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giovedì, luglio 20, 2017

Draghi: "ripresa procede". E conferma il Qe

I rischi sulla crescita dell'area euro sono in gran parte bilanciati, ma la ripresa che procede e' rallentata dal lento tasso delle riforme. Lo dichiara il presidente della Bce, Mario Draghi evidenziando che il board della Bce ha deciso all'unanimita' di non fissare una data precisa per quando considerare cambi al programma di stimoli. Il confronto al riguardo potrebbe avvenire in autunno.

Il Qe proseguira' fino a quando la Bce non vedra' un sostenuto aumento dell'inflazione. Lo afferma il presidente della Bce, Mario Draghi, sottolineando che gli acquisti saranno a un ritmo di 60 miliardi al mese almeno fino a dicembre. Per il presidente della Bce "dopo un periodo lungo stiamo finalmente sperimentando" una "ripresa robusta": ora "dobbiamo aspettare che i prezzi e i salari seguano. L'area euro ha ancora bisogno di stimoli perché l'ultima cosa che la Bce vuole sono condizioni finanziarie stringenti.

L'inflazione non é dove vorremmo e dove dovrebbe essere. Sull'inflazione ''ancora non ci siamo'': la Bce deve essere ''tenace, paziente e prudente". 'Un sostanziale grado'' di politica monetaria accomodante e' ''ancora necessario'' per favorire una ripresa dell'inflazione.

La Bce ha lasciato i tassi di interesse invariati. Il tasso principale è allo 0%, mentre quello sui depositi resta negativo allo -0,4%. Conferma il piano di quantitative easing a 60 miliardi di euro mensili, ed è pronta ad ampliarlo "in termini di entità o durata" in caso di peggioramento dell'economia.


Elettrodomestici in standby in vacanza: quanto costano?

BARI - Gli elettrodomestici lascianti in standby in vacanza possono costare in media 137 euro: è la principale evidenza dell’ultimo studio di SosTariffe.it che ha ipotizzato i possibili consumi (e i relativi costi) implicati dagli elettrodomestici più diffusi che potrebbero rimanere in standby per tutto il mese di agosto. Frigorifero, stereo e televisore di vecchia generazione sono tra i dispositivi più energivori in standby: insieme determinano oltre il 55% di sovrapprezzo in bolletta.

Staccare le prese di tutti gli elettrodomestici potrebbe essere una buona abitudine da adottare soprattutto se si passano lunghi periodi di vacanza fuori casa: SosTariffe.it ha, infatti, stimato che una parte non trascurabile della bolletta della luce potrebbe essere destinata ad alimentare tutti quegli elettrodomestici che lasciamo in standby (ovvero con la lucina rossa che indica che l’apparecchio è spento) anche quando ci troviamo in vacanza fuori casa.

L’osservatorio di SosTariffe.it, infatti, ha analizzato il consumo in standby degli elettrodomestici più diffusi in casa e ha stimato quanto si risparmierebbe spegnendo definitivamente tali dispositivi durante un soggiorno fuori casa (i costi sono riferiti a un’ipotetica vacanza di un mese effettuata ad agosto 2017).

Lo studio è stato condotto grazie allo strumento messo a disposizione da SosTariffe.it e utile a confrontare tutte le migliori offerte per l’energia elettrica del mercato libero: https://www.sostariffe.it/energia-elettrica/

Elettrodomestici spenti in vacanza: si risparmiano oltre 137 euro

Secondo lo studio di SosTariffe.it la spesa finale per chi va via ad agosto e non spegne gli elettrodomestici è di 137,10 euro (per chi ha all’attivo la tariffa AEEGSI del mercato tutelato). Questo per una famiglia di 4 persone, con un consumo annuo di 2.700 kWh annui ripartiti per metà di giorno, metà di notte e festivi, significa avere un aumento in bolletta del 25%.

Sommando, infatti, i consumi derivati dagli elettrodomestici lasciati in standby per 1 mese si ottiene un consumo di circa 50 kWh che corrispondono, secondo i prezzi attuali delle bollette per gli utenti che non sono ancora passati al mercato libero, a circa 137 euro.

Grazie al comparatore di SosTariffe.it si può calcolare, inoltre, che attivando la migliore offerta del mercato libero (sempre in riferimento a un profilo di consumo di 2.700 kWh annui, con una suddivisione dell’energia per metà di giorno, metà di notte e giorni festivi) si potrebbe decurtare questa spesa del 30%, arrivando a pagare 96 euro per gli elettrodomestici in standby.

