Brindisi, paziente morto dopo una diagnosi tardiva: Asl condannata a risarcire la famiglia con 1,6 milioni di euro


BRINDISI
– Diagnosi tardiva, utilizzo inadeguato degli strumenti diagnostici e sottovalutazione dei rischi clinici. Con queste motivazioni il Tribunale di Brindisi ha condannato l’azienda sanitaria locale a risarcire con 1,6 milioni di euro una famiglia brindisina per la morte di un uomo di 50 anni, avvenuta l’11 agosto 2017 dopo un ricovero iniziato al Pronto soccorso dell’ospedale Camberlingo di Francavilla Fontana.

A seguire la famiglia nel percorso per ottenere il risarcimento è stato il gruppo Giesse, specializzato nella tutela delle persone danneggiate e dei familiari delle vittime di presunta malasanità.

La diagnosi arrivata dopo dieci giorni

La vicenda comincia il 18 luglio 2017, quando il cinquantenne si presenta al Pronto soccorso con forti dolori addominali. Secondo la ricostruzione riportata nella documentazione del caso, la patologia sarebbe stata inizialmente confusa con una gastroenterite e il paziente trasferito prima in Ortopedia e successivamente in Nefrologia.

I consulenti tecnici d’ufficio hanno evidenziato che una tomografia computerizzata (TC) avrebbe potuto consentire un inquadramento clinico più tempestivo e individuare le prime fasi di una perforazione del colon destro. L’esame, invece, sarebbe stato eseguito soltanto dieci giorni dopo l’ingresso in Pronto soccorso.

A quel punto, i medici avrebbero riconosciuto la gravità del quadro clinico, trasferendo il paziente in Chirurgia. Secondo quanto riportato nella ricostruzione del caso, sarebbe stata tuttavia scelta una tecnica operatoria inadeguata. Le condizioni dell’uomo sono ulteriormente peggiorate fino allo shock settico e al successivo decesso.

Nella sentenza, il giudice Maurizio Rubino ha sottolineato la sottovalutazione del quadro patologico sin dal primo accesso in ospedale.

«Pare evidente anche ad un non esperto della materia che il quadro patologico sia stato ampiamente sottovalutato fin dall’accesso in Pronto Soccorso del 18 luglio 2017 e che, se fosse stato subitaneamente indicato come meritevole di approfondimento diagnostico, avrebbe portato a ben altro esito e non al decesso del paziente», si legge nel provvedimento.

Giesse: «Fondamentale aiutare le famiglie a conoscere i propri diritti»

«Spesso i casi di malasanità rappresentano situazioni difficili da affrontare per chi le vive in prima persona», spiega Giuseppe Vacca, di Giesse. «Non sempre le persone hanno gli strumenti o le conoscenze necessarie per capire se ci siano i presupposti per far valere i propri diritti. Così, molti finiscono per arrendersi prima ancora di aver avuto la possibilità di comprendere davvero la propria situazione».

Secondo Vacca, al danno subito può aggiungersi un’ulteriore ingiustizia: quella di non riuscire a ottenere tutela per mancanza di informazioni, orientamento o sostegno.

Giesse Risarcimento Danni opera nell’assistenza alle persone che hanno subito lesioni o ai familiari delle vittime, affiancandoli anche attraverso professionisti legali nelle eventuali fasi giudiziali, civili e penali.

«Il nostro compito, come consulenti, è anche questo: aiutare le persone a capire quanto accaduto, ascoltarle, indirizzarle verso le professionalità competenti. Non tutti i casi si traducono necessariamente in una responsabilità sanitaria o in un risarcimento, ed è proprio per questo che una valutazione seria e approfondita è fondamentale», conclude Vacca.