Sanità, FdI: “Ipertermia oncologica accessibile in tutta la Puglia: basta viaggi estenuanti per i pazienti”
BARI – Una paziente oncologica leccese costretta a percorrere 25mila chilometri in sette mesi per sottoporsi alle cure: è il caso simbolo denunciato dal gruppo regionale di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, che torna a chiedere l’estensione dell’ipertermia oncologica in tutte le ASL pugliesi.
La richiesta è contenuta in una mozione firmata dal capogruppo Paolo Pagliaro, dalla vice Tonia Spina e dai consiglieri Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro e Giampaolo Vietri.
Al centro della questione c’è l’ipertermia oncologica, una terapia adiuvante che utilizza il calore per indebolire le cellule tumorali, aumentando l’efficacia di trattamenti tradizionali come chemio e radioterapia. Pur non essendo una cura risolutiva, viene riconosciuta per i benefici sulla qualità della vita dei pazienti: riduzione del dolore, supporto alla riduzione della massa tumorale e assenza di effetti collaterali rilevanti.
Attualmente, però, in Puglia il trattamento è disponibile solo presso l’Istituto Tumori di Bari, e può essere erogato in regime di esenzione ticket. La normativa regionale – in particolare la delibera di Giunta del 17 marzo 2025 n. 319 – prevede inoltre che i pazienti debbano effettuare nello stesso centro anche le terapie tradizionali associate, aggravando ulteriormente i disagi logistici.
«Questo comporta costi e difficoltà enormi per pazienti già fragili – sottolineano i consiglieri – costretti a continui spostamenti, spesso fuori provincia, per accedere a cure fondamentali».
Da qui la proposta di estendere l’ipertermia oncologica ad almeno una struttura pubblica per ciascuna ASL pugliese, garantendo una maggiore equità nell’accesso alle cure. In attesa di una riorganizzazione del servizio, FdI chiede inoltre che i pazienti non residenti a Bari possano sottoporsi all’ipertermia senza l’obbligo di effettuare nello stesso istituto anche le altre terapie, riducendo così tempi e costi degli spostamenti.
Il caso della paziente leccese – tra taxi, treni e trasferimenti continui – viene indicato come emblematico di una situazione che rischia di spingere molti malati a rinunciare alle cure.
«Il diritto alla salute deve essere garantito a tutti i cittadini pugliesi – concludono –. Non possiamo restare indifferenti davanti a chi affronta, oltre alla malattia, anche il peso di viaggi estenuanti. La politica deve dare risposte rapide: il cancro non aspetta i tempi della burocrazia».
