Bari International Gender Festival 2026, torna il BIG: un mese tra arte, amore e libertà


Dal 5 al 28 novembre la dodicesima edizione del festival con la direzione artistica di Tita Tummillo e Miki Gorizia. In programma teatro, danza, performance, musica e incontri, con artisti italiani e internazionali. L’edizione è dedicata ad Andrea Sorino.

BARI – L’amore come atto politico, forma di resistenza e strumento per mettere in discussione le convenzioni sociali. È questo il filo conduttore di “BIG Love”, la dodicesima edizione del Bari International Gender Festival, in programma dal 5 al 28 novembre 2026 con la direzione artistica di Tita Tummillo e Miki Gorizia.

Promosso e organizzato dalla Cooperativa sociale AL.I.C.E., il festival torna con un programma multidisciplinare che intreccia teatro, danza, performance, musica, cinema, arti visive e riflessione teorica. Dal 2015 la manifestazione porta a Bari esperienze della scena contemporanea internazionale, affrontando temi come identità di genere, libertà dei corpi, discriminazioni, disabilità, desiderio e autodeterminazione.

Il tema scelto per il 2026 parte da una domanda: l’amore può ancora essere una parola rivoluzionaria? Per la direzione artistica, non si tratta di un sentimento rassicurante o di una fuga dalle contraddizioni del presente, ma di una forza capace di contrastare l’indifferenza e immaginare nuove forme di relazione.

«L’amore sembra un tema banale, melenso, inflazionato. Ma l’amore che noi intendiamo portare al centro di questa XII edizione del BIG è qualcosa di fortemente politico: parla di assenza, è una ricerca per contrasto, una domanda sul carattere militante del nostro festival sul territorio», spiegano Tita Tummillo e Miki Gorizia.

L’edizione è dedicata ad Andrea Sorino, direttore tecnico del festival scomparso prematuramente nel gennaio scorso. Un omaggio alla sua competenza, alla sua generosità e al contributo dato alla crescita della manifestazione.

L’apertura con Benjamin Kahn

L’inaugurazione è in programma giovedì 5 novembre alle 21 al Teatro Kismet con The Blue Hour, performance coreografica di Benjamin Kahn interpretata da Théo Aucremanne, realizzata con il sostegno della Fondazione Nuovi Mecenati e dell’Institut Français Italia.

Lo spettacolo esplora il rapporto tra dimensione intima e collettiva attraverso il corpo, il respiro, il movimento e il suono, utilizzando l’ora blu, sospesa tra notte e giorno, come metafora dell’incertezza contemporanea.

Tra gli ospiti dell’edizione figurano Daria Deflorian, attesa il 16 novembre; Alessandro Sciarroni, l’11 novembre; la coreografa brasiliana Alice Ripoll e il performer Hiltinho Fantástico, entrambi in programma il 28 novembre. Spazio anche alla regista e interprete barese Licia Lanera, il 25 novembre, ad Alesya Dobysh, l’8 novembre, a GUI B.B, il 13 e 14 novembre, e al coreografo francese Yohann Baran, il 26 novembre.

Il 23 novembre sarà protagonista Diana Anselmo, performer e artista visiva impegnata nella riflessione sulla rappresentazione dei corpi con disabilità.

Danza e performance tra identità, memoria e libertà

Il programma prosegue venerdì 6 novembre al Teatro Abeliano con l’anteprima nazionale di Lovely_I di Daniele Albanese, inserita nel progetto AREA Mediterranea, curato da ResExtensa nell’ambito di AnT – Artisti nei Territori.

Domenica 8 novembre, a Spazio Murat, Alesya Dobysh presenta Motus Sonus, progetto interdisciplinare che mette in relazione movimento, suono e architettura. Mercoledì 11 novembre, sempre a Spazio Murat, arriva Op. 22 No. 2 di Alessandro Sciarroni, interpretato da Marta Ciappina e ispirato al poema sinfonico Il cigno di Tuonela di Jean Sibelius e al poema epico finlandese Kalevala.

Il 13 e 14 novembre, ancora a Spazio Murat, GUI B.B porta in anteprima nazionale I have such a horrible voice, una performance che affronta il debito come esperienza capace di incidere sui rapporti personali e sul modo di vivere il proprio corpo.

Lunedì 16 novembre, al Nuovo Teatro Abeliano, Daria Deflorian presenta Quaderno_Greta Garbo, una conversazione con il pubblico che intreccia appunti personali, ricordi e riflessioni sul desiderio di lasciare il teatro, prendendo spunto dalla scelta dell’attrice svedese di abbandonare il cinema a 36 anni.

