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Le “Poesie” di Pasquale Soccio rivivono nel volume curato da Michele Galante


LIVALCA
- Il 1907 è stato un anno ricco di avvenimenti degni di menzione - in modo da avvalorare quella tesi per cui le annate che, per la prova del nove, superano il cinque sono positive…il prossimo 2022 finalmente il mondo sarà a sei ! - dalla nascita di Alberto Moravia a quella di Ruggero Orlando, dalla signora Katharine Hepburn, al momento sola attrice ad aver vinto 4 Oscar, ad Ernesto Teodoro Moneta, unico italiano ad essere stato insignito del premio Nobel per la Pace. Nel chiedere venia ai tantissimi illustri nati in quell’anno per la mancata citazione, voglio ricordare gli avvenimenti salienti, secondo i miei ricordi, che hanno caratterizzato i dodici mesi: nel 1907 la Finlandia ha concesso - secondo paese al mondo dopo la Nuova Zelanda - il diritto di voto alle donne; due italiani, il principe Scipione Borghese e Ettore Guizzardi (ringrazio l’amico Luigi Papa, puntuale e meticoloso esperto di tutto ciò che riguarda l’automobile, per avermi fornito i nominativi) vincono il Raid Pechino-Parigi; nasce la prima corsa ciclistica denominata Milano-Sanremo e la vince un francese, per la statistica il belga Eddy Merckx, con sette edizioni, detiene il record di vittorie; a Londra sui taxi fa la sua comparsa il ‘signor’ tassametro.

In codesto anno così prodigo di talenti, in quel ‘Gargano ancora segreto’, nasceva l’11 maggio, uno dei pochi sammarchesi che rispettava quel proverbio popolare che recita «Impara l’arte e mettila da parte», detto che non ha mai trovato un nome di ferimento cui attribuirlo. Quello che per tutti, compresi noi baresi, sarà il preside del Liceo Bonghi di Lucera, all’anagrafe risulta Pasquale Soccio; mi preme una precisazione di stima, onde evitare affettuose ‘querele’. Gli abitanti di San Marco in Lamis imparano precocemente l’arte, intesa proprio come la capacità, raggiunta con studio, lavoro e dedizione, di svolgere con maestria qualsiasi attività culturale-artigianale e sono pronti a raccontarla e trasmetterla non solo a quel magnifico promontorio esteso per oltre 50 chilometri nella parte più incantevole dell’Adriatico e che possiede come base un massiccio che va dal monte Calvo fino alle colline dell’Appennino, ma anche ai due laghi di Lesina e Varano e al Parco nazionale del Gargano… assolto questo compito si offrono al giudizio ‘urbi et orbi’.

Michele Galante ha pubblicato di recente un volume dal titolo «Pasquale Soccio- POESIE 1925-1998», Edizioni del Rosone, Foggia 2021, e 18,00, in cui vi è un saggio introduttivo di Ferdinando Pappalardo, tanto circostanziato quanto impervio da seguire nel tentativo di dare una logica contiguità ai versi di Soccio.

Penso che Michele Galante sia stato ‘comunista’ da sempre - in verità anni fa un suo compagno di liceo a San Marco mi disse, però, che non lo ricordava attivista di partito da studente, per cui ritengo che la sua formazione politica si deve alla frequentazione universitaria avvenuta poi ad Urbino - tenuto conto che per età anagrafica ha vissuto il ’68. Galante vanta una carriera politica di tutto rispetto sempre in orbita PCI, PDS, DS e parecchie pubblicazioni di notevole interesse, di cui citerò solo tre come da memoria personale: «Criminalità e illegalità in Capitanata», Edizioni dal Sud, Modugno,1992; «Dalla repubblica all’assassinio Moro. Storia elettorale della Capitanata» SUDEST, Manfredonia, 2009, con prefazione di Giuseppe Vacca; «Dizionario del dialetto di san Marco in Lamis», in collaborazione con la sorella Grazia, Levante, Bari, 2006, con prefazione di Tullio De Mauro e postfazione di Joseph Tusiani.

Del senatore Ferdinando Pappalardo menziono un saggio molto bello, pubblicato nei primi anni di questo secolo per l’editrice Palomar, in cui si occupava di Montale, Saba e Gozzano. Il professore Pappalardo prende in esame i ‘Mottetti’di Montale e di come si possa parlare di poesie d’amore senza essere melensi; anche i ‘Colloqui’ di Gozzano sono esaminati partendo dai 24 componimenti poetici che, il poeta che amò Amalia Guglielminetti, divise in tre parti: “ il giovenile errore”, “alle soglie” e “il reduce”; di Umberto Poli, in arte Saba, il ‘Canzoniere’ concepito come una semplice autobiografia e che contiene una poesia “Ernesto” in cui si parla di un rapporto omosessuale fra un giovane ragazzo ed un bracciante.

