Ex Ilva, via libera del governo al decreto: cassa integrazione per 4.200 lavoratori e incentivi alle assunzioni
Il provvedimento prevede ammortizzatori sociali fino a giugno, 10 milioni per i lavori di pubblica utilità e misure per accelerare gli investimenti. A Taranto proseguono le proteste e i presidi dei lavoratori.
TARANTO – Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge sull’ex Ilva, con una serie di misure dedicate al sostegno dei lavoratori, alla continuità degli impianti e al rilancio industriale del polo siderurgico. Il provvedimento arriva mentre a Taranto proseguono le proteste dei dipendenti e dell’indotto, che chiedono garanzie concrete sul futuro occupazionale e produttivo dello stabilimento.
Tra le principali misure previste figura la cassa integrazione in deroga, da ottobre a giugno, per 4.200 lavoratori dell’indotto e di Ilva Servizi Marittimi. Per i dipendenti di Acciaierie d’Italia è invece prevista, nello stesso periodo, un’integrazione economica al trattamento di cassa integrazione.
Il decreto introduce inoltre la possibilità di impiegare i lavoratori cassintegrati di Acciaierie d’Italia in attività di pubblica utilità, attraverso convenzioni con le amministrazioni pubbliche. Per questa misura sono stati stanziati 10 milioni di euro.
Sul fronte della continuità produttiva, il provvedimento consente di mantenere gli impianti in preriscaldo fino al 15 dicembre, in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione. Sono previste anche procedure semplificate per accelerare gli investimenti, con la soglia economica di applicazione che scende da 50 a 10 milioni di euro.
Per favorire il reinserimento professionale, il decreto prevede un esonero totale dai contributi per un periodo definito a favore delle aziende che assumono lavoratori provenienti da Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. A questo si aggiunge un incentivo di 20mila euro per ogni assunzione, erogato in due tranche.
Tra le altre misure figura lo sblocco degli ultimi 40 milioni di euro del plafond complessivo di 390 milioni, con un milione destinato al tecnopolo. Il provvedimento istituisce inoltre un distretto industriale Brindisi-Taranto, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle tecnologie a zero emissioni e favorire la decarbonizzazione attraverso procedure semplificate.
Le proteste a Taranto
Intanto, davanti allo stabilimento siderurgico tarantino prosegue la mobilitazione dei lavoratori. Nella mattinata di mercoledì 14 ottobre, terzo giorno di protesta, è continuato il presidio, mentre i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato un ulteriore sciopero di 48 ore in tutti gli stabilimenti. Nel capoluogo ionico sono inoltre riprese le assemblee dei lavoratori indette dalle organizzazioni sindacali.
A raccontare la situazione è un operaio dell’indotto, che sottolinea la determinazione di chi continua a chiedere risposte alle istituzioni: «Non molliamo, abbiamo trascorso un’altra notte per strada, anche noi ragazzi dell’indotto. Adesso aspettiamo domani per andare in Regione e vedere cosa ci dicono. Ma nonostante ciò non molleremo, vogliamo risposte certe e concrete».
Il decreto rappresenta un nuovo passaggio nella gestione della crisi dell’ex Ilva. Per i lavoratori e le loro famiglie, tuttavia, restano centrali le prospettive occupazionali, la ripresa produttiva e la definizione di un futuro industriale sostenibile per Taranto e per l’intero territorio.
