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“I tre volumi della Terra di Bari” siano il ‘volano’ della pronta ripresa economica


LIVALCA
-  L’Esposizione Universale di Parigi del 1900 (14 aprile-10 novembre) è stata una  grandiosa vicenda  in tutti i sensi, ma pensare che 50  milioni di persone - per la precisione 50.800.000 -, in quasi sette mesi, hanno sentito il bisogno di visitarla (in un periodo in cui non era semplice spostarsi) testimonia inequivocabilmente del memorabile evento. Pensate solo ad Osaka nel 1970 hanno raggiunto tale primato e, forse, a Shangai nel 2010 dove si è parlato di quasi 60 milioni.  Saverio La Sorsa nel VI volume della sua «Storia di Puglia. Dalla Costituzione del Regno d’Italia a Vittorio Veneto» (Levante 1962) decanta  il successo ottenuto dalla nostra regione in quella manifestazione, non mancando di ‘puntualizzare’ che il padiglione assegnato all’Italia fosse limitato in termini di spazio: va precisato che furono 58 i paesi partecipanti e che la Francia per l’occasione inaugurò il primo tratto della Metropolitana di Parigi. 

Per amore di verità va anche riferito  che nello stesso anno in Francia a Parigi vi furono i Giochi della II Olimpiade (14 maggio-28 ottobre), per cui - secondo autorevoli, imparziali ‘storici’ del tempo - il successo di pubblico si doveva a due eccezionali concomitanti eventi. La Sorsa nel citare il tutto  non mancò di fare presente che la delegazione pugliese fece incetta di medaglie (era consuetudine della   Commissione, preposta a  valutare i valori e i contenuti delle merci e  delle pubblicazioni esposte,  assegnare medaglie d’oro, argento e bronzo),   ma quella che brillò di più fu quella d’oro  assegnata alla Scuola Superiore di Commercio (la futura Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bari) per aver presentato la notevole, importante pubblicazione in tre volumi  della «Terra di Bari», stampata dalla gloriosa Valdemaro Vecchi di Trani.  La vasta cultura dello storico, nato a Molfetta nel 1877,   lo portò a considerare come  fosse stato altamente positivo, per l’operosità e l’intelligenza della delegazione pugliese, annotare che ottennero riconoscimenti industriali, medici, artigiani, agricoltori e commercianti.  

L’allievo prediletto di Pasquale Villani, con il puntiglio del molfettese doc,   specifica che ottenne anche il riconoscimento d’oro la Società delle Oliere e Saponiere: oggi  Molfetta ricorda tale società con una strada loro dedicata.   La Sorsa non dimentica di citare Antonio De Tullio, un commerciante che tanto si spese per la sua città e che fu anche presidente della Camera di Commercio, oltre che senatore,  e che Bari ricorda non solo con una strada, ma con un busto in  Piazza Eroi del Mare, opera dello scultore molfettese (ancora Molfetta !) Giulio Cozzoli.  Vi racconto un piccolo aneddoto che riguarda proprio Antonio De Tullio.   Quando abbiamo pubblicato nel 1993 «Le  strade di Bari» di Pasquale Sorrenti  pregai il libraio-scrittore di  eliminare, a proposito di De Tullio, l’inciso «…detto ‘La Gaiete’, perché originario di Gaeta da parte di madre».  

La sua risposta immediata e senza appello fu :«Perché tuo padre si offende se invece di signor Cavalli, lo chiamano signor  Levante ?».  Di Pasquale mi manca tutto: l’odore di quella focaccia mangiata con gusto e avidità che spesso, per celiare, dicevo «Pasquale quella è di ieri, l’hanno riscaldata» ( per i pochi che non lo sapessero veniva divorata all’alba) e lui subito «Se così fosse è più buona» e poi quel suo credo infinito nella memoria alla Giovanni Pico della Mirandola... inutile ricordargli che la fonte cui si era ‘abbeverato’ poteva essere ‘errata’.  Di questi nostri incredibili personaggi è proprio il caso di dire “Fama crescit  eundo”. 

