Tangente da 20mila euro all’ex capo della Protezione civile: condannato a 4 anni un imprenditore pugliese
BARI - Quattro anni di reclusione per l’imprenditore di Noci Donato Mottola, accusato di aver versato una tangente da 20mila euro all’ex capo della Protezione civile pugliese Mario Lerario in cambio di appalti durante l’emergenza Covid.
La presunta tangente, che Mottola ha sempre sostenuto essere un regalo, sarebbe stata consegnata all’interno di un cesto natalizio insieme a un pezzo di manzo pregiato. Nel corso delle indagini, gli inquirenti intercettarono una telefonata tra l’imprenditore e la moglie nella quale si faceva riferimento alla «manzetta», il taglio di carne, e alla «mazzetta».
La condanna emessa dal Tribunale riguarda una sola delle sette ipotesi di corruzione contestate a Mottola. Per le altre sei circostanze, infatti, è stata pronunciata sentenza di assoluzione con formula perché il fatto non sussiste. La Procura aveva chiesto una condanna a 9 anni di reclusione.
Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe chiesto e ottenuto che alla sua azienda, la Dmeco Engineering, fosse rilasciata una certificazione di esecuzione dei lavori che gli avrebbe consentito di conseguire un’attestazione in grado di accrescere significativamente il valore della società.
La funzionaria della Regione competente per il rilascio dei certificati, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe invece ritenuto che non ci fossero i presupposti per il rilascio della documentazione.
Mottola era difeso dagli avvocati Vito Belviso ed Elisa Marabelli.
La presunta tangente, che Mottola ha sempre sostenuto essere un regalo, sarebbe stata consegnata all’interno di un cesto natalizio insieme a un pezzo di manzo pregiato. Nel corso delle indagini, gli inquirenti intercettarono una telefonata tra l’imprenditore e la moglie nella quale si faceva riferimento alla «manzetta», il taglio di carne, e alla «mazzetta».
La condanna emessa dal Tribunale riguarda una sola delle sette ipotesi di corruzione contestate a Mottola. Per le altre sei circostanze, infatti, è stata pronunciata sentenza di assoluzione con formula perché il fatto non sussiste. La Procura aveva chiesto una condanna a 9 anni di reclusione.
Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe chiesto e ottenuto che alla sua azienda, la Dmeco Engineering, fosse rilasciata una certificazione di esecuzione dei lavori che gli avrebbe consentito di conseguire un’attestazione in grado di accrescere significativamente il valore della società.
La funzionaria della Regione competente per il rilascio dei certificati, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe invece ritenuto che non ci fossero i presupposti per il rilascio della documentazione.
Mottola era difeso dagli avvocati Vito Belviso ed Elisa Marabelli.
