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"Diverse forme di vita", e di morte


FRANCESCO GRECO - Nata dallo stupro di un uomo sposato e con tre figli su una ragazzina 15enne, Luisa impiega tutta la vita per elaborare il lutto. E' svezzata dalle suore, adottata da una famiglia borghese, si sposa con Leonardo a cui lascia il compito di crescere la bambina perché non si sente all'altezza di tale responsabilità.

Intanto incontra Marco, che ha distrutto il suo matrimonio per essersi invaghito di un trans. Curioso il suo lavoro: accompagna i malati terminali verso l'altra vita. E curiosa anche Giorgia che, povera, affitta il suo utero per coppie danarose. Ma quando si innamora di Stefano e aspetta il suo bambino, irrompe Ljiljana la cui madre, a Sarajevo, ha avuto la stessa sorte di Luisa. La storia così gira in tondo, come la vita, come diceva Garcìa-Màrquez.

Il resto di un romanzo appassionante e magico di Serena Castro Stera si può leggere su "Diverse forme di vita", iRobins&sons, Torino 2020, pp. 196, euro 12.

La scrittrice è nata a St. Charles, negli USA. Vive a Trieste, lavora all'Università degli Studi. Questo è il secondo romanzo, ma ultimo nella pubblicazione. Ha alle spalle tre volumi di racconti, "Dell'amore e di una pietra" (Bonomia University Press, 2011), "Erano solo tre ciliegi" (Terra d'Ulivi, Lecce 2014), "Ladri d'ulivi e altre storie" (Terra d'Ulivi, Lecce 2015), e i romanzi "Una" (Curcio Editore, Roma 2017), "Nemesi d'aprile", con Angela Aurora Liuzzi (Robin editore, Torino 2018) e "Un luogo da cui partire" (Robin editore, Torino 2019).

DOMANDA: E' un romanzo sull'identità femminile nel XXI secolo?

RISPOSTA:"Direi che è un romanzo sulla difficile via che l'identità femminile sta percorrendo da quando si è accorta che un'identità di genere va assolutamente raggiunta per acquisire o consolidare diritti per troppo misconosciuti. Una ricerca che si dibatte oscillando tra la tossica affermazione per negazione e la giusta conquista centimetro a centimetro con mezzi creativi, divergenti da logiche che non sono proprie del pensiero femminile".

D. L'anaffettività di Luisa è un fenomeno diffuso?

R."L'anaffettività di Luisa non è così rara purtroppo. Nel caso della protagonista è il risultato di vicende biografiche che l'hanno ridotta alla resa, ovvero ad un vivere in perenne estraneità. Anche se la sua estraniazione vuole essere dal mio punto di vista un'affermazione di non aderenza al passo che ha preso il mondo. Lei si ritrova effettivamente in sintonia solo con gli elementi naturali: la pioggia, il bosco, gli alberi, la neve. Secondo me l'anaffettività è un problema crescente della nostra società tutta assestata sulla magica pratica del surfare sulla realtà.L'approfondimento affettivo ma anche culturale è roba sorpassata e presuppone lentezza e ravvedimento. Oggi tutti vogliono fare presto ed essere leggeri, ma non di quella leggerezza che è rarefazione, sottrazione del superfluo, bensì proprio quella superficialità che non permette di investire abbastanza energie da approdare ai sentimenti".

D. Ha a che fare con il proprio ego smisurato?

R."Se vogliamo guardare all'incapacità di amare che rappresento in questo romanzo, non parlerei di uno smisurato egocentrismo bensì di una totale mancanza di ego. Luisa non ama se stessa principalmente perchè non ha un ego: problema antico per le donne...Già le femministe degli anni 70 sulla scorta del magnifico libro The Female Eunuch di Germaine Greer affermavano che il problema femminile si basava non tanto sulla castrazione dell'ego bensì sulla sua totale assenza". 

D. Il rifiuto della maternità è tipico del nostro tempo?

R."Il rifiuto della maternità è una conquista del nostro tempo. E' l'affermazione di un diritto. Una libera scelta che non aggiunge nè toglie nulla al valore morale di un individuo".

D.Fenomeni che hanno a che fare con il sesso virtuale offerto dalle piattaforme telematiche?

R."Anche il sesso virtuale è un fenomeno che ha a che vedere con il surf di cui sopra: non implica investimenti relazionali e offre in aggiunta la possibilità di evitare grosse delusioni. Una pratica perfetta per non doversi "impegnare"".

D.Perché oggi i sentimenti sono così difficili da vivere? Una fiuga dalle responsabilità?

R. "I sentimenti presuppongono il superamento delle emozioni, un passo oltre, nel campo dei faticosi meccanismi di comprensione reciproca, l'arte di non illudersi, indulgenza, onestà intellettuale I sentimenti richiedono soprattutto tempo e hanno niente a che fare con l'apparenza. Appena cerchi di vestirli o se pretendi di indossarli diventano altro, diventano finzione. Dunque sì, vivere i sentimenti è molto complicato se li si tratta come generi di consumo, tipo una crema contro le rughe o un dopobarba. Diventano più vivibili se smettiamo di tendere all'ideale e riconosciamo nell'altro la nostra stessa fallibilità".