Il frigorifero tra gli elettrodomestici più energivori

L’analisi di SosTariffe.it ha stilato la classifica degli elettrodomestici che, se lasciati in standby, possono comportare a uno spreco maggiore di consumi nel periodo di vacanza.

Tra questi i più energivori sono: il frigorifero, che impatta sullo spreco per il 28,2% e causa un aumento in bolletta di quasi 39 euro, lo stereo, per il quale, se non si stacca la presa quando si va via un mese, si possono spendere oltre 22 euro determinando un aumento del 16,5% sui consumi e una TV vecchia (quindi non “smart”) che grava sull’aumento dei consumi rilevati per quasi l’11%, con una spesa di quasi 15 euro.

La lavatrice tra i meno impattanti sui consumi in standby

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare - tra gli elettrodomestici lasciati in standby in estate - la lavatrice è tra quelli meno impattanti sull’aumento dei consumi: lasciandolo con la presa inserita, infatti, questo dispositivo grava sull’incremento dei kWh consumati per lo 0,94% corrispondente a 1,29 euro annui. Anche il lettore DVD e la smart TV sono poco dispendiosi: in standby costano rispettivamente 0,73 euro e 1,48 euro.

I dati sono stati estrapolati da SosTariffe.it grazie allo strumento di comparazione delle tariffe energia elettrica che consente di confrontare le proposte commerciali delle principali compagnie attive in Italia: https://www.sostariffe.it/energia-elettrica/

mercoledì, luglio 19, 2017

Ferrari: azioni in forte crescita dopo nuove stime

di PIERO CHIMENTI - Dopo il lieve calo, riprendono l'ascesa le azioni Ferrari che hanno fatto registrare il 3,13% nella seduta odierna. Secondo gli analisti della Banca Akros, il secondo trimestre potrebbe essere il migliore dell'anno per il "Cavallino".

Per quanto riguarda la vendita delle autovetture, viene trainata dalla 8 cilindri con circa 1900 unità, mentre sono in calo le richieste per la F12 Berlinetta. Sul fronte ricavi, sempre secondo le stime delle Banca Akros, si attesteranno sui 912 milioni di euro, con Maserati fattore trainante.

Unica nota dolente sulla situazione della casa Maranello è la posizione industriale, che tra il pagamento delle tasse e dei dividendi, potrebbe avere una contrazione di 627 milioni.

martedì, luglio 18, 2017

Netflix in continua ascesa: +5,2 milioni di abbonati

di PIERO CHIMENTI - Continua quasi inesorabile la crescita della piattaforma digitale statunitense Netflix. Secondo i dati del trimestre, la crescita degli abbonamenti avrebbe superato le più rosee aspettative, attestandosi a 5,2 milioni di nuovi utenti. Per la prima volta nella sua storia, la crescita sarebbe avvenuta fuori dagli Usa, chiudendo con un utile di 66 milioni di dollari.

lunedì, luglio 17, 2017

Italia paese di Neet, aumenta povertà

ROMA - Italia, paese di NEET. Nuovi dati allarmanti sullo stato di salute dell'economia del belpaese, in cui il numero di lavoratori autonomi è fra i più alti d'Europa (più del 22,6%), i giovani fra 15 e 24 anni che non hanno e non cercano lavoro (i cosiddetti NEET) toccano il record Ue del 19,9% (la media europea è 11,5%), la differenza fra uomini e donne che lavorano è al 20,1%, e il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania. È la fotografia dell'Italia offerta dall'indagine 2017 sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata dalla Commissione.

Il report evidenzia non solo le difficoltà che i giovani incontrano nell'affacciarsi al mondo del lavoro, ma anche tutte le conseguenze che questo comporta. Nel 2016, la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%, in calo rispetto al 40,3% del 2015, ma comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%).

Chi riesce a trovare un lavoro, invece, in più del 15% dei casi ha contratti atipici (fra i 25 e i 39 anni, nel Regno Unito è meno del 5%, dati 2014), è "considerevolmente più a rischio precarietà", e se ha meno di 30 anni guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne. Ne consegue che i giovani italiani escono dal nido familiare e fanno figli fra i 31 e i 32 anni, più tardi rispetto a una decina di anni fa e molto dopo la media Ue, che si arresta intorno ai 26 anni.

