Leo Ragno (intervista): «La maglia del Trani? Mi ha regalato frammenti di vita indelebili»


NICOLA RICCHITELLI –
L’ospite di quest’oggi è stato uno dei volti simbolo della cavalcata leggendaria della Soccer Trani nella trionfale stagione sportiva culminata con la storica promozione in Eccellenza pugliese e con la vittoria della Coppa Puglia Promozione.

Centrocampista e noto sports creator, ha abbinato il proprio contributo tecnico a un’operazione di puro amore per la sua città, firmando un autentico capolavoro d’amore per la propria terra, scegliendo di giocare a titolo completamente gratuito. Un gesto romantico che ha letteralmente infiammato la piazza, trascinando numerosi spettatori allo stadio e trasformando ogni match in un evento mediatico. La stagione del trionfo ha coinciso con il mitico traguardo delle 100 presenze in maglia biancazzurra, celebrato dal nostro ospite con l’addio alla maglia biancazzurra e il regalo di trenta maglie ai suoi tifosi nell’ultima passerella casalinga. Per il leader tranese, però, l’avventura continua: appese le scarpette al chiodo, entra ufficialmente nei quadri dirigenziali per guidare, con il suo genio comunicativo, il futuro societario nel massimo campionato regionale.

Sulle pagine de Il Giornale di Puglia accogliamo Leo Ragno.

Hai scelto di giocare a costo zero per la squadra della tua città: quanto ha contato il cuore rispetto alla testa in questa decisione?

R: «Ho scelto di sposare il progetto Soccer Trani principalmente per dare il mio contributo fuori dal campo, e solo in un secondo momento per scendere sul rettangolo di gioco. L’ho fatto gratis. Si tratta di una scelta dettata in primis dalla profonda riconoscenza che provo nei confronti di Trani, ma anche da una questione di totale onestà intellettuale: sapendo che il mio lavoro mi porta spesso fuori città e non mi permette di garantire una presenza e un impegno al 100%, non reputavo giusto percepire alcun tipo di rimborso spese. Sono un ragazzo fortunato che può permetterselo finanziariamente, e ho voluto fare questo regalo alla squadra della mia città».

La conquista dell’Eccellenza è un traguardo straordinario. Guardando le avversarie del prossimo campionato, la Soccer Trani deve puntare a consolidarsi come matricola o la società ha il dovere morale di programmare subito il salto verso la Serie D?

R: «Il salto in Eccellenza era il nostro traguardo dichiarato, ma sinceramente nessuno di noi si aspettava di vivere una stagione così memorabile. Abbiamo centrato lo storico “double” con campionato e Coppa, stabilendo persino il record di vittorie consecutive. La soddisfazione più grande, però, resta il legame viscerale che si è rigenerato tra la squadra e i sostenitori del Trani. Per quanto riguarda il futuro è ancora presto per fissare obiettivi precisi, ma una cosa è certa: non vogliamo essere una semplice comparsa. Ci misureremo in un campionato competitivo dove spiccano realtà come il Canosa, che porta avanti un progetto solido da anni, e lo Squinzano, un’ottima società che merita la categoria. Poi bisognerà capire cosa farà il Taranto: da tifosi speriamo tutti nel loro meglio, ma è evidente che se dovessero restare in questo campionato sarebbero i favoriti assoluti per la vittoria finale».

Spesso nel calcio dilettantistico le squadre che vincono i campionati vengono smantellate per inserire giocatori di categoria superiore. Quanto è importante, secondo te, difendere lo “zoccolo duro” dello spogliatoio che ha conquistato la promozione?

R: «Chiaramente l’Eccellenza introduce dinamiche diverse e richiede molti più sacrifici da parte dei calciatori, tra ritiri e allenamenti in orari differenti. Per questo la società farà tutte le valutazioni del caso. Ci sono elementi che probabilmente rimarranno, mentre altri purtroppo non potranno restare per questioni logistiche o lavorative. Per me sarà fondamentale mantenere un’ossatura della squadra dell’anno scorso, ma allo stesso tempo – e lo dico per esperienza – non bisogna commettere l’errore di affezionarsi troppo ai singoli giocatori. Ogni categoria ha le sue precise difficoltà e richiede scelte lucide».

