Ex Ilva, l’area a caldo resta in funzione: allarme per i fumi scuri a Taranto
La proroga del Governo consente il preriscaldo degli impianti fino al 15 dicembre, mentre la rete Onda del Futuro chiede chiarimenti alle autorità sulle emissioni segnalate nei pressi dell’Altoforno 2. Il 27 ottobre nuovo tavolo a Palazzo Chigi con i sindacati.
TARANTO – L’area a caldo dell’ex Ilva resta in funzione, nonostante la scadenza del 25 ottobre prevista dal decreto del 27 luglio della Corte d’Appello di Milano. Il provvedimento concedeva all’azienda 90 giorni per rimuovere l’amianto dagli altiforni e ridurre le emissioni di polveri sottili. Adempimenti che Acciaierie d’Italia aveva contestato, giudicandoli irrealizzabili in tempi così brevi e rilevando che i giudici non avevano indicato un obiettivo preciso da raggiungere sul fronte delle emissioni.
A consentire la prosecuzione delle attività è stato l’ultimo decreto legge del Governo, che ha prorogato fino al 15 dicembre lo stato di preriscaldo degli impianti. Per un massimo di altri 50 giorni, dunque, gli impianti potranno continuare a essere alimentati con gas acquistato dall’esterno, dal momento che la produzione è ferma e l’azienda non dispone più di gas prodotto internamente. Un’operazione che comporta costi per alcuni milioni di euro al mese.
Intanto, per il prossimo 27 ottobre è previsto un nuovo incontro a Palazzo Chigi con i sindacati, chiamati a confrontarsi sul futuro dello stabilimento siderurgico e sulla situazione degli impianti.
La segnalazione sui fumi scuri
Sul fronte ambientale, la rete Onda del Futuro, composta da associazioni e cittadini che il 17 ottobre hanno organizzato a Taranto una manifestazione per chiedere la chiusura del polo siderurgico, ha inviato una richiesta di informazioni a diverse autorità: Ministero dell’Ambiente, Ispra, Regione Puglia, Arpa Puglia, Comune e Prefettura di Taranto.
Al centro dell’iniziativa c’è una scia di fumo scuro, grigio e nero, visibile anche a chilometri di distanza, che ha sollevato interrogativi sull’origine delle emissioni e sui possibili rischi per la salute.
Nel documento inviato agli enti, la rete segnala fumi provenienti apparentemente dalla direzione dell’Altoforno 2 dello stabilimento Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, attualmente in fase di preriscaldo dopo la sospensione della produzione nell’ambito delle vicende giudiziarie legate al fermo dell’area a caldo.
Onda del Futuro chiede quindi alle istituzioni competenti di chiarire la provenienza delle emissioni e di fornire informazioni sugli eventuali rischi ambientali e sanitari. Al momento, sulla base degli elementi riportati nella segnalazione, resta da accertare l’origine dei fumi e la loro eventuale composizione.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il rapporto tra continuità degli impianti, prescrizioni ambientali e tutela della salute dei cittadini di Taranto, mentre si avvicinano sia il nuovo confronto istituzionale con i sindacati sia la scadenza del 15 dicembre fissata per la prosecuzione del preriscaldo.
