Manfredonia, Piano Porti: nuovo modello di sviluppo per il Bacino ad Alti Fondali
MANFREDONIA - Nel quadro del Piano Porti nazionale, prende forma a Manfredonia un intervento di rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali (BAF) destinato a rappresentare un modello innovativo per lo sviluppo portuale nel Mezzogiorno.
L’iniziativa, promossa da Piloda Group attraverso la divisione Building, introduce una modalità operativa inedita: le lavorazioni sul pontile saranno eseguite in contemporanea, senza la necessità di smantellare integralmente la struttura esistente, garantendo così la continuità delle attività portuali.
Un approccio che, secondo il progetto, consente di mantenere pienamente operativo lo scalo durante tutte le fasi dei lavori, riducendo l’impatto sulle attività logistiche e industriali. Il bacino si conferma inoltre infrastruttura strategica per la movimentazione di componenti legati alle energie rinnovabili, in particolare per la filiera eolica.
Una rete industriale integrata
Il progetto si inserisce nella collaborazione tra Piloda e Nautilus, confluita nella società consortile NA.VE. Scarl, che integra competenze nella cantieristica e nelle costruzioni marittime.
L’intervento coinvolge tre poli operativi principali: il sito di Manfredonia per le attività in mare, il Piloda Shipyard di Brindisi per assemblaggio e logistica, e diversi centri produttivi esterni per la realizzazione dei componenti metallici.
Un’opera di alta complessità ingegneristica
Il progetto prevede la sostituzione progressiva di elementi in calcestruzzo armato deteriorati con nuove strutture metalliche, più leggere e resistenti. Gli impalcati, lunghi circa 25 metri, vengono prodotti e assemblati in stabilimenti esterni e successivamente trasportati via mare fino al sito.
Secondo i tecnici, l’intervento consente una maggiore durabilità dell’infrastruttura e una riduzione degli interventi di manutenzione futuri, in linea con le più recenti tendenze dell’ingegneria marittima.
Il project manager Antonio Di Palo ha sottolineato come uno degli obiettivi principali sia stato quello di garantire la continuità operativa del porto durante i lavori, evitando interruzioni nelle attività di scarico delle componenti eoliche.
Impatto economico e sostenibilità
Il progetto prevede anche il recupero integrale del materiale demolito, destinato a essere reimpiegato come materia prima seconda. Sul piano occupazionale, si stima il coinvolgimento progressivo fino a circa 200 addetti, con una quota rilevante di manodopera locale.
L’ultimazione dei lavori è prevista entro la metà del 2027. L’intervento viene presentato come un modello replicabile a livello nazionale, con l’obiettivo di coniugare sviluppo infrastrutturale, sostenibilità ambientale e crescita economica del territorio.