Dal punto di vista economico e societario, qual è lo scoglio più grande che la Soccer Trani deve superare per dimostrare di essere un modello di gestione sostenibile e non una meteora?

R: «Garantire continuità in queste categorie non è mai semplice, ma le basi a Trani sono solide. In primis abbiamo il presidente Luciano Pace, una persona seria che la piazza ha imparato ad apprezzare moltissimo in questa stagione. È un uomo che non si prende mai meriti personali eccessivi, preferendo mettere sempre al centro dell’attenzione l’entusiasmo dei tifosi; la recente trasferta organizzata in Belgio ne è la prova lampante. Dietro di lui lavora nell’ombra un gruppo fantastico di persone. Il progetto sta crescendo e sta attirando l’interesse di numerosi imprenditori pronti a contribuire concretamente. Vivendo la quotidianità del club dall’interno sono estremamente fiducioso per il futuro, ma resto pragmatico: non dobbiamo correre, le cose vanno fatte con calma e un passo alla volta».

Chi è stato l’eroe silenzioso della Soccer Trani in questa stagione? Quel giocatore che magari non finisce spesso sulle copertine dei giornali o nei reel sui social, ma che per l’equilibrio della squadra è stato vitale?

R: «La rosa è stata costruita in maniera perfetta, con un giusto mix tra giocatori d’esperienza e giovani importanti. Se devo fare un nome, parto dal mister: non lo conoscevo di persona, avendolo affrontato solo da avversario sul campo, e mi ha davvero sorpreso. È un allenatore preparatissimo, una persona seria che ha saputo gestire al meglio il gruppo – cosa mai facile – e sono sicuro che farà una grande carriera. Passando alla squadra, non voglio dimenticare nessuno. Ci sono stati leader fondamentali come Turitto, Montrone il capitano, capaci di trainare il gruppo sia nei momenti positivi sia nelle leggere difficoltà. Due nomi che mi hanno impressionato per mentalità sono Manzari e Morra: nonostante l’età e una carriera in cui hanno già vinto tutto, erano sempre i primi ad arrivare al campo, a trascinare la squadra in allenamento e a lottare su ogni pallone, dimostrandosi dei veri esempi. Poi penso agli under, Prekducaj, Straziota, D’Addabbo, e ovviamente a Colombo e Becerri, che ci hanno dato una mano enorme; in particolare Becerri nel girone di ritorno è stato un trascinatore assoluto. Il calciatore che più mi ha impressionato, però, è stato Gernone: mai una parola fuori posto, totale spirito di sacrificio e capacità di coprire ogni ruolo. Per continuità di rendimento penso sia stato l’MVP del Trani, il classico giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere in squadra».

Hai da poco festeggiato le 100 presenze in maglia tranese: qual è la singola partita o il singolo momento in campo che non dimenticherai mai?

R: «Guardando indietro, questa maglia mi ha regalato frammenti di vita indelebili. Penso al mio esordio a soli 16 anni: giocavo negli Allievi e mi ero appena aggregato alla prima squadra. All’ultima giornata ero in tribuna ad ascoltare la Serie A alla radiolina quando, durante il riscaldamento, si fece male un under; mister Savoni ebbe il coraggio di lanciarmi subito titolare. Un momento indimenticabile. Poi ho avuto la fortuna di segnare nel giorno dell’inaugurazione della nuova tribuna contro il Terlizzi e al debutto dei fari contro l’Altamura, fino all’assist per Medico nella storica finale playoff di Eccellenza del 2010. Quest’anno ho giocato meno, sia perché davanti avevo centrocampisti di grandissimo spessore, sia a causa di alcuni problemi fisici e degli impegni lavorativi che mi impedivano di allenarmi con costanza. Ringrazio però profondamente il mister perché, nel giorno della festa campionato, mi ha concesso gli ultimi minuti in campo: sentire il pubblico acclamare il mio nome è stata un’emozione che porterò sempre nel cuore».

