'Crisi dello zarismo, la Russia entra nella modernità'. Intervista allo storico Silvio Marconi
FRANCESCO GRECO - ROMA – La saldatura fra lo zarismo e le potenze occidentali (Germania, Gran Bretagna, Francia), su un “patto sociale” scaricato sulla pelle di contadini e servi della gleba, non regge allo scontro dei tempi nuovi e del suo devastante fuoco greco: Illuminismo, Marxismo, rivoluzione industriale, etc.
Lo zarismo non lo capisce (era accaduto anche ai Borboni). La Russia più profonda, spirituale, la sua anima semanticamente affollata, ne è affascinata e scossa. Intuisce che si è a un crocevia della Storia: un’epoca sta morendo, un’altra se ne apre con tutte le sue “seduzioni”: tutto è work in progress.
E’ il background che annuncia cambiamenti epocali, sconvolgimenti che contageranno il mondo e segneranno la storia dell’uomo.
Tema del secondo incontro del Club Storico “Aleksander Nevskji” alla Casa Russa di Roma: “La lunga crisi dello zarismo a cavallo fra due secoli” tenuti con passione e riscontro dallo storico e antropologo delle religioni Silvio Marconi.
D. Quali sono i segnali della crisi dello zarismo?
R. I segnali più evidenti sono il mancato incremento della produttività agricola, il crescente indebitamento (nel 1891 le spese per i soli interessi sul debito raggiungono il 28% del bilancio russo), l'accrescersi degli squilibri fra alcuni poli che dal 1890 (ministero Witt) iniziano ad industrializzarsi (Mosca, San Pietroburgo, aree degli Urali, Donbass) e il resto del Paese e la crescente dipendenza economica, negli investimenti, nel controllo delle risorse e dei profitti da capitali stranieri (inglesi, francesi e tedeschi in primo luogo).
D. Anche lo zar era considerato espressione dell’autorità divina?
R. Come tutti i Sovrani dell'epoca.
D. Ma è vero che a corte e negli ambienti aristocratici si parlava il francese e i Russi non avevano una lingua condivisa?
R. No, si parlava russo, ma era di moda parlare il francese che era anche la lingua dei rapporti internazionali fra molte corti dell'epoca e i loro diplomatici.
D. Lo zar comunque nel 1890 aveva realizzato la Transiberiana…
R. Sì, su impulso di Witt, ma grazie a prestiti stranieri, restava l'unica linea ferroviaria oltre gli Urali e non comportava poli di sviluppo lungo di essa, avendo essenzialmente una finalità di collegamento strategico con il Pacifico.
D. Illuminismo, Marxismo, Carboneria: quale scuola di pensiero, politico e filosofico, influenzò maggiormente le élite intellettuali che poi avrebbero destrutturato l’ancien regime, lo zarismo?
R. Tutte le scuole di pensiero occidentali raggiunsero, in fasi e modalità diverse, la Russia zarista, da quelle illuministe a quelle anarchiche, da quelle massonico-carbonare a quelle socialiste (marxiste e non) e si produssero anche tendenze critiche dello zarismo autoctone russe che si ispiravano al comunitarismo di villaggio, mitizzato.
D. Paradosso storico: quelle élite erano figlie delle classi alte, dell’aristocrazia…
R. Tutti i dirigenti (con pochissime eccezioni) dei movimenti rivoluzionari del secolo XIX in Europa (ma anche in America Latina) e molta parte di quelli della prima metà del XX secolo, erano necessariamente persone acculturate che provenivano dalle sole classi che avessero accesso all'istruzione di alto livello: possidenti agrari, alta borghesia (quasi inesistente in Russia) e aristocrazia. Ciò vale per Engels come per Bolivar, per Castro come per Mao, per tanti carbonari italiani o repubblicani francesi.
D. Conflitto russo-giapponese (1904-1905), alla testa dei contadini spunta un pope: la Chiesa ortodossa si allinea storicamente sempre con le classi escluse?
