Bari, morta dopo intervento al cuore: la Corte d’Appello dispone risarcimento da oltre mezzo milione di euro


BARI - La Corte d’Appello di Bari, in sede civile, ha riconosciuto un risarcimento superiore al mezzo milione di euro in favore della figlia e del marito di una donna barese di 49 anni, morta nel giugno 2012 dopo le complicazioni di un intervento cardiaco eseguito nella clinica Santa Maria.

La paziente era stata ricoverata il 3 giugno per problemi alla valvola mitrale e il giorno successivo era stata sottoposta a un intervento per l’applicazione di un anello protesico. L’operazione si era protratta più del previsto a causa di due complicazioni. Nei giorni successivi le condizioni della donna si erano aggravate, rendendo necessario un secondo intervento per la sostituzione della valvola cardiaca. Nonostante le cure, la paziente era deceduta a seguito di una grave emorragia.

L’indagine penale avviata dalla Procura si era conclusa con un’archiviazione nei confronti dei medici coinvolti. La famiglia, assistita dagli avvocati Rubio di Ronzo e Maria Lucia Valletta, aveva però avviato un’azione civile.

In primo grado il Tribunale aveva respinto la richiesta di risarcimento, ma la decisione è stata ribaltata in Appello. Secondo i giudici, la struttura sanitaria non avrebbe dimostrato l’esistenza di una causa imprevedibile e inevitabile alla base del decesso.

Nella sentenza si evidenzia inoltre che i consulenti tecnici avevano rilevato come l’assenza del verbale operatorio non consentisse di stabilire se fossero stati adottati tempestivamente tutti i necessari interventi correttivi durante l’operazione.

La clinica, secondo quanto stabilito dalla Corte, potrà rivalersi per il 50% del risarcimento nei confronti di uno dei medici che aveva operato la paziente all’epoca dei fatti.



In relazione agli articoli pubblicati in data odierna riguardanti la sentenza della Corte di Appello di Bari, Terza Sezione Civile, che riconosce il diritto al risarcimento per i familiari di una donna deceduta nel 2012 in seguito a un intervento cardiochirurgico, la Direzione del Santa Maria Hospital di Bari ritiene opportuno fornire alcuni elementi di chiarezza.

La vicenda oggetto del procedimento giudiziario risale a giugno 2012, un periodo antecedente l'ingresso di GVM Care & Research, cui fa capo attualmente il Santa Maria Hospital di Bari, avvenuto l’11 aprile 2016. L'acquisizione ha riguardato la società proprietaria della struttura e non ha comportato la nascita di un nuovo soggetto giuridico. Per tale ragione, GVM Care & Research risponde giuridicamente delle eventuali obbligazioni derivanti anche da fatti anteriori all'acquisizione, pur essendo questi integralmente riferibili a una gestione precedente all'ingresso dell'attuale proprietà.

Anche la documentazione sanitaria incompleta richiamata nella sentenza e oggetto delle valutazioni della Corte d’Appello si riferisce esclusivamente ad atti e documenti redatti nel 2012, quindi antecedenti all'acquisizione della struttura da parte di GVM Care & Research. Peraltro, la carenza documentale è l’unico elemento su cui la decisione fonda la responsabilità della Struttura, che era andata esente da censure sia sotto il profilo penale sia nel primo grado del giudizio civile.

Si evidenzia inoltre che nessuno dei professionisti coinvolti, direttamente o indirettamente, negli eventi oggetto del procedimento risulta oggi in servizio presso Santa Maria Hospital.

Dal 2016, con l'ingresso di GVM Care & Research, Santa Maria Hospital ha avviato un profondo percorso di riorganizzazione e sviluppo, caratterizzato da importanti investimenti in tecnologie all’avanguardia, infrastrutture, sicurezza delle cure, processi organizzativi e costante formazione del personale costituito da professionisti altamente qualificati, con l'obiettivo di garantire ai pazienti standard assistenziali sempre più elevati. Questo impegno negli anni ha portato la struttura a diventare un punto di riferimento nell’ambito della cardiochirurgia non solo sul territorio pugliese, ma a livello nazionale e internazionale