Tornando al libro che Michele Galante, con impegno e coerenza ‘garganica’, ha voluto dedicare alle poesie di Soccio bisogna premettere che sono il frutto di una ricerca avvenuta presso la Fondazione “Pasquale e Angelo Soccio”, al momento situata presso la Biblioteca comunale di San Marco in Lamis, controllando puntigliosamente faldoni, appunti, quaderni ammucchiati senza una catalogazione. Precisa Galante che ritiene di aver ‘rinvenuto’ quasi tutte le poesie di Soccio, salvo alcune di cui sono annotati i titoli, ma mancano i testi. Dopo aver letto le poesie di Soccio mi è rimasta testimonianza-ricordo di: «All’eternità» (….divorato dal tempo/fra due irrevocabili confini,/nell’ora inconsumabile del pianto/di te mi ricordo celeste….) scritta nel 1932 a 25 anni; «Uomini» (Hanno conquistato il mondo/e fanno la vita/di cerimonie cucita/uomini attanagliati/da città squillanti/afose baldorie di vita/….) datata Pasqua 1933;«Suonano a morto» ( Suonano a morto/e ascolto con incanto./E’ bello anche morire/se la speranza insiste./Se la disperazione poi t’assale/della morte attendi l’ala./E infine c’è Tristano/che invidia solo i morti) Bosco Rosso, 21 agosto 1989;«Il fiorellino» (C’è una pietra nella mia terra/cui affido le pene d’ogni giorno/e risponde con la tacita/saggezza dei millenni…Pallida sembianza/nata dal grembo di una creta, un fiorellino palpita al vento, quello mi addita/ e più non mi vuol dire/…) Bosco Rosso, 3 settembre 1991.

Encomiabile-ammirevole-stimabile il tentativo dello studioso Pappalardo, nato ad Acquaviva delle Fonti, che, nel saggio introduttivo al libro - non a caso intitolato ‘Significarsi con le parole’ - cerca di stilare un indice-guida anche per quello che riguarda le capacità di poeta di Soccio. Oserei dire che il saggio, per qualità e peculiarità, rende prezioso ed atipico il ‘poetare’ di Soccio, verso un livello ed una nobiltà cui, forse, il poliedrico autore non solo non aspirava, ma neanche desiderava (Per fortuna in Italia simili ‘analisi’, spesso errate, possono ancora essere formulate. Chiaramente mi riferisco alla mia!).

A questa conclusione sono arrivato leggendo più volte, quasi imparandolo a memoria, l’ultimo periodo che il professore di Teoria e Storia dei generi letterari presso l’Università di Bari ha scritto per concludere il suo intervento:«La poesia possiede una sublime virtù:benché per millenni abbia identificato nella vista il principio e il fondamento della sovrana facoltà dell’immaginazione, pure essa riesce a rappresentare il mondo attraverso altri sensi, per esempio l’udito e l’odorato ( che non a caso rivestono un ruolo rilevante nei versi senili di Soccio), a figurarselo attraverso i ricordi, i fotogrammi del «nastro della memoria», su cui sono peraltro impressi anche i moti dell’interiorità. Per questo la reminiscenza è per Soccio « tra la vita e la morte/l’unico varco»; per questo la poesia costituisce per lui un viatico cui non vorrà rinunciare fino alla fine dei suoi giorni».

Lo spirito di Pasquale Soccio che aleggia lieve in quel contesto di cielo che va dal Santuario di San Matteo al Santuario Oasi di Santa Maria di Stignano, percorso in cui l’aria è pregna di profumi, aromi e fragranze che solo i nativi di San Marco in Lamis sono in grado di percepire e trasmettere a tutti i sammarchesi sparsi per il mondo, e, solo dopo aver fatto una veloce virata verso Borgo Celano e il suo Museo Paleontologico e il suo Parco dei Dinosauri considerati con valutazioni opposte e impossibili da conciliare, spostarsi verso Bosco Tenuta San Matteo, la Dolina Pozzantina e la Grotta di Montenero. Sarebbe stato bello che fosse stato Joseph Tusiani a scrivere un intervento per i versi di Soccio : da San Marco a New York, da New York a San Marco avremmo sentito vibrare quell’influenza positiva che Leopardi, Montale, Pascoli ed Ungaretti - in rigoroso ordine alfabetico!- hanno avuto su Giuseppe e Pasquale: Joseph figlio unico di una sarta che aveva sposato un calzolaio che, emigrato in America, solo quando fu raggiunto dalla moglie diede un fratello americano al suo Giuseppe; Soccio uno dei tredici figli di un fabbro bravissimo non solo a ‘generare’ bambini, ma anche a creare oggetti di ferro e metallo coadiuvato dal fuoco e dall’ambiente mai abbandonato del paese natio. Qualora fosse andata in porto questa ‘audace’ idea avremmo assistito a vere ‘scintille’ incanalate in scarpe comode perché su ’misura’.

Mi auguro che fra dieci anni, quando verrà pubblicato un nuovo testo delle poesie di Soccio (magari perdendone qualcuna per quei magnifici vicoli che vanno scomparendo non solo a San Marco e trovando le mancanti come annunciato da Michele Galante) venga ‘confezionato’ un prodotto tutto sammarchese dal curatore al prefatore…perché gli ‘odori’ poetici non sempre coincidono con gli odori accademici. Il ‘calzone di cipolla’ di Acquaviva è diverso, non solo per il tipo di cipolle, da quello di San Marco in Lamis: farina, lievito naturale, alici salate (ossia pesce fresco, marinato), olive, sale, pepe, olio e, spesso, cipolla leggermente soffritta; Acquaviva: farina, cipolla rossa o cipolle lunghe (sponsali), uova, capperi, olive, olio, pomodorini, parmigiano, vino bianco, acciughe ( sono delle alici fresce che hanno subito un processo di maturazione sotto sale per un anno) e mezzo cucchiaino di ricotta forte e di zucchero. Ho gustato entrambi i calzoni dandone un responso più che positivo, ma io preferivo quello che preparava mia madre: uno per mio padre, uno per mio fratello ed uno per me… adeguandolo al nostro gusto, gradimento e ‘piacere’ personale.

Questa la vera POESIA quella legata all’azione dello scrivere (realizzare un piatto) e mettere insieme delle parole (ingredienti) legate dalla metrica ( amalgama del ripieno) e che faceva dire a padre Dante altro non è che “fictio rethorica musicaque poita” (…creazione, intuizione manifestata secondo ‘retorica’ e musica).