Innovazione al Policlinico di Bari: una nuova protesi vascolare per i pazienti in dialisi
Una protesi biosintetica biorigenerativa al posto del catetere venoso centrale. Una paziente di 57 anni la utilizza da circa due anni e mezzo
BARI – Una protesi vascolare sintetica biorigenerativa per garantire l’accesso all’emodialisi nei pazienti che non possono essere sottoposti alla tradizionale fistola arterovenosa con vasi nativi. È l’innovazione adottata dal Policlinico di Bari, dove sono già stati registrati i primi casi di successo.
Tra questi quello di una paziente di 57 anni, in emodialisi, che da circa due anni e mezzo utilizza il nuovo accesso vascolare, mantenendo una buona qualità di vita e una maggiore libertà nelle attività quotidiane, compresa la possibilità di fare il bagno, senza le limitazioni associate a un catetere venoso centrale.
La soluzione è stata realizzata dall’équipe della Nefrologia, diretta dal professor Loreto Gesualdo, attraverso una fistola arterovenosa protesica realizzata con un impianto sintetico biorigenerativo di nuova generazione. La caratteristica dell’impianto è quella di essere progressivamente riassorbito e sostituito dai tessuti della paziente, con la formazione di un nuovo condotto vascolare.
«Quando ho conosciuto la paziente era necessario allestire un accesso vascolare per l’emodialisi – spiega Cosma Cortese, nefrologo interventista del Policlinico di Bari –. Non potendo realizzare una fistola arterovenosa nativa, abbiamo optato per una fistola arterovenosa protesica».
Secondo Cortese, la protesi può offrire caratteristiche favorevoli nella gestione dell’accesso vascolare, anche in relazione al rischio infettivo e trombotico.
L’obiettivo: ridurre il ricorso ai cateteri
«Per il nefrologo, ma in modo particolare per il paziente, la scelta migliore è la fistola arterovenosa – sottolinea Loreto Gesualdo –. Purtroppo, questo non sempre è possibile. Laddove non sia possibile realizzarla con vasi nativi, la seconda scelta dovrebbe ricadere sulle protesi vascolari, riservando come terza opzione il catetere venoso centrale».
Un tema particolarmente rilevante considerato che, secondo il direttore della Nefrologia del Policlinico, oltre il 30% dei pazienti in emodialisi è portatore di un catetere venoso centrale.
L’Azienda ha inoltre partecipato a uno studio multicentrico sull’impiego della nuova protesi e sta già utilizzando protesi di seconda generazione per i propri pazienti.
«È arrivato il momento di investire in formazione, innovazione e ricerca – conclude Gesualdo –. Abbiamo investito sugli accessi vascolari perché migliorare questo ambito significa migliorare concretamente la qualità di vita dei nostri pazienti».