Sabato 21 novembre, al Museo del Mare, Sara Sguotti propone Rossocrepa, una performance sulle trasformazioni del corpo femminile durante la maternità, tra aspettative sociali, identità, sensualità e vulnerabilità.

Lunedì 23 novembre, al Teatro Spazio13, Diana Anselmo presenta Autoritratto in tre atti, una lecture-performance sul potere di guardare e rappresentare i corpi con disabilità. Il percorso prosegue mercoledì 25 novembre con l’incontro Comunità invisibile. Identità intersezionale, discriminazioni e appartenenza, al Teatro Kursaal, in collaborazione con Puglia Culture e il Tavolo Tecnico LGBTQIA+ del Comune di Bari.

Licia Lanera porta in scena Tondelli

Mercoledì 25 novembre, al Nuovo Teatro Abeliano, Licia Lanera presenta Altri libertini, adattamento dell’opera di Pier Vittorio Tondelli, vincitore nel 2025 del Premio Ubu per il miglior adattamento da testo non originale.

Lo spettacolo intreccia Viaggio, Altri libertini e Autobahn, restituendo attraverso quattro corpi e quattro voci il mondo narrativo dello scrittore, che con il suo esordio del 1980 raccontò desiderio, sessualità, solitudine e marginalità di una generazione.

Giovedì 26 novembre, a Spazio Murat, il coreografo francese Yohann Baran presenta JAY, una ricerca sul corpo, l’erotismo e gli stereotipi, ispirata all’immaginario gotico della scrittrice queer Poppy Z. Brite.

Il programma performativo si conclude sabato 28 novembre al Teatro Kismet con Puff, creazione della coreografa brasiliana Alice Ripoll interpretata da Hiltinho Fantástico. La danza contemporanea incontra il passinho, stile nato nelle culture urbane brasiliane, in un lavoro che esplora il movimento come memoria e strumento di trasmissione culturale.

MiniBIG, uno spazio per le nuove generazioni

Il festival dedica un’attenzione specifica anche agli adolescenti attraverso MiniBIG, il progetto rivolto alle scuole e ai luoghi della formazione.

Martedì 17 novembre, alle 9, al Multicinema Galleria di Bari, in corso Italia 15/G, è in programma Adolescenze al maschile plurale, un appuntamento che unisce cinema e confronto per interrogarsi sui modelli di maschilità contemporanei, sull’influenza delle comunità digitali e sulla costruzione di relazioni libere dagli stereotipi.

Saranno proiettati i cortometraggi Oh Boys di Martina Magorin, Nens di Anna Martí Domingo, Em assumes death di Jacob Shill e Comando io di Pierdomenico Minafra. L’iniziativa è gratuita, previa prenotazione, ed è rivolta alle classi seconde e terze delle scuole secondarie di secondo grado di Bari e provincia.

Musica, elettronica e club culture

La musica avrà un ruolo centrale nel programma. Mercoledì 18 novembre, al Teatro Spazio13, dopo En retrait di Laura Simonet, Stefano Palmieri presenta ACCIAIO, progetto in dialetto tarantino che intreccia folk, rock e blues per raccontare il rapporto tra la città, le ferite ambientali e sociali e le relazioni affettive.

Sabato 21 novembre, dalle 23, all’Officina degli Esordi, il festival incontra Masseria Wave per BIG WAVE, serata dedicata alla cultura queer contemporanea tra documentario, DJ set e performance. In programma la proiezione di Dear waver – Racconti da un’anomala masseria salentina di Bruno Leggieri, seguita dalle esibizioni di ODIOEFFE, AVA HANGAR e DAHLIA DOLL.

Venerdì 27 novembre, a Spazio Murat, Francesca Sproccati presenta Venir meno, performance che combina musica elettronica, parola, movimento e immagini. In scena con Léo Collin, l’artista costruisce un paesaggio onirico che mette in relazione la memoria della Resistenza e una riflessione critica sui ritmi della società contemporanea.

Il programma prosegue nella notte conclusiva del 28 novembre al Teatro Kismet con gli appuntamenti finali del festival.

Con BIG Love, il Bari International Gender Festival torna così a utilizzare i linguaggi artistici come strumenti per interrogare il presente, mettere in discussione le convenzioni e aprire nuovi spazi di confronto sulle relazioni, i corpi e le forme della convivenza.