Così nascono i 'meccatronici dell'automotive': accordo a Bari tra ITS Cuccovillo e Maldarizzi Group

BARI - Una innovativa figura professionale in grado di offrire nuova occupazione: è il "Meccatronico della produzione, manutenzione, service & retail nel settore automotive". Si tratta di un tecnico superiore in grado di organizzare e gestire un intero reparto officina, avendo piena padronanza delle tecniche di montaggio e assemblaggio di motori. Non solo, possiederà una conoscenza specialistica di tutti gli apparati elettronici di un'auto, e di tutti i sistemi tecnologici per la diagnostica, il monitoraggio e la manutenzione di un veicolo a 360 gradi. Tutto ciò, integrato con i principi del marketing: dovrà confrontarsi non solo con dipendenti e collaboratori dell'azienda, ma anche con i clienti.

Questo nuovo profilo (il primo del genere in Italia) è il frutto di un'intesa tra l'ITS (Istituto Tecnico Superiore) "A. Cuccovillo" di Bari e il Gruppo Maldarizzi, il più specializzato e avanzato Automotive Group nel panorama automobilistico territoriale.

L'intesa è stata sottoscritta lunedì 17 luglio, alle 10,30, nella sede della Città Metropolitana di Bari. Darà vita ad un corso di alta formazione post-diploma, riservato a 12 studenti selezionati tra quelli del corso di "Automazione Integrata e Sistemi Meccatronici", organizzato e gestito dall'ITS Cuccovillo.

"Il corso dura due anni - ha spiegato il presidente dell'ITS Lucia Scattarelli - e le lezioni si svolgeranno sia nella sede del nostro Istituto che nelle varie sedi del Gruppo Maldarizzi. Circa 700 ore dedicate all'apprendimento diretto in azienda o in officina. L'obiettivo è creare un profilo richiestisssimo, che non c'è e che rappresenterà un mix tra le competenze meccaniche del veicolo, la manutenzione, ma anche il service e l'attenzione al cliente, che è una delle caratteristiche più richieste dalle aziende oggi".

La firma dell'accordo
L'ITS Cuccovillo di Bari è stato tra i primi 14 a nascere in Italia per l'erogazione dei nuovi corsi di studio di Alta Formazione Specializzante post-diploma istituiti dal Ministero, nell'ambito della meccanica, della meccatronica e del sistema casa. L’ITS Cuccovillo si è classificato al 2° posto su 70 ITS nel 2015 ed ha ricevuto una doppia premialità per i corsi nel 2016, nella valutazione INDIRE-MIUR, confermandosi ai primi posti a livello nazionale. Oggi è considerato il primo ITS del Mezzogiorno con una percentuale di occupazione dei propri studenti che supera l'80%.

 “E’ un nuovo grande successo per l’ITS Cuccovillo di cui la Città metropolitana è socio fondatore - ha dichiarato Vito Lacoppola, consigliere con delega alla Programmazione della Rete Scolastica della Città Metropolitana di Bari - Si tratta di un istituto che è ai primi posti a livello nazionale per percentuale di immissione nel mondo del lavoro dei propri studenti e realizza concretamente la perfetta sintesi tra scuola, alta formazione e imprese del territorio. Di questo non possiamo che essere orgogliosi di far parte di questo progetto confermando il nostro impegno e sostegno attraverso la fornitura di strutture adeguate”.

Maldarizzi Automotive Group, è considerato oggi, il maggior dealer del sud Italia per la vendita ed assistenza di autoveicoli dei maggiori brand mondiali nuovi e usati, con 250 dipendenti ed un indotto di oltre 1000 collaboratori, sette sedi distribuite nel territorio di Puglia e Basilicata ed oltre 12mila automobili vendute nel 2016.

"Il nostro gruppo - ha affermato Francesco Maldarizzi, presidente del gruppo - è particolarmente attento alla formazione e ne abbiamo sviluppata tanta, sia pur con modalità differenti. In questo progetto, abbiamo condiviso con l'Istituto Cuccovillo materie e tematiche da approfondire nel biennio che saranno abbinate ad un lungo periodo di formazione pratica in azienda. Al termine del percorso, ci aspettiamo ragazzi che abbiamo già compreso a fondo le attività da svolgere e possano immediatamente lavorare in azienda".

sabato, luglio 15, 2017

Lecce: aumentano i ricavi delle aziende della provincia

LECCE - Diminuiscono le ditte e le società della provincia di Lecce, ma aumentano i ricavi. Il dato medio degli incassi delle imprese sale del 10,4 per cento: da 135.600 a 149.700 euro. E' quanto emerge da uno studio condotto dall'Osservatorio economico di Davide Stasi, in collaborazione con l'Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (Aidc), sezione di Lecce.
In particolare, l'indagine prende in esame i dati sui ricavi dei contribuenti soggetti agli studi di settore, attraverso le dichiarazioni presentate nel corso del 2016.

