Federalismo fiscale, la Puglia ricorre alla Consulta contro il nuovo sistema di finanziamento delle Regioni
BARI – La Regione Puglia ricorrerà alla Corte costituzionale contro l’articolo 33 del decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 147, che introduce nuove modalità di finanziamento delle Regioni nell’ambito dell’attuazione del federalismo fiscale. La decisione è stata assunta dalla Giunta regionale.
Il decreto è stato adottato dopo che la Conferenza Unificata, nella seduta del 28 luglio 2026, non aveva raggiunto l’intesa prevista. Il Consiglio dei ministri ha quindi deliberato di proseguire nell’esercizio della delega, dando conto delle ragioni del mancato accordo.
La Regione Puglia precisa che il ricorso non nasce da un’opposizione al principio del federalismo fiscale, ma riguarda i contenuti della nuova disciplina. In particolare, l’articolo 33 modifica il sistema di fiscalizzazione e perequazione regionale e prevede, a partire dal 2027, l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di una compartecipazione al gettito dell’IRPEF. La misura della compartecipazione dovrà essere definita con un successivo decreto del presidente del Consiglio dei ministri entro il 31 dicembre 2026.
Secondo la Regione, il nuovo sistema sostituirà circa 5,8 miliardi di euro di trasferimenti statali destinati a voci come la quota non sanitaria dell’Iva, i libri di testo, il welfare studentesco e soprattutto il trasporto pubblico locale, il cui fondo vale oltre 5 miliardi di euro l’anno.
Il punto contestato riguarda anche la modalità di determinazione delle risorse. Secondo la posizione della Regione, in caso di crescita del gettito IRPEF l’eventuale eccedenza rimarrebbe allo Stato, mentre alle Regioni resterebbe la quota storica, a fronte dei maggiori costi legati all’erogazione dei servizi. La definizione dell’aliquota di compartecipazione e dei criteri di riparto è inoltre rinviata a successivi provvedimenti.
“Non ci opponiamo per principio al federalismo fiscale, ma vorremmo risorse certe, autonomia reale e regole scritte nella legge senza rimetterle a ulteriori dispositivi futuri – dichiara il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro –. Quello che ci è stato consegnato rischia di essere un federalismo di facciata”.
“Cambia l’etichetta dei trasferimenti, ma non cambia chi decide e chi paga: ai territori restano i costi crescenti dei servizi, allo Stato l’eventuale crescita del gettito”, aggiunge Decaro, richiamando in particolare il tema del trasporto pubblico, del diritto allo studio e dei libri di testo.
“Non possiamo programmare i bilanci 2027-2029 senza sapere quanto riceveremo, né accettare che a pagare siano i territori con meno capacità fiscale, proprio quelli che hanno più bisogno”, prosegue il presidente della Regione.
La Puglia si rivolge quindi alla Corte costituzionale per contestare le modalità con cui la riforma è stata definita e per chiedere, secondo quanto riferito dalla Regione, che l’attuazione del federalismo fiscale avvenga nel rispetto delle prerogative regionali e del confronto istituzionale.