Hai annunciato che questa è stata la tua ultima stagione da calciatore: quanto è stato difficile capire che era arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo?

R: «Non si tratta di un vero e proprio addio al calcio, ma di un addio al Trani. Dobbiamo riconoscere che il prossimo campionato sarà ancora più impegnativo, con trasferte nel Salento e ritiri dal sabato che non riesco a conciliare con i miei impegni lavorativi, i quali mi portano spesso fuori città. Non è stata una scelta difficilissima da prendere: anche quest’anno, pur facendo pienamente parte del gruppo, ho giocato poco, quindi sapevo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato. In realtà avevo già appeso gli scarpini al chiodo a 30 anni durante il periodo del Covid, quando militavo in Eccellenza. Successivamente avevo ridotto l’impegno giocando in Prima Categoria, semplicemente per stare con gli amici, prima di rimettermi seriamente in gioco per il progetto Soccer Trani. Penso che, se non l’anno prossimo, tra due anni tornerò a giocare ma in categorie inferiori, solo per il piacere di stare in gruppo con gli amici e smettere definitivamente quando il fisico mi dirà che non ce la faccio più. Custodisco tantissimi momenti che difficilmente dimenticherò, anche perché sono stato fortunato: durante queste mie 100 presenze ho vinto tanto con la maglia del Trani, dai playoff di Promozione e di Eccellenza fino a quelli di Prima Categoria, per chiudere in bellezza quest’anno con lo storico “double” di campionato e Coppa».

Lasci il campo dopo aver conquistato l’Eccellenza: si può dire che questo sia il finale perfetto per la tua storia d’amore con il calcio giocato?

R: «È bellissimo lasciare con un ricordo del genere. Nel 2010 avevo salutato Trani dopo la promozione in Serie D, ma in quell’occasione ci ero rimasto un po’ male e, per scelta personale, avevo deciso che non avrei più giocato qui. L’anno scorso, invece, sono voluto tornare per sposare appieno questo progetto, in primis a livello societario e poi anche sul campo. Oggi sono davvero felice: anche se in questa stagione non sono stato un protagonista assoluto sul terreno di gioco, provo una gioia enorme per aver chiuso la mia avventura in maglia azzurra festeggiando la vittoria del campionato e della Coppa».

Ora che svestirai i panni del calciatore per entrare nei quadri societari, quale sarà il tuo primo obiettivo per far crescere la Soccer Trani?

R: «Il mio primo obiettivo, senza alcun dubbio, è continuare a dare la massima visibilità a Trani. Ho la fortuna di avere un seguito importante sui miei canali, con oltre 400 mila persone che mi seguono, e voglio mettere questo pubblico a disposizione del club. Amo profondamente Trani, è la mia città, e quest’anno vedere la gradinata e i tifosi uniti è stata un’emozione incredibile. Oltre alla visibilità, metterò la mia esperienza al servizio della società: continuerò a far parte attiva del club partecipando a tutte le decisioni, dalla scelta dei giocatori alle strategie di gestione. Sono estremamente fiducioso per il futuro: sono sicuro che il nostro percorso non si fermerà all’Eccellenza e che il Trani arriverà ben presto dove merita».

Dirigente della Soccer Trani in Eccellenza e, contemporaneamente, continuerai a gestire una community digitale enorme. Come farai a dividerti fisicamente ed emotivamente tra la sede del club e le dirette streaming per i tuoi follower?

R: «I miei impegni lavorativi, purtroppo, non mi permettono di garantire una presenza costante, e questa è stata senza dubbio una delle motivazioni principali che mi ha spinto a smettere di essere un calciatore del Trani. Tuttavia, la mia avventura con questi colori non finisce qui: a livello societario riuscirò sicuramente a gestire i due impegni nel migliore dei modi, continuando a dare il mio contributo dietro le quinte».