TEF 2026, la proposta di “Unità di Misura”: plastiche miste per decarbonizzare l’ex Ilva di Taranto


TARANTO – Trasformare i residui plastici non riciclabili in una risorsa strategica per la produzione di acciaio “green”, riducendo emissioni climalteranti e costi industriali. È questa la proposta presentata da “Unità di Misura” nell’ambito del TEF 2026, con un progetto che punta alla riconversione sostenibile dell’ex Ilva di Taranto attraverso l’utilizzo delle plastiche miste come agente riducente negli altiforni.

L’iniziativa si inserisce nel dibattito sulla decarbonizzazione dell’industria pesante europea, proponendo una tecnologia immediatamente applicabile per ridurre l’impatto ambientale della siderurgia e, al tempo stesso, abbattere i costi legati allo smaltimento dei rifiuti plastici.

Al centro del progetto vi è il cosiddetto SRA (Secondary Reducing Agent), ottenuto dal recupero dei polimeri plastici misti. Le plastiche, composte principalmente da carbonio e idrogeno, possono infatti essere impiegate negli altiforni in sostituzione parziale del coke, contribuendo al processo di riduzione dei minerali ferrosi.

Secondo i promotori, questa tecnologia di “feedstock recycling” consentirebbe di diminuire sensibilmente le emissioni di CO2 grazie a una maggiore efficienza della reazione chimica e alla riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili tradizionali. Parallelamente, permetterebbe di sottrarre enormi quantità di plastiche miste alle discariche, offrendo una soluzione concreta per quelle frazioni che il riciclo meccanico non riesce oggi a recuperare.

Il progetto evidenzia anche importanti ricadute economiche. Tra gli obiettivi vi sarebbe infatti la riduzione della cosiddetta “Plastic Tax” europea, il contributo versato dagli Stati membri all’Unione Europea in base ai quantitativi di plastica non riciclata. Secondo “Unità di Misura”, il risparmio generato consentirebbe di ripagare in circa dodici mesi gli investimenti iniziali necessari per l’adeguamento degli impianti, inclusi i fondi del PNRR destinati alla transizione ecologica.

La proposta punta dunque a trasformare un costo ambientale ed economico in un’opportunità industriale, con l’ambizione di fare di Taranto un modello europeo di siderurgia sostenibile e di economia circolare.

Nel documento si sottolinea come il “feedstock recycling” differisca dal riciclo meccanico tradizionale: anziché produrre nuovi manufatti, il processo termochimico scompone i polimeri nei loro componenti base – carbonio e idrogeno – da riutilizzare nei cicli industriali complessi, evitando ulteriore impiego di carbone fossile.

Secondo i promotori, la sfida della transizione ecologica richiede soluzioni immediate e concretamente attuabili, capaci di coniugare tutela ambientale, competitività industriale e sostenibilità economica.

Link video: https://www.youtube.com/watch?v=j6ET0COwo_g