Litfiba (intervista): «17 Re? È come l'Opera del Duomo di Firenze…»

ph_Riccardo Bagnoli

NICOLA RICCHITELLI - Quarant’anni di 17 Re: il mito del rock italiano risorge live e si prepara a infiammare Bari. C'è un'attesa febbrile per il ritorno sui palchi dei Litfiba, pronti a celebrare il compleanno di un disco che ha ridefinito i confini della musica d'autore e della New Wave nostrana. Un tour-evento straordinario nato quasi per scommessa che, dopo aver polverizzato i biglietti in tutta Italia senza alcun bisogno di promozione, farà tappa il prossimo 2 luglio nella suggestiva cornice della Fiera del Levante di Bari. Non un semplice concerto, ma un rito collettivo che promette di restituire al pubblico del Sud la viscerale potenza della storica "trilogia del potere", sfidando a colpi di amplificatori e sudore l'era algoritmica delle basi preregistrate.

Vi siete ritrovati per il quarantesimo anniversario di 17 Re, un album che ha segnato la storia della musica italiana. La prima cosa che vi ha riuniti è stata una telefonata del vostro promoter, che ha proposto di festeggiarlo e da fine giugno partirete in tour. Cosa significa per voi tornare insieme, dopo tanti anni, raccontando un disco così importante?

R: «Intanto mi ha stupito che un promoter fosse un fan dei Litfiba negli anni Ottanta. Lui ha dieci anni meno di noi ed era un ragazzo quando pubblicavamo 17 Re, Desaparecido, Litfiba 3, gli anni Ottanta della trilogia dedicata alle vittime del potere. Lui è diventato un promoter e noi per fortuna suoniamo ancora belli carichi come allora, forse anche più di allora. Questo connubio è veramente magico. Bello scoprire che esistono anche dei promoter rock in Italia (tra l’altro fiorentino anche lui).

Sapevamo di questa data che si avvicinava e c'è stato qualcuno che ci ha convinto. Quel modo di fare musica ancora oggi evidentemente ha un senso, e non ce lo diciamo da soli, per fortuna ce lo dicono le prevendite del tour, ce lo dice il fatto che il 45 giri di 17 Re è andato sold out in quattro ore. Ci saranno delle ristampe. Questo significa tanto per noi, perché vuol dire che in un momento in cui facevamo le cose in maniera totalmente artistica, senza calcolare nessun tornaconto economico futuro e nemmeno presente, stavamo costruendo qualcosa di duraturo, perché dopo 40 anni abbiamo questo riconoscimento da parte del pubblico e lo ringraziamo tanto.

Forse in un periodo di intelligenza artificiale come questo il fatto che ci sia qualcuno che suona veramente è un grande dato di fatto, perché anche nella musica di oggi ce n’è sempre meno. L’abitudine delle basi preregistrate anche nei concerti live è molto viva».

Tutto questo ha avuto uno step successivo nella chiusura della title track, quella che è diventata un mistero della musica italiana e che 40 anni fa non vi aveva convinto e che oggi invece avete pubblicato. Ci raccontate brevemente questa canzone e cosa non vi aveva convinto 40 anni fa (e qualche anno fa quando ci avete riprovato) e cosa invece vi ha convinto oggi?

R: «Nel nostro piccolo, possiamo dire che 17 Re è come l'Opera del Duomo di Firenze, che ci ha messo un secolo e mezzo a realizzarsi. Noi per fare una canzone ci abbiamo messo quarant'anni, però non abbiamo mai perso la speranza e siamo convinti che la canzone rimarrà in piedi come il Cupolone. All'epoca non eravamo convinti dell'arrangiamento né del ritmo. Quello che abbiamo realizzato adesso è sicuramente una versione più rock, più in sintonia con noi stessi e con i tempi odierni».

Quando è stato annunciato il tour non c’è stata all’inizio nessuna promozione, avete annunciato e basta queste 20 date. Sono stati venduti tantissimi biglietti e il tour sta andando molto bene e girerete tutta l’Italia. Secondo voi cosa si aspettano i vostri fan (se saranno nuovi, vecchi, nuove generazioni) e cosa vi aspettate anche da loro e di trovarvi di fronte?

R: «Mi aspetto di vedere gente sudata, almeno quanto suderemo noi sul palco, e quindi un grande scambio di energia tra il palco e il pubblico. La scaletta è strepitosa: non vi anticipiamo nulla perché deve essere una sorpresa, anche se dopo la prima data tutti la conosceranno. È una scaletta veramente impensabile fino a qualche mese fa. Ci sarà un grande scambio, come in tutti i grandi concerti: non ci sono schermi, non ci sono effetti speciali. Noi portiamo l'energia pura del rock, come abbiamo sempre fatto».