Rispetto agli ultimi anni, sono aumentati i ricavi delle aziende salentine. In dettaglio, le società di capitali registrano, in media, un incremento dello 0,9 per cento e le società di persone del 3,8 per cento. I compensi delle persone fisiche (liberi professionisti e lavoratori autonomi) salgono dell’11,1 per cento.

Così, i ricavi medi delle società di capitali sono saliti da 475mila a 479.500; quelli delle società di persone da 208.800 a 216.700; quelli dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi da 70.300 a 78.100. I contribuenti, soggetti agli studi di settore nel 2016, sono stati 41.616 (contro i 46.127 dell’anno precedente).

Con le dichiarazioni del 2015 (riferite all'anno d'imposta 2014), le società di capitali della provincia di Lecce registrarono, invece, una perdita del 2,7 per cento per cento (da 488mila a 475mila), le società di persone del 2,3 per cento (da 214mila a 208.800), mentre i compensi dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi diminuirono dell’1,4 per cento (da 71mila a 70.300). Il dato medio dei ricavi e dei compensi scese del 2,3 per cento (da 138.800 a 135.600 euro).

Ancor più drammatico il quadro dell'anno precedente (dichiarazioni 2014, anno d'imposta 2013), quando le società di capitali persero il 5,2 per cento dei ricavi (da 515mila a 488mila); le società di persone il 6,4 per cento (da 228mila a 214mila) e i compensi dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi calarono dell’8,5 per cento (da 78mila a 71mila). Il dato medio dei ricavi e compensi si contrasse del 6 per cento (da 147.700 a 138.800 euro).

«Questi dati – commenta Davide Stasi, dell’Osservatorio economico – testimoniano la ripresa della nostra economia. Una ripresa ancora debole, però, perché questi valori sono ancora lontani dagli anni pre-crisi. Per questo – aggiunge – il recupero del potere d’acquisto delle famiglie e la conseguente ripresa dei consumi interni sono obiettivi imprescindibili per consentire al nostro tessuto economico di lasciarsi, definitivamente alle spalle, gli anni più bui. Solo il ritorno a livelli di spesa più significativi, potrà consentire di riavviare, a pieno regime, la macchina dell’economia provinciale e regionale. Gli studi di settore – spiega Stasi – sono uno strumento del Fisco al fine di rilevare i parametri per la determinazione dei redditi di lavoratori autonomi e imprese. Costituiscono la naturale evoluzione di precedenti meccanismi di determinazione dei ricavi ovvero del reddito dei contribuenti di minori dimensioni. Le finalità sono quelle di contrasto e lotta contro l’evasione fiscale. Tuttavia, necessitavano di una serie di correzioni. Per questo si è studiato il loro superamento con un indice sintetico di affidabilità fiscale del contribuente. Tale indice è costruito partendo da una serie di indicatori elementari, che dovrebbe permettere al singolo contribuente di conoscere il suo posizionamento nei rapporti con il Fisco e, conseguentemente, potrebbe far indurre l’assunzione di comportamenti maggiormente virtuosi. Dovrebbe scomparire l’attuale adeguamento in dichiarazione al livello di congruità, ma resterebbe la possibilità di indicare in dichiarazione maggiori ricavi al fine di migliorare il valore dell’indicatore sintetico, che – conclude Stasi – potrebbe permettere, a certi livelli, di “conquistare” le forme di premialità che andranno previste».

giovedì, luglio 13, 2017

Istat choc: quasi 5 milioni di persone in povertà assoluta

ROMA - Incalza la crisi in Italia. Nel 2016 Istat stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila individui. Rispetto al 2015 si rileva una sostanziale stabilità della povertà assoluta in termini sia di famiglie sia di individui. L'incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con 3 o più figli minori, coinvolgendo nel 2016 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila).

La posizione professionale della persona di riferimento incide molto sulla diffusione della povertà assoluta. E' quanto rileva l'Istat nel report "La povertà in Italia" relativo al 2016. Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l'incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), confermando quanto registrato negli anni precedenti. Rimane, invece, piuttosto contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,5%) e ritirata dal lavoro (3,7%). Come negli anni precedenti l'incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare; 4,0% se è almeno diplomata. 

mercoledì, luglio 12, 2017

Visco: ancora troppi occupati nella banche

ROMA - La riduzione dei lavoratori delle banche andrà avanti e dovrà essere accompagnata da un taglio delle remunerazioni “a tutti i livelli”. A dirlo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo cui “dal 2008 il numero dei dipendenti è sceso del 12%. È un processo destinato a proseguire, anche con il ricorso a ben calibrate misure di accompagnamento all’interruzione anticipata del rapporto di lavoro”.

