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Quinto in Europa, bella perfomance del prof. Calignano


FRANCESCO GRECO -
HANNOVER. Quinto su centinaia di docenti (ranking su base europea) per qualità dell’insegnamento di materie affatto facili e di stringente attualità nel mondo e il mercato globali: geografia economica, scienze regionali e studi sull’innovazione.

L’Università di Hannover (Germania) ha stilato una classifica dove il prof. Giuseppe Calignano (Montesardo, Lecce, 1982) viene dopo i colleghi docenti a Losanna (Martin Mϋller), Berlino (Sören Scholvin), Bayreuth (Germania, Stefan Ouma), Erkner (Germania, Jana Maria Kleibert) e appunto Vienna, dove il prof. pugliese ha insegnato sino all’anno scorso.

Da Kant ad Heidegger sino Beckenbauer, in tali performance i tedeschi non li batte nessuno. Fissano parametri e algoritmi e il resto viene da solo. Della serie “Cervelli in fuga” (prima l’Italia li forma, coi costi salati che comporta, poi li regala al mondo, a ogni meridiano e parallelo: c’è masochismo più suicida?), è la storia, l’ennesima, di un ragazzo del Sud che ha cercato, e trovato, pane e dignità extra moenia, nell’Europa dei Lumi, lungi dal Medioevo italiettano.

E meno male, altrimenti annasperebbe per tutta la vita nel precariato più umiliante, nella flessibilità che ti nega ogni idea di futuro e ti nutre di briciole, essendo l’ascensore sociale ormai bloccato, arrugginito. Meglio il trolley, partire, investire lontano, e chi cede al calduccio della restanza o cede alla sirene della nostalgia e torna dov’è nato, spesso se ne pente amaramente.

Infatti il prof. attualmente è tornato, sì, ma a vivere e lavorare in Norvegia (è professore associato presso la Inland Norway University of Applied Sciences) con la moglie Giuliana Negro e i figli Antonio (4 anni) e Lucio (1).

Suo padre, Antonio, è morto giovane (58 anni), al paese c’è la madre Pina e una sorella, Lucia, impiegata in campo sanitario, sposata con un medico, vive a Poggiardo (centro fra Maglie e Otranto). E’ nipote dei musicisti Francesco e Biagio del gruppo rock “Corpo” e musicista a sua volta: in passato ha firmato un book-trailer di un romanzo Rizzoli.

Laureato all’Università del Salento, nel 2015 Calignano ha conseguito nello stesso ateneo il titolo di dottore di ricerca nella sua materia. Nel corso della brillante carriera accademica, ha lavorato presso prestigiose istituzioni che fanno curriculum come la “London School of Economics” (visiting academic), l’Università di Stavanger, in Norvegia (ricercatore postdoc) e all’Università di Vienna (docente di geografia economica). L’ateneo di Freud, di Mahler, di Adorno, per capirci.

I corsi che tiene si occupano, nello specifico, di sviluppo economico, analisi delle reti innovative a varie scale geografiche, efficacia delle politiche socio-economiche e disparità regionali. Tali temi sono anche trattati nei suoi contributi scientifici, pubblicati in prestigiose riviste accademiche.

E’ del 2019 un suo saggio, uscito per Cacucci di Bari direttamente in inglese, che ha avuto vasta eco nel mondo accademico, scientifico, economico. Titolo: "The Geography of Nanotechnology in Italy". Calignano analizza la diffusione e il possibile impatto di “tecnologie abilitanti”, come le nanotecnologie e le nanoscienze, nel processo di sviluppo e ristrutturazione economica delle nostre regioni.

I suoi lavori, a detta degli esperti, hanno portato “a un significativo avanzamento delle conoscenze nel campo della geografia economica”.

Giuseppe è considerato uno dei migliori accademici nel suo ambito nei Paesi di lingua tedesca (Germania, Austria, Svizzera e Lussemburgo).

La ricerca dell’Università di Hannover, condotta l’anno scorso quando il prof. ancora lavorava a Vienna, mette in evidenza come egli sia uno degli studiosi sotto i 40 anni più citati e più prolifici.

Lo studio ha infatti considerato il numero di pubblicazioni presenti in “Scopus”, il più ampio archivio di riviste scientifiche al mondo, che mette a disposizione dettagliate informazioni su migliaia di titoli internazionali selezionati sulla base del loro prestigio.

E’ davvero il caso di concludere: chapeau!