Global Sumud Flotilla, la testimonianza della giornalista barese Simona Losito dopo la detenzione: “Trattati come criminali”
BARI - Rientrata in Italia dopo alcuni giorni di detenzione a seguito dell’abbordaggio della marina israeliana alla Global Sumud Flotilla, la giornalista freelance barese Simona Losito, 29 anni, ha raccontato quanto vissuto durante l’operazione, descrivendo condizioni di fermo e trattamento estremamente dure.
Secondo il suo racconto, le persone a bordo delle imbarcazioni sarebbero state inizialmente fermate e successivamente trasferite su una nave militare. «Sono saliti sulle barche, ci hanno perquisiti, ci hanno legati e portati sulla nave prigione. Ci hanno spogliati di qualsiasi avere e non avevamo vestiti sufficienti per tenerci al caldo durante la notte», ha dichiarato.
Losito riferisce inoltre condizioni di detenzione difficili: «In carcere non ci hanno dato né acqua né cibo, continuavano a tenerci la testa bassa, legati mani e piedi, trattati come fossimo criminali».
Nel suo racconto la giornalista parla anche di presunti episodi di violenza durante le operazioni di fermo e detenzione: «Ci hanno sparato, lanciato granate sonore, ci buttavano acqua a terra per non farci stare caldi. Alcuni di noi sono stati picchiati, usavano il taser sui corpi bagnati. Ci sono state violenze sessuali».
La giornalista ha descritto anche il momento in cui, secondo la sua testimonianza, era presente il ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir: «Ero a terra con la faccia sul pavimento. Cercavamo di mantenere la calma e di proteggere le persone intorno. Sentivamo l’inno israeliano in loop e i militari che ci schernivano».
Le dichiarazioni rese da Losito rappresentano una ricostruzione personale dei fatti. Al momento non risultano conferme indipendenti su tutti gli episodi descritti.
