35° anniversario della Vlora, Bari fa rete con le comunità arbëreshe
Leccese: «La memoria della Vlora è un mandato politico per il nostro futuro»
BARI – Proseguono a Palazzo di Città le iniziative promosse dall’amministrazione comunale di Bari in occasione del 35° anniversario dell’arrivo della nave Vlora nel porto di Bari, avvenuto l’8 agosto 1991, quando circa 18mila cittadini albanesi raggiunsero la città a bordo dell’imbarcazione.
Al centro della mattinata, nella sala consiliare “Enrico Dalfino”, la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra la Città di Bari, l’Università “Aleksandër Moisiu” di Durazzo e la rete delle comunità arbëreshe, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra le due sponde dell’Adriatico e promuovere la conoscenza, la tutela e la valorizzazione della cultura e dell’identità delle storiche comunità albanesi presenti in Italia.
L’intesa si ispira ai principi della cosiddetta “Diplomazia dei sentimenti”, puntando sulla costruzione di relazioni culturali e istituzionali capaci di collegare la memoria dello sbarco della Vlora alla storia secolare delle comunità arbëreshe.
Alla cerimonia hanno partecipato il rettore dell’Università “Aleksandër Moisiu” di Durazzo, Shkëlqim Fortuzi, insieme a sindaci e rappresentanti istituzionali delle comunità arbëreshe provenienti da diverse regioni italiane.
Per la provincia di Foggia erano presenti Noè Andreano, sindaco di Casalvecchio di Puglia, e Diego Iacono, sindaco di Chieuti. Dalla provincia di Taranto è intervenuto Antonio Cardea, rappresentante del Comune di Faggiano. Presenti inoltre Luigi Rafti per Maschito e Mosè Antonio Troiano per San Paolo Albanese, entrambi in provincia di Potenza, oltre a Emiliano Plescia, vicesindaco di Ururi, in provincia di Campobasso. Una rappresentanza istituzionale è arrivata anche dai Comuni di Montecilfone, Piana degli Albanesi, Ginestra e San Costantino Albanese.
Leccese: «La Vlora è un mandato per il futuro»
«La memoria della Vlora non può essere soltanto una celebrazione di ciò che Bari è stata trentacinque anni fa: è un mandato politico per il nostro futuro», ha dichiarato il sindaco di Bari Vito Leccese.
Il primo cittadino ha ricordato come, nell'agosto del 1991, Bari seppe riconoscere nelle migliaia di persone arrivate dal mare «dei propri simili», sottolineando il carattere umano di quella vicenda.
«Non erano “flussi” o “variabili socio-demografiche”: erano donne, uomini e bambini in cerca di un futuro. Bari seppe essere comunità e seppe esserlo prima ancora che l’Europa trovasse gli strumenti per affrontare una transizione epocale», ha aggiunto Leccese.
Da qui il significato attribuito alla nuova rete con le comunità arbëreshe: «Custodire identità e culture diverse, creare relazioni, condividere valori e trasformare la memoria in un progetto per il futuro. Perché l’Europa o è il luogo dei diritti e della dignità della persona, o semplicemente non è».
Il ricordo di Enrico Dalfino
La mattinata è proseguita con un momento dedicato alla memoria di Enrico Dalfino, il sindaco che nell'agosto del 1991 rappresentò la risposta solidale della città di Bari all'arrivo dei cittadini albanesi.
«Quella esperienza fu la dimostrazione di cosa sia uno Stato e di cosa sia una comunità», ha sottolineato Leccese, ricordando la scelta del governo centrale dell'epoca di affrontare l'emergenza principalmente attraverso un'operazione di polizia finalizzata al rimpatrio.
Dalfino, invece, chiedeva di affrontare la situazione come un'operazione di protezione civile. «Bari supplì alla mancanza di pianificazione con la forza della civiltà», ha detto il sindaco, ricordando la mobilitazione di associazioni, volontari, professionisti e semplici cittadini.
«Questo è il lascito di Enrico: un sindaco generoso e visionario, interprete autentico dei sentimenti della sua comunità», ha aggiunto.
«Sicurezza e regole, ma senza rinunciare all'umanità»
Nel suo intervento Leccese ha collegato la vicenda della Vlora alle attuali dinamiche migratorie e alle politiche europee.
«Ridurre la storia della Vlora a una pagina di buonismo spontaneo significa non averne compreso fino in fondo il significato», ha affermato. Secondo il sindaco, «il dramma dell’Europa contemporanea non è un eccesso di umanità, ma il rischio di una sua amnesia morale».
Leccese ha quindi ribadito la necessità di «sicurezza, regole, controlli, politiche migratorie serie e condivise», insieme alla capacità di governare i flussi e contrastare chi sfrutta la disperazione.
«Ma non possiamo mai mettere sul piatto la nostra umanità: quella deve restare il fondamento della civiltà e della convivenza civile», ha concluso.
Guardando al significato della ricorrenza, il sindaco ha infine affermato: «La memoria della Vlora è la responsabilità di non limitarci a ricordare ciò che siamo stati, ma di trasformarlo in ciò che dobbiamo essere. Bari è stata, è e resterà la prova vivente che quella speranza non si può affondare. Noi ci siamo stati allora. E ci siamo oggi».
Le celebrazioni per il 35° anniversario della Vlora proseguiranno questa sera, alle ore 19, con la cerimonia commemorativa in largo Sono Persone 8-8-1991, in via Vito De Fano 29. Alla cerimonia parteciperà la vicesindaca Giovanna Iacovone.