“La riduzione dei costi – ha proseguito il governatore all’assemblea annuale dell’Abi – dovrà in questa transizione riguardare anche le remunerazioni complessive, a tutti i livelli, e ridurre sul piano organizzativo ridondanze ancora diffuse”.

5 consigli per risparmiare al supermercato

BARI - Quante volte usciamo di casa per andare a fare la spesa sovrappensiero, senza badare a quello che stiamo facendo? Oramai è diventata un’operazione talmente normale da darla spesso per scontata, e questo ovviamente cala i nostri livelli di attenzione, e di riflesso aumenta la percentuale di errori che compiamo quando acquistiamo questo o quello. Svuotandoci il portafoglio. Ma basta semplicemente un pelo di attenzione in più, e qualche consiglio prezioso, per poter ottimizzare la spesa al supermercato e per poter risparmiare pochi euro che, un po’ alla volta, potrebbero diventare una piccola fortuna. Come fare? Scopriamolo insieme.

La fretta e la fame sono i primi nemici della spesa
Mai fare la spesa quando andate di fretta o quando sentite un certo languorino. Perché nel primo caso vi farete prendere dall’ansia e combinerete disastri, magari dimenticandovi qualcosa di importante o acquistando un prodotto sbagliato, e magari anche vicino alla scadenza. Nel secondo caso, invece, potrebbe accadere l’esatto opposto: potreste infatti tornare a casa con il doppio dei sacchetti, avendo ceduto alla fame e dunque a sfizi costosi e assolutamente evitabili.

Carte fedeltà: un valido alleato per risparmiare
Come risparmiare al supermercato? La risposta è piuttosto “scontata”, così come i prezzi che potreste trovare potendo contare su una carta fedeltà. Ad esempio, diventare socio Coop permette di usufruire di svariati vantaggi come le offerte, la scontistica su tanti prodotti, la possibilità di collezionare punti da scambiare poi in regali, e tutta una serie di benefici che vanno oltre la spesa, come la possibilità di risparmiare sulle spese dentistiche grazie agli studi convenzionati con la cooperativa, e la medesima cosa per quanto concerne i servizi di luce e gas.

Fare sempre una lista settimanale
Le liste sono un mezzo ottimale per non caricare inutilmente il cervello, e per avere un elenco completo di ciò che ci serve: e questo consiglio vale anche per la spesa al supermercato. Fate sempre una lista della spesa settimanale, così da coprire un largo raggio di necessità, sfruttando più opportunità di risparmio. Meglio evitare la spesa giornaliera, perché è molto più semplice cadere in tentazione o spendere più del dovuto. E poi volete mettere la comodità? Risparmierete anche tantissimo tempo, che potrete dedicare ad altro.

Comprare presso i mercatini rionali
Il mercato? Ancora oggi un’occasione di risparmio impareggiabile, soprattutto quando si tratta di comprare alimenti quali frutta e verdure varie. Qui, infatti, gli alimenti giungono direttamente dai produttori ed i prezzi risultano di conseguenza più bassi, perché viene a mancare il cosiddetto “intermediario”. Quando lo fate, però, mettete in conto di dovervi alzare presto la mattina, perché le opportunità migliori e gli alimenti più freschi vanno via sin dalle prime ore della giornata.

Fare attenzione al prezzo al chilo
L’ultimo nostro consiglio odierno per risparmiare al supermercato, è fare attenzione al prezzo al chilo. Questo perché spesso i prodotti in offerta non sono poi così convenienti, e se risultano essere più economici di quelli a prezzo pieno, molto spesso sono comunque più costosi dei prodotti sfusi. Ecco perché vi conviene sempre orientarvi facendo un conteggio al chilo.



lunedì, luglio 10, 2017

Istat: una casalinga su 10 in Italia è in povertà assoluta

ROMA – Sono 7 milioni 338 mila nel 2016 le donne che si dichiarano casalinghe nel nostro Paese, 518 mila in meno rispetto a 10 anni fa. La loro età media è 60 anni, in crescita rispetto al 2006, quando era pari a 57 anni. Le casalinghe, dunque, invecchiano come il resto della popolazione. La condizione economica delle casalinghe, in Italia, non è buona: nel 2015 sono più di 700mila le casalinghe in povertà assoluta, il 9,3% del totale. Quasi una su dieci, in sostanza, non possiede un reddito sufficiente a garantirsi l’acquisto di un paniere di beni e servizi essenziali per una vita dignitosa.

