Trani, Galiano contro la sua stessa maggioranza: “Impossibile trovare una sintesi politica”


Le dimissioni del sindaco arrivano dopo settimane di tensioni. Dallo scontro sul dimensionamento scolastico alle nomine nelle partecipate, il primo cittadino ha parlato di impossibilità di trovare una sintesi sui principali dossier dell’agenda amministrativa

L’opposizione dentro la sua stessa maggioranza. È questo, in estrema sintesi, il quadro politico che emerge dalle dimissioni del sindaco di Trani Marco Galiano, formalizzate il 25 settembre a poco più di tre mesi dalla sua elezione. Nella lettera consegnata al segretario generale del Comune e al prefetto della Bat, il primo cittadino ha motivato la scelta con la “impossibilità di trovare una sintesi politica sui temi all’ordine del giorno dell’agenda amministrativa della città”.

Una formula che fotografa una frattura maturata all’interno della coalizione di centrosinistra che aveva sostenuto Galiano alle elezioni. Il punto di rottura più evidente è stato il confronto sul dimensionamento della rete scolastica, ma nelle ultime settimane erano emerse tensioni anche su altri dossier strategici per il Comune, a partire dalle nomine ai vertici delle società partecipate.

La decisione del sindaco, dunque, non sarebbe maturata soltanto nelle ore immediatamente precedenti alla presentazione delle dimissioni. Lo stesso Galiano, nelle dichiarazioni rilasciate dopo lo strappo, ha ricondotto la scelta a un quadro più ampio di contrasti politici e amministrativi.

Lo scontro sulla scuola

La questione che ha fatto emergere in maniera più evidente le divisioni nella maggioranza riguarda la riorganizzazione del sistema scolastico cittadino e, in particolare, l'ipotesi di accorpamento del plesso Giustina Rocca con il De Amicis.

La proposta aveva già provocato la protesta di numerosi genitori, scesi in piazza per chiedere di preservare l'identità e la continuità didattica del plesso. All'interno della maggioranza, invece, si sono registrate posizioni differenti. Secondo quanto riportato dalle cronache, Avs si è mostrata favorevole alla riorganizzazione, mentre il Pd ha espresso contrarietà. Galiano aveva tentato una mediazione, ipotizzando di rinviare di un anno l'eventuale fusione.

Il tema è particolarmente delicato anche per la storia professionale del primo cittadino, dirigente scolastico in aspettativa. La questione della scuola è stata quindi al centro delle sue valutazioni politiche nelle ore che hanno preceduto la decisione di lasciare Palazzo di Città.

Le tensioni sulle partecipate

Ma il dimensionamento scolastico non sarebbe stato l'unico terreno di confronto all'interno della maggioranza.

Sul tavolo ci sono anche le nomine nelle società partecipate dal Comune, tra cui Amet e Stp. Proprio l'assetto dei vertici delle società ha alimentato nelle scorse settimane un confronto politico particolarmente delicato.

Per Amet, società legata ai servizi energetici, si discute dell'assetto della governance. Per Stp, società di trasporto pubblico, è invece in gioco la definizione dei vertici. Secondo le ricostruzioni pubblicate dopo le dimissioni, la gestione delle partecipate sarebbe stata uno degli altri dossier sui quali le forze della coalizione non sarebbero riuscite a raggiungere una posizione condivisa.

Lo stesso Galiano ha successivamente collegato la sua decisione non soltanto alla scuola, ma anche alla governance delle municipalizzate e ad altri temi amministrativi ancora aperti.

“Non voglio essere una marionetta”

Dopo aver formalizzato le dimissioni, Galiano ha scelto di spiegare pubblicamente le ragioni della sua decisione. In un'intervista a TraniViva ha sintetizzato la propria posizione con l'espressione “Non faccio la marionetta”, riferendosi alle difficoltà incontrate nel rapporto con le forze della coalizione e ai contrasti sulle scelte amministrative.

La sua posizione, dunque, è quella di un sindaco che sostiene di non voler accettare condizionamenti nella gestione dell'amministrazione e che ha ritenuto impossibile proseguire senza una sintesi politica sui principali dossier.

Le accuse relative a pressioni sulle nomine e ai cosiddetti “veti” interni restano, tuttavia, parte del confronto politico e delle dichiarazioni rese dai protagonisti della vicenda e vanno distinte dagli elementi formalmente contenuti nell'atto di dimissioni.

Ora i venti giorni previsti dalla legge

Nonostante nella lettera Galiano abbia definito le proprie dimissioni “formali e irrevocabili”, la procedura prevista dalla legge lascia aperta una finestra di venti giorni.

L'articolo 53 del Testo unico degli enti locali stabilisce infatti che le dimissioni del sindaco diventano efficaci e irrevocabili soltanto dopo il decorso di venti giorni dalla loro presentazione al consiglio comunale. Entro questo periodo il primo cittadino può quindi ritirarle.

Per Trani si apre così una fase di forte incertezza politica. Da una parte c'è la possibilità di un tentativo di ricomposizione della maggioranza; dall'altra, se le dimissioni dovessero diventare definitive, si procederebbe verso lo scioglimento del Consiglio comunale e il commissariamento dell'ente fino alle nuove elezioni.

La maggioranza chiamata a ricucire

A questo punto la responsabilità politica della gestione della crisi ricade anche sulle forze che compongono la coalizione di governo. Pd e Avs, in particolare, si sono trovati su posizioni differenti proprio sul dossier che ha fatto esplodere pubblicamente la crisi, quello della riorganizzazione scolastica.

Il tempo a disposizione non è illimitato. I venti giorni previsti dalla legge rappresentano una finestra entro la quale sarà possibile verificare se esistano le condizioni politiche per ricomporre la frattura e consentire a Galiano di ritirare le dimissioni.

In caso contrario, Trani si troverebbe ad affrontare una nuova fase amministrativa a soli pochi mesi dall'insediamento della nuova amministrazione. Una crisi nata all'interno della maggioranza e che, al momento, ha lasciato aperti tutti gli scenari sul futuro del governo della città.