Bari, protocollo contro il “barbonismo domestico”: rete tra Comune, Asl e magistratura
BARI – Un approccio strutturato, condiviso e multidisciplinare per affrontare il fenomeno del cosiddetto “barbonismo domestico”. È questo l’obiettivo del protocollo operativo sottoscritto questa mattina a Palazzo di Città tra Comune di Bari, ASL Bari, AMIU Puglia S.p.A., Ordine degli Avvocati di Bari, Tribunale Ordinario di Bari e Procura della Repubblica di Bari.
L’accordo punta a definire strumenti e procedure comuni per la gestione dei casi di disturbo da accumulo, una patologia nota come disposofobia, che porta le persone ad accumulare oggetti, rifiuti o animali fino a compromettere gravemente le condizioni igienico-sanitarie e la vivibilità degli ambienti domestici.
Un fenomeno complesso e in crescita
Negli ultimi anni il fenomeno si è presentato più volte sul territorio barese, evidenziando criticità legate non solo all’igiene e alla sicurezza, ma anche alla salute mentale e all’isolamento sociale. Nei casi più gravi, le situazioni possono sfociare in problemi di ordine pubblico, rischi strutturali e pericoli di incendio.
“L’obiettivo condiviso è mettere in campo interventi tempestivi ed efficaci per assistere le persone affette da disposofobia”, ha spiegato l’assessora comunale all’Ambiente Elda Perlino, sottolineando l’importanza di una collaborazione tra istituzioni per garantire un percorso assistenziale unitario.
Il ruolo delle istituzioni
Il protocollo si basa su una stretta sinergia tra ambito sanitario, sociale, ambientale e giudiziario.
Il direttore generale della ASL Bari, Luigi Fruscio, ha evidenziato come il fenomeno richieda “risposte integrate e multidisciplinari”, che coinvolgano salute mentale, relazioni sociali e dignità della persona.
Sulla stessa linea la presidente di AMIU Puglia, Antonella Lomoro, che ha parlato di “emergenza sociale in crescita” e della necessità di un sistema organizzato per intervenire in modo efficace.
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati, Salvatore D’Aluiso, ha invece sottolineato il valore sociale dell’avvocatura, soprattutto nei casi che richiedono la nomina di amministratori di sostegno per persone fragili.
Procedure più rapide e coordinate
Il protocollo, della durata di tre anni, introduce un modello operativo chiaro:
- segnalazione e sopralluogo congiunto tra Comune, ASL, AMIU e Polizia Locale
- diffida al soggetto interessato a ripristinare le condizioni igienico-sanitarie
- eventuale ordinanza urgente del sindaco in caso di inadempienza
- intervento di AMIU per la bonifica, anche in danno
- possibile coinvolgimento di Tribunale, Procura e amministratori di sostegno
Una rete contro l’isolamento
Per la Procura, rappresentata dall’aggiunto Giuseppe Gatti, il protocollo rappresenta “una tappa importante nella tutela della fragilità”, da affrontare non solo sul piano penale ma anche sociale e sanitario.
L’obiettivo è chiaro: sostituire, dove manca, la rete familiare con una rete istituzionale, capace di intervenire tempestivamente e prevenire situazioni di degrado e rischio per la collettività.