E’ la fotografia scattata dall’Istat nell’indagine “Le casalinghe in Italia”. La situazione economica delle casalinghe è peggiore di quella delle occupate perché le casalinghe vivono maggiormente in famiglie monoreddito e quindi sono più esposte al rischio di povertà, soprattutto nel Sud. Quasi la metà delle casalinghe (47,4%) afferma che le risorse economiche della famiglia sono scarse o insufficienti, tra le occupate la quota scende al 30,8%, pur essendo rilevante. Le casalinghe con i livelli più alti di povertà assoluta sono le più giovani.

Le anziane presentano i valori più bassi (4,8%). Solo il 37,7% delle casalinghe possiede il bancomat e/o la carta di credito. La situazione migliora per le casalinghe laureate (75%), per quelle che risiedono al Nord (52,3%) e per le fascia di età da 45 a 54 anni (46,5%). Focalizzando l’attenzione sulle casalinghe che vivono in coppia emerge che soltanto il 38,9% possiede il bancomat e/o la carta di credito. Quasi un terzo non ne dispone pur possedendolo il partner. Il 27,5% ne è sprovvisto come il partner. La situazione migliora per le casalinghe con partner dirigente, imprenditore o libero professionista, queste dispongono di un proprio bancomat e/o la carta di credito nel 71% del totale e anche nel caso in cui il partner è quadro o impiegato la percentuale tocca il 55,9%. Le anziane di 65 anni e più superano i 3 milioni e rappresentano il 40,9% del totale, quelle fino a 34 anni sono l’8,5%.

Le casalinghe vivono prevalentemente nel Centro-Sud (63,8%). Il 74,5% delle casalinghe possiede al massimo la licenza di scuola media inferiore. Nel 2012 solo l’8,8% ha frequentato corsi di formazione, quota che sale di poco tra le giovani di 18-34 anni (12,9%). Poco più della metà delle casalinghe non ha mai svolto attività lavorativa retribuita nel corso della vita. Il motivo principale per cui le casalinghe di 15-34 anni non cercano un lavoro retribuito è familiare nel 73% dei casi. Sono 600 mila le casalinghe scoraggiate che pensano di non poter trovare un lavoro.

Piazza Affari apre in crescita (+0,6%)

MILANO - Apre in crescita Piazza Affari. Il Ftse Mib ha avviato le contrattazioni guadagnando lo 0,6% a 21.140 punti.

giovedì, luglio 06, 2017

Divella, una realtà alimentare che da 130 anni fa onore alla Puglia


di VITTORIO POLITO – Le cose più buone sono sempre quelle più semplici. Ci riferiamo alla pasta che è ritenuta dai nutrizionisti un alimento completo e svolge un ruolo fondamentale nella nostra alimentazione, nonostante i consolidati benefici di questo alimento siano messi in discussione da “diete” che prediligono un basso consumo calorico. La pasta è da sempre un punto cardine della dieta mediterranea, considerata dai nutrizionisti un cibo sano ed energetico sotto tutti i punti di vista e che, tutto sommato costa poco.

È questo il segreto del successo di un’azienda che produce, da sempre, pasta di semola di grano duro. Una storia iniziata nel 1890 per mano di Francesco Divella, che realizza il suo primo molino per la macinazione del grano a Rutigliano, piccolo comune agricolo della provincia barese. Giorno dopo giorno, l’impegno quotidiano di tante persone ha dato i suoi frutti, trasformando l’azienda, oggi alla sua quarta generazione, in una solida realtà che affronta giornalmente le sfide del mercato italiano ed estero.

Ma andiamo per ordine. Pare che un secolo prima di Cristo, Cicerone e Orazio, già apprezzavano una specie di pasta che altro non era che una schiacciata di farina, senza lievito, cotta in acqua, insomma quella che sotto certi aspetti potrebbe rappresentare la nostra lasagna. Ma le più antiche testimonianze sulla pasta cotta in acqua risalgono al 3000 a.C.

Aristofane, commediografo greco, in una descrizione di taglio gastronomico, accenna ad una pasta che ricorda il raviolo. Col termine ‘maccherone’, trovato già in uno scritto del