R. No, la Chiesa in Russia (sul modello di Costantinopoli) era strumento del potere zarista, e del resto le Chiese Cattolica e Protestante, in Occidente, pur non avendo lo stesso rapporto organico col potere statuale di quella russa (in Occidente c'erano stati la lotta per le investiture, il laicismo francese e del Risorgimento, ecc.), sono state largamente strumento delle classi dominanti (e in parte componente delle stesse). La "domenica di sangue" del 22 gennaio 1905, che con la repressione sanguinosa della manifestazione-processione (con le immagini sacre e guidata dal pope) di San Pietroburgo, costituisce la scintilla della rivoluzione russa del 1905, non é il risultato di uno schierarsi della Chiesa Ortodossa russa (men che mai dei suoi vertici) contro lo zar, ma della supplica di un popolo guidato dai suoi sacerdoti di base proprio allo zar, chiedendo pane e pace, su cui, dopo la feroce repressione di quella pacifica manifestazione, si innesterà l'azione di movimenti rivoluzionari preesistenti di vario tipo.
D. Ma le carestie erano provocate dalle potenze occidentali?
R. La principale carestia di questo periodo avvenne nel 1901 (oltre mezzo milione di morti) e fu la conseguenza di vari fattori: aumento della popolazione (dal 1850 al 1900 raddoppia!) a cui non corrisponde un aumento della produzione agricola alimentare, scelte agricole subalterne agli interessi dei capitali stranieri nell'industria tessile (concentrata a Mosca) finalizzate ad estendere le coltivazioni non alimentari, deficit dello Stato e calo delle importazioni alimentari, stagnazione dei salari (che restano fissi dal 1895 al 1913!) a fronte della crescita dei prezzi del cibo.
D. Il colonialismo russo è sempre declinato sullo sfondo della grande anima russa, cioè sociologico, umanitario?
R. Il colonialismo russo, con alcune eccezioni temporanee nel Continente Nordamericano (Alaska, località della California), é "interno", ossia si svolge solo in territori interni all'Impero Russo e connessi per via terrestre alle altre sue parti. Esso avviene in un misto di applicazione di pratiche coloniali violente contro la resistenza delle popolazioni native (Siberia, Caucaso, ecc.), di cristianizzazione forzata dei "pagani" (specie siberiani), ma non dei Musulmani e di interesse romantico-etnografico per lo studio del patrimonio materiale e immateriale e la musealizzazione dei suoi elementi delle popolazioni autoctone assai prima e più che in altri progetti simili, come quello statunitense.
D. Dell’antisemitismo della Russia si è detto molto: eppure Lenin lo criticò e Stalin all’Onu nel 1948 è per la nascita di Israele come Stato…
R. La classe dominante della Russia zarista usava l'antigiudaismo come forma di esclusione, di divisione (come Lenin denunciò) dei poveri (aizzando i contadini contro le comunità di villaggio in cui erano obbligati a vivere la quasi totalità degli Ebrei) e nel contempo non disdegnava ottimi rapporti (anche con intermediari ebrei locali) con banchieri ebrei occidentali. I marxisti di ogni tendenza, e in particolare i Bolscevichi, non solo non furono mai antisemiti, ma una parte cospicua della loro dirigenza aveva ascendenza ebraica (anche se non erano affatto Ebrei praticanti e meno che mai sionisti...). La posizione di Stalin del 1947-1948 sulla nascita dello stato di Israele ha altre motivazioni: egli vedeva quella nascita (peraltro velata da tendenze socialisteggianti nei kibbutz e filostaliniste nel sindacato ebraico) come una mina contro l'imperialismo britannico che all'epoca dominava direttamente o indirettamente quasi tutta l'area, dall'India al Medio Oriente.
D. Zarismo in crisi, Rivoluzione d’Ottobre in itinere: la Russia al fondo rurale entra nella modernità, una linea rossa che va da Lenin, Stalin, Khruschev, Gorbaciov, sino a Putin?
R. No. Già le Rivoluzioni russe (1095, febbraio 1917, novembre 1917) non seguono affatto una linea continua ed anzi si contraddicono largamente fra loro pur avendo ovviamente elementi comuni (come l'antizarismo). Men che mai si può stabilire una linea continua che inglobi Lenin, Stalin, Khrushev, Gorbaciov e Putin, anzi qui le contraddizioni superano largamente le continuità! Semmai, si può stabilire, come un fenomeno carsico, un rapporto dialettico e non meccanico di alcuni eventi e personaggi di quelli citati (penso a Stalin e parte di Putin) con il grande fiume sotterraneo della cosiddetta "anima russa", che va da Nevskji a Pietro I, a Caterina II, a Kutuzov, alla Grande Guerra Patriottica e oltre, non sul piano delle ideologie o delle scelte socioeconomiche, ma su quello del riferimento patriottico e simbolico, culturale ed educativo, artistico e simbolico all'insieme della Storia Russa.
