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Il "Noi" che è presente nell'"Altro", che non è me, ma è come me


FILIPPO MARIA BOSCIA* -
In questo periodo di persistente sofferenza pandemica nella quale abbiamo sempre invocato rinascita nel rispetto di specifiche identità ci siamo ritrovati ad assistere ad una sconveniente kermesse RAI che recava il nome di festival della canzone italiana e che ha visto spot ingiuriosi della sacralità della religione cattolica e della sofferenza di Cristo. Sono indotto a scrivervi per rivolgervi un pressante invito alla riflessione, ma anche per inaugurare con voi una “movida spirituale”, vera e propria “communio”, che ci faccia intravedere benedizioni e positive esperienze oltre le ferite; una movida che ci faccia guardare in avanti con migliori e più ampie prospettive per così essere capaci di ritrovare nuovi sguardi e nuove energie, in netto contrasto ad inganni e sfruttamenti.

In questo tempo nel quale stiamo vivendo tante opacità e tante sofferenze, associate a povertà, fragilità e debolezze difficilmente rimuovibili, occorre un colpo d’ala che ci faccia affrontare con coraggio i tanti problemi causati da visioni irresponsabili della vita, che purtroppo hanno causato in tutti noi una cronica anemia spirituale. Occorre un grande gioco di squadra che ci aiuti a vedere con occhi diversi quei valori che altri non vedono; cooperazione di squadra che ci aiuti a combattere senza ferire nessuno, sanare tutti quegli squilibri sociali, economici e valoriali, trasformare ogni combattimento in un abbraccio.

Se saremo in grado di riconoscere tutte le povertà economiche, sanitarie, educative e sociali ecc. del nostro tempo e tutte le fragilità, saremo sicuramente in grado di progettare un piano sociale di resilienza, di civiltà, di responsabilità e trasparenza che ponga freno alle pseudoteorie populistiche e libertarie.

Sono convinto che sia giunto il momento di mettere a frutto i carismi e i doni che ci pervengono dal nostro essere cittadini di uno stato democratico, cooperanti per una società che appare priva di orientamento, ma potenzialmente feconda.

Questo tempo post- pandemico è momento privilegiato per far rigemmare quei carismi civili, sociali ed operativi che chi ci ha preceduto nei tanti anni di storia ha positivamente coltivato.

Dovremmo cercare di aprire nuove strade di sollecitudine reciproca nel rispetto delle personali identità religiose, culturali ed etniche, per tracciare percorsi di solidarietà, rimuovere steccati, recinzioni, evitare ingiustizie, arroccamenti ideologici e fratture etniche; dovremmo cercare di individuare i nuovi bisogni delle genti e accogliere le fraternità ferite da guerre e persecuzioni…e speriamo di riuscirci!

Dovremmo pretendere che tutti coloro i quali non hanno “TERRA” fossero, con le loro famiglie, accolti nella nostra comunità, integrati, confortati, aiutati a rendere le loro fragilità e le loro sofferenze meno acute... ma continuiamo a discriminarli, a deriderli, a schiavizzarli, ad emarginarli, dimenticando il diritto sacrosanto di tutti e in tutto il mondo alla globale integrazione.

Il mio pensiero va a tutti i poveri, agli scartati, ai diversi, a quelli dei diritti negati, ai malati, ai diversamente abili… perché ricevano sguardi amorevoli, sensibili carezze, il tocco di una mano amica… Non solo, ma dovremmo escludere ogni tipo di diseguaglianza fra persone, etnie e culture e lavorare con positivi entusiasmi nell’ambito della cooperazione, dell’assistenza globale, dell’erogazione di servizi socio-sanitari ed educativi.

In questo vero e proprio cambiamento d’epoca, che ci ha proiettato nella post modernità e nel post-umanesimo, siamo chiamati a chinarci sulle profonde ferite, anche quelle pandemiche, e a curarle, ma soprattutto a benedirci nella reciprocità.

Occorre coraggio, concretezza nelle azioni, umiltà per essere utili all’altro, ma soprattutto abbandonare le perverse logiche di profitti e sfruttamento. Per affrontare il problema etico, morale e sociale dei tanti problemi che ci affliggono bisogna avere il coraggio di ripensare una società più giusta, più buona, equa e solidale che sia in grado di cancellare odi, discriminazioni e violenza.

Non c’è più tempo da perdere!

Ora, e proprio ora, abbiamo bisogno di scoprire il “NOI” che è presente nell’”ALTRO”, che non è me, ma è come me. Ripristinando la radice della gratuità, evitando strumentalizzazioni, proponiamoci (pur nell’obbligato distanziamento) di essere amorevoli, accoglienti riscoprendo che nessuno si salva da solo e che... senza fede e senza abbracci si muore!

* Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani. Presidente Onorario della Società Italiana di Bioetica