Tornando a La Sorsa nel suo VI volume della «Storia di Puglia» con pignoleria e orgoglio annota che per i tre volumi della «Terra di Bari» collaborarono con saggi di grande spessore gli studiosi più insigni dell’epoca: Sabino  Fiorese (sociologo di Grumo Appula che fu sindaco di Bari nel 1912), Benedetto Lorusso (nativo di Bari che ha pubblicato importanti testi di Ragioneria con la casa editrice Laterza), Carlo Massa (nato a Gallipoli nel 1849 e autore di un testo molto utile stampato da Vecchi dal titolo «Il prezzo e il commercio degli olii di oliva di Gallipoli»), Francesco Canzoneri (esperto di materie prime e insediamenti industriali), Francesco Carabellese ( storico  molfettese morto prematuramente a soli 35 anni, profondo conoscitore della storia del  commercio e dell’arte) ed altri che non ricordo.   Fu Mario Cavalli nel 1986 a decidere che era giunto il momento di realizzare un suo vecchio desiderio (mio padre non ‘amava’ la parola sogno,  ripeteva sempre   dobbiamo porci mete e obiettivi, perché il sogno svanisce, ma il poco o molto che hai realizzato resta come ‘prova’) la ristampa anastatica dei tre volumi della Terra di Bari.  Realizzammo una riproduzione fedele anche per la tela adoperata per rivestire il libro cartonato, unica novità una sovraccoperta che fu affidata alla perizia del grafico Lillo Dellino.  Ancora oggi quel colore verde adoperato come ‘sfondo’ è magnifico,  al solito tiratura limitata e numerata.

A voler essere veritieri bisogna precisare che la data non fu scelta a caso: la Regia Scuola Superiore  di  Commercio in Bari fu costituita nel 1886, quindi ad un secolo esatto, assodata la difficilissima reperibilità dei libri, fu pubblicata l’opera. 

Ora non certo per smentire Cesare: “Molti nemici, molto onore” (caro Caio Giulio sarebbe poco gentile  rispolverare “ Quoque tu, Brute, fili mi” e dire te….cercata ?) chiedo aiuto ad  Anneo Seneca che con il suo semplice “Errare humanum est”  ci riporta in una dimensione più terrena.  

Essendo io la parte visibile fisicamente di Levante ho vissuto un anno da incubo: ovunque andassi quella richiesta  minima, eseguita con lo stesso garbo con cui si chiede una caramella, che mi faceva  sentire in imbarazzo perché non potevo accontentare tutti «Gianni una sola copia, cosa ti costa».  A nulla valeva omaggiare i richiedenti con  libri alternativi….di questo sono contento: i nostri libri, entrati in molte case, continueranno a viaggiare per molti anni ancora.   Passati 27 anni, nel 2013 il professore Giuseppe Poli, Presidente dell’Istituto  per la Storia del Risorgimento Italiano Comitato di Bari, mi propose di ripetere l’operazione e ristampare ancora una volta i tre volumi delle Terra di Bari.  Si trattava di una ristampa da Levante a Levante, limitatissima e numerata.  Poli mi sottopose un saggio molto dotto ed  analitico, in cui enumerava i pregi dell’opera e la  capacità della nostra gente di ripartire.  Ora vi riporterò fedelmente uno stralcio significativo ancor oggi (sono passati otto anni da allora) in cui Poli sembra essere un ‘veggente’  più che un serio, stimato professore ordinario di Storia moderna:

«In pochi mesi si consumò l’inversione  del ‘trend’ positivo che, tra il 1880 e il 1887, aveva determinato un sensibile miglioramento del tenore di vita dei contadini baresi e innescato un processo di sviluppo generalizzato, coinvolgendo pure i comparti industriali ed artigianali. Dopo la denuncia dei trattati commerciali con la Francia, tra il 1887 e il 1888, si diffuse il panico e le difficoltà colpirono molti imprenditori. La caduta della rendita fondiaria, il crollo dei salari e i numerosi fallimenti furono la dimostrazione della gravità di quella crisi. Le ripercussioni  sottoposero a forti scossoni il  mondo del  credito con conseguente rovina di alcune banche come la Banca Provinciale di Bari, la Banca Diana, la Cassa di Risparmio di Barletta. Nella congiuntura negativa emerse la dirittura morale di molti operatori economici che, nonostante i fallimenti, rispettarono i diritti dei creditori. Altri, invece, approfittarono di quella crisi. Coloro che avevano prestato i capitali  o fatto da fideiussori chiesero subito la restituzione rovinando gli agricoltori. Infine, quando si pensava che si fosse avviata la ripresa, si scatenò l’invasione fillosserica che contribuì a deprimere ancora una volta la viticoltura pugliese».

Consiglio non richiesto da ‘esperto’ della materia: leggete tre volte, e sempre con maggiore attenzione, questo scritto di  Poli  e noterete  che, anche se sono passati 127 anni,  le cose esposte sembrano attuali.  Amici il mondo è come un libro di cui una persona legge solo una pagina,  dimenticando che solo girando le pagine successive potrà  sapere come andrà a finire.  Ultima considerazione:  se a girare quelle pagine ci sarà un individuo che, oltre a saper leggere ‘bene’, disporrà di capaci cognizioni, onestà, rettitudine e probità avremo maggiori possibilità di leggere tantissimi libri e girare nuove pagine.