'Sulla preghiera, un viaggio spirituale': il nuovo libro di don Antonio Calisi
SANTA FIZZAROTTI SELVAGGI - Antonio Calisi, nato a Bari il 1 aprile 1967, è un sacerdote cattolico di rito bizantino della Eparchia di Lungro (CS) degli Italo Albanesi dell’Italia Continentale. Con un Dottorato in Sacra Teologia e una Laurea in Scienze storico-religiose, ha intrapreso un percorso accademico di alto livello. La sua carriera si distingue per l'impegno nel dialogo ecumenico e nella valorizzazione dell'arte sacra, in particolare attraverso l'iconografia bizantina.
Sposato con Magda Pacillo, Antonio vive a Bari, dove insegna Religione Cattolica al Liceo Classico Statale "Socrate". È anche giornalista e direttore responsabile della testata "InCittà". La sua esperienza come maestro iconografo è arricchita da numerosi viaggi in monasteri di Russia, Romania, Albania, Grecia e Monte Athos, dove ha appreso le tecniche tradizionali di pittura delle icone.
Antonio è autore di diverse pubblicazioni significative, tra cui "Monachesimo ed iconoclastia. La partecipazione dei monaci al Concilio di Nicea II (787)" e ha curato la traduzione, l’introduzione e le note di Teodoro Lo Studita, "Antirrheticus Adversus Iconomachos e Germano di Costantinopoli, Storia ecclesiastica e contemplazione mistica". La sua opera si propone di trasmettere la ricchezza della spiritualità bizantina e di formare nuove generazioni di artisti e studiosi, condividendo la sua profonda passione per la teologia e l'arte sacra.
"Sulla preghiera, un viaggio spirituale" è il recente libro di don Antonio Calisi che ci invita a camminare verso il Cielo.
Si tratta davvero di un viaggio dell’anima che ci conduce dentro di noi, ma non è un viaggio così facile perché in questo cammino incontriamo tante difficoltà di cui non siamo nemmeno consapevoli.
Si tratta di diventare, in primis, consapevoli di quello che noi siamo e quello che possiamo essere e così diventare ciò che si è, come diceva Heidegger.
Antonio Calisi, grande studioso di San Paolo, un teologo straordinario ci prende per mano. Le pagine sono estremamente affascinanti e sono ricche di riflessioni: ogni capitolo è l’opportunità di esplorare il significato della preghiera che non è poi così facile e il teologo più volte ci ricorda che Gesù si ritirava sul monte a pregare. Sul monte, quindi, come una forma di isolamento: un raccoglimento con se stessi e facile non è essere a contatto con se stessi.
Il noto psicoanalista J.B. Pontalis afferma che questa è la sfida più grande: ma incontrare se stessi attraverso la preghiera probabilmente è possibile per non aver paura di quello che si è. Per non smarrirsi.
In tal modo si può rivolgere lo sguardo al Cielo per cercare una comunione con il mondo spirituale e interno ed esterno fino a raggiungere l’Altissimo che noi non vediamo, ma che è ovunque; Egli diventa un Compagno fidato nel percorso interiore per scoprire la bellezza della vita.
Sono tempi difficili in cui il materialismo, il pragmatismo, il mercimonio ci allontanano dalle cose più profonde e misteriose dell’essere umano.
Nella premessa si legge che Gesù aveva "mente e cuore" aperti. Ecco l’insieme di mente e cuore e corpo siamo noi: non siamo scissi ma per trovare questa integrazione bisogna fare un lavoro di elaborazione e anche di umiltà nei confronti del proprio essere.
Egli scrive che la preghiera è un’arte nel senso greco del termine: la preghiera è un’occasione di salvezza, procura immortalità ed è custodia inviolabile temibile per i demoni, motivo di salvezza per noi fedeli. Le sue riflessioni sono straordinarie perché sottolineano che tutti gli esser umani i ad un certo punto nella vita, quando sono in difficoltà, si ritrovano a pregare, anche coloro che dicono di essere agnostici non accorgendosi che credono comunque nel Nulla.
Noi non conosciamo il mistero che ci circonda però lo possiamo sentire perché se noi esistiamo è perché qualcuno ci ha fatto esistere.
La preghiera nella vita del Cristiano è una chiamata spirituale siamo convocati a questo continuo dialogo con l’Altissimo e il nostro professor Antonio Calisi teologo suggerisce di pregare sempre.
La preghiera, dunque, è l’acqua viva che irriga il giardino del nostro cuore, meravigliosa è questa metafora. Come l’acqua di sorgente che scaturisce dalle viscere della Terra, così la preghiera deve nascere dal profondo del cuore.
Questo cuore di pietra che la preghiera può trasformare in cuore di carne, come ci dice Ezechiele.
In tal senso leggiamo che siamo chiamati a contribuire alla dilatazione del regno di Gesù Cristo su tutta la Terra facendoLo amare da ogni uomo.
Ma non è cosa facile perché Gesù porta una parola diversa e invece negli esseri umani esiste quel cervello arcaico, quel cervello rettiliano che porta ad essere predatori: se le donne erano nelle caverne ad allevare i figli quando la generatività era sotto il controllo degli uomini, questi andavano a caccia per cui questo istinto del predatore non è mai venuto meno anche se la cultura ha fatto sì che potesse essere sopito. Al momento però il mondo che ci circonda libera tutta una serie di situazioni interne come il godimento per l’eccesso di violenza, l’eccesso di sesso per cui ad un certo punto si infrangono i freni inibitoti e l’avidità umana affiora: il predatore emerge e questo è un momento davvero molto inquietante per la nostra storia.
Nel libro di don Calisi l’amore è al centro di tutto, un Amore che incontriamo nel silenzio quando possiamo percepire le voci del cuore, le voci di dentro, la Voce di Dio.
Ognuno deve ritirarsi sul proprio monte per poter davvero entrare in comunione con tutta la natura e con l’Altissimo, ognuno di noi ha momenti difficili nella vita, ma la preghiera non è soltanto un chiedere le grazie a Chi può darle , ma anche una continua lode al Signore per tutto quello che noi viviamo e vediamo come il mare ;il cielo, la luna, le stelle come San Francesco ci insegna.
Quello a cui ci sollecita don Antonio Calisi diventa una dolce necessità, una preghiera continua di ringraziamento per il fatto stesso di respirare, di svegliarsi la mattina, di sapere che c’è Qualcuno che ci ha pensato e ci ha pensato dall’eternità.
Egli ci dice che il corpo è parte integrante del pregare perché strumento di conoscenza. I nostri sensi infatti ci orientano nello spazio e nel tempo e quindi attraverso il corpo noi possiamo far sì che la nostra voce si unisca a tutte le creature del Creato.
Nella premessa leggiamo anche che il perdono è fondamentale, ma non è facile perdonare perché innanzitutto bisogna perdonare se stessi per quello che si è fatto, per quello che si è pensato e dentro di noi c’è un abisso che si chiama Inconscio che non ci consente a volte di illuminare la strada, perdonare: e se i rancori e i risentimenti sono stati eccessivi e se hanno distrutto la vita ci vuole un grande processo catartico per poter perdonare e comprendere come ci insegna il Padre Nostro, la preghiera che ha consegnato Cristo.
Don Calisi consiglia il digiuno che può essere digiuno dal cibo, ma anche da tante altre cose, come dall’eccesso dell’uso dei social che ci disconnettono e non ci si rende conto che Dio ascolta ogni nostro gemito e risponde con giustizia.
Certo la giustizia è tutto ciò che è giusto , ma soltanto l’essere Onnipotente lo può sapere: noi siamo estremamente limitati e a Lui ci affidiamo.
Ed è con questi sentimenti che auguro Pasqua di rigenerazione e di luce.
