peggiore. Stupisce che nessuno veda il narcisismo e la sottile violenza di Glauce quando questa vestita dei veli nuziali imbevuti di veleno si guarda allo specchio quasi trionfante su un’altra donna che addirittura si è piegata a inviarle i doni: il veleno è scelto ad arte da Medea. Un veleno che devasta il corpo e il volto di Glauce. E’ come se lei avesse voluto dire a Giasone...” E ora.. ama questa donna se puoi...”E non è violenza questa agita da tutti in modo diverso?

Non è violenza l’aborto ? Perché su un essere inerme ( embrione) tanta violenza fino alla sua eliminazione? E l’uso e l’abuso che si fa di tanti bambini rubando a loro l’infanzia non è estrema violenza?

Ma quando tutto viene vanificato dall’affermarsi vieppiù del pensiero unico e binario, dal tipo di realtà globalizzata e massificata che stiamo esperendo come fare per evitare l’ emergere massivo della violenza a tutti i livelli? Si assiste ad un consumo delirante di sesso e violenza , per alcuni aspetti complici i media con filmetti vari...L’emergenza Covid 19 ha potenziato il rischio di violenza sulle donne. Sarebbe bene, però, ricordare che coloro che sopprimono una vita sono tutti sempre assassini sia che trattasi di uomini che di donne. Invito pertanto a non banalizzare il fenomeno riducendolo a un evento mediatico. O a “scarpette rosse”, ovviamente con tutto il rispetto per Andersen... La soppressione di un essere umano (e vivente in ogni caso) è l’atto più atroce e terrifico che si possa compiere: non si è padroni della vita e nemmeno della morte. Né propria né altrui. Ricordiamolo sempre. Il Quinto comandamento e’ perentorio : NON UCCIDERE .

Le terre dei valori umanitari sono universali e non sono negoziabili: in primis la salvaguardia della vita e della dignità della persona come tale di qualsiasi parte del mondo.

E a questo punto emerge, nelle mie considerazioni, anche Barbablù protagonista della fiaba di Perrault. Nella analisi della fiaba di Barbablù è vero che questi rappresenta l’antico predatore esterno, ma è vero che in qualche modo evoca altrettanto antichi predatori interni con i quali abbiamo in qualche modo collusivi legami. In quest’ottica la fanciulla non può accorgersi facilmente che quella “barba blu” è il segno della Alterità in noi. Cede nella fiaba, dunque, narcisisticamente alle lusinghe del predatore investendolo di un’aurea romantica così come spesso accade nei sogni delle donne. E’ la società ancora androcentrica, patriarcale e maschilista che lo vuole! Donne che in un modo o nell’altro (mi riferisco alla finta libertà e al mercimonio che alcune di se stesse a volte fanno ) compiacciono il sesso maschile mettendo a tacere la parte sana di sé. Il risveglio, quando c’è, avviene in modo traumatico e estremamente doloroso.

E infine per concludere: i delicati sentimenti femminili, fondamenta della società e custodi delle tradizioni narrate intorno al metaforico focolare, sono ricambiati spesso da violenze maschili per molteplici arcaici motivi. Talora si è anche inconsapevolmente prigioniere del modello maschilista introiettato in secoli di forzato silenzio al punto che non si ha il coraggio di aprire la porta e incontrare il proprio sé devastato. Ma questo orrore, che la violenza maschile in noi suscita, non sarà mai pari alla sofferenza che si vive quando non si affronta la sfida di scegliere una vita autentica e rispettosa della nostra natura umana che per esser tale deve trascendere a se stessa e con il dialogo fecondo e libero con l’Altro/a da se’ costruire un mondo nuovo. Recalcati scrive che: «La domanda d’amore che muove l’uno verso l’altro non deve mai essere scambiata con il sopruso che annienta la libertà, ma come un dono di libertà. Non è questa la forma più alta e intensa dell’amore, quando c’è?».

Si ravvisa, dunque, oggi più che mai la necessità di rendere coscienti gli uomini dei loro comportamenti e di tutelare la donna in un ‘epoca in cui si trascurano proprio i valori sacri di cui ogni donna è portatrice: la vita, il dono di sé, l’educazione, l’ampia genitorialità non solo biologica, ma anche sociale .