'Napoleone in Francia, fine della grandeur'. Parla lo storico Silvio Marconi


FRANCESCO GRECO - ROMA
- Dura appena tre mesi (giugno-settembre 1812) il sogno di Napoleone di allargare il suo Impero a est.

Il Generale Kutuzov (principe di Smolenk), in perfetta sinergia col Generale Inverno, bruciano la sua ansia di grandeur, cambiano radicalmente le sorti dell’Europa e del colonialismo francese.

Napoleone entrerà a Mosca, dormirà al Cremlino, ma sarà ricacciato sino a Parigi, da lì all’lsola d’Elba e infine a Sant’Elena.

Sipario.

La Russia non è l’Italia dei “camerieri” (cit. Montanelli): sia con lo zar che con i bolschevichi e oggi, si immolano pur di non perdere un metro di terra dove riposano le ossa dei loro avi. Da allora Parigi dovrà rubacchiare qua e là, declinando un sudicio colonialismo, in Africa soprattutto dove, pur se scacciati, continuano a condizionare, brevi manu col franco africano, le economie delle ex colonie.

“L’impresa napoleonica e i Russi a Parigi” è stato il tema del primo incontro del secondo ciclo del Club Storico “A. Nevskj” (molto seguito) alla Casa Russa di Roma, brillantemente tenuto dallo storico e antropologo delle religioni Silvio Marconi.

D. Napoleone invade la Russia per “esportare” i valori della Rivoluzione Francese?

R. Niente affatto; premesso che già in epoca davvero rivoluzionaria i Francesi nell'"esportare" tali valori in Italia si erano in realtà dedicati a soprusi, saccheggi, furti di opere d'arte, Napoleone quei valori li aveva già calpestati col suo colpo di Stato del 18 brumaio 1799 (9 novembre 1799). L'invasione napoleonica della Russia serviva invece ad imporre alla Russia la politica commerciale ("blocco continentale") di Parigi e annettersi suoi territori.

D. Che situazione socio-politica trova nella Russia zarista?

R. La situazione della Russia del 1812 era caratterizzata dal mantenimento di un ancien regime, con una aristocrazia straricca e la permanenza della servitù della gleba, ma la stessa Francia del 1812 non era più quella della Rivoluzione; Napoleone era imperatore e aveva ripristinato sia i titoli nobiliari che la schiavitù!

D. Come viene accolto dai Russi?

R. Viene accolto da invasore, e come "Anticristo" su impulso della Chiesa Ortodossa; l'aristocrazia fa quadrato attorno alla necessità di difendere la Santa Madre Russia ma, cosa determinante, si mobilitano contro Napoleone le masse contadine, gli stessi servi della gleba, non solo nella forma della coscrizione nell'esercito, ma in efficaci forme di guerriglia a cui Napoleone risponde con le pratiche repressive e del saccheggio che i Russi avevano già conosciuto ad opera dei cavalieri Teutonici e conosceranno in misura enormemente superiore con la invasione nazifascista del 1941.

D. Nella sua Armata di ben 600mila uomini, molti italiani: da dove provenivano ed è vero che i Romani, col loro solito disincanto, inventarono una canzone?

R. C'erano decine di migliaia di sudditi diretti dell'Impero Francese delle province della Penisola annesse (Piemonte, Liguria, Lazio, ecc.) e altrettanti degli stati fantoccio creati da Napoleone nella Penisola, in particolare il Regno di Napoli. Sì, Romani e anche Veneti cantavano una canzone contro la coscrizione nota come "Partire partirò, partir bisogna". Il 95% di quei coscritti italici morì in Russia.

D. Perché i Russi danno fuoco a Mosca se la capitale è San Pietroburgo?

R. Perché Napoleone non marciò su San Pietroburgo, la capitale, ma su Mosca che considerava più importante strategicamente, politicamente, spiritualmente, simbolicamente per costringere lo zar ad una pace umiliante.

D. Napoleone (come Hitler) può non sapere che dovrà fare i conti anche col Generale Inverno?

R. Innanzi tutto Napoleone sperava in una serie di manovre di accerchiamento delle truppe russe (che fallirono grazie alla capacità russa di organizzare le ritirate) e in una grande battaglia risolutiva fra l'estate e l'autunno (la spedizione era iniziata il 24 giugno 1812), Hitler aveva mezzi (motorizzati, corazzati, aerei) inesistenti al tempo di Napoleone che gli consentirono di avere successo negli accerchiamenti eppure, grazie alla resistenza eroica dei Sovietici, che lui sottostimava, le sue truppe (10 volte più numerose di quelle napoleoniche), muovendo verso Mosca (che non raggiunsero mai), coprirono meno della distanza coperta da quelle appiedate e di cavalleria di Napoleone, nello stesso tempo (Hitler attaccò il 22 giugno 1941!). Inoltre, in entrambi i casi, l'inverno russo (che entrambi credevano di non dover affrontare), è stato certo un fattore importante, ma sopravvalutato dalla memorialistica dei generali invasori che volevano giustificare a posteriori una loro sconfitta, sottovalutando la resistenza delle truppe russe e della guerriglia e gli errori tattici e strategici dei loro leaders.

D. Lei ha appena sovrapposto le due invasioni, 1812 e 1941: quali i punti di contatto?

R. 1) la partecipazione alla forza di invasione di truppe provenienti da ogni parte d’Europa (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Dalmazia, Belgio, ecc.) anche se ovviamente non nelle stesse proporzioni (i Francesi erano circa la metà dei napoleonici, i Tedeschi circa il 70% degli hitleriani); 2) la volontà di acquisire le risorse agricole (alimentari) delle pianure ucraine a proprio uso e consumo e di condurre una guerra che portasse alla dissoluzione dello Stato russo: 3) la strategia generale e la centralità dell'attacco verso Mosca; 4) il carattere patriottico della resistenza russa, tanto che i Russi chiamano la guerra del 1812 "Guerra Patriottica" e quella del 1941-1945 "Grande Guerra Patriottica".

D. In che senso quella sconfitta europea cambierà le sorti dell’Europa?

R. La sconfitta di Napoleone in Russia distrugge le sue forze armate (da quel momento non esistono più le grandi formazioni di veterani delle vittorie rivoluzionarie, come Valmy, e dei primi anni dell'800) e la sua egemonia politica sul continente; ad esempio la Prussia e l'Austria escono dalla sudditanza in cui l'avevano costrette le vittorie di Napoleone (come quella di Austerlitz) e si rischierano nelle coalizioni antinapoleoniche al punto che saranno le truppe prussiane di Blucher a determinare la vittoria antifrancese di Waterloo.

D. Perchè l’Occidente non vuol capire che i Russi hanno un dna molto contaminato e non cederanno mai un metro della loro terra e piuttosto sacrificano la vita?

R. Perché la mentalità individualista, voltagabbanista (basti pensare alle infinite modificazioni di alleanze dei secoli XVII-XIX in Europa o a quelle dei Savoia fra il XIX secolo e il 1943...) occidentale non capisce e non capirà mai il substrato comunitarista, la dimensione collettiva che, a prescindere dallo stesso sistema politico, anima i Russi da millenni e trova radici nelle concezioni orientali, portate all'ennesimo grado dai Cinesi.

D. L’attuale scontro fra Nato e Russia sul terreno dell’Ucraina si può leggere anche come uno scontro di civiltà?

R. Certamente sì, anche per il fatto che esso smaschera definitivamente il permanere da almeno 1.000 anni in Occidente (come ribadisce lo storico Mettan) di una russofobia che riemerge potente come un fiume carsico di secolo in secolo.

D. A proposito di invasioni, solo nell’ultimo secolo, l’Italia ha invaso: Libia, Somalia, Etiopia, Grecia, Albania, Russia (Armir), ma la favola dei Russi invasori dell’Ucraina diffusa dal mainstream funziona: come mai?

R. Sostanzialmente perché in Italia é stata diffusa e reiterata, attraverso la sistematica rimozione di quelle invasioni e dei crimini italiani in esse, la falsa favola degli "Italiani brava gente" ed anche per altri due motivi: l'effetto della propaganda antibolscevica prefascista, fascista e democristiana e la rimozione del fatto che siamo noi Italiani ad aver partecipato 4 volte alle invasioni contro la Russia: con Napoleone nel 1812, nella Guerra di Crimea nel 1853-6, nella Guerra Civile nel 1919-20 e con Hitler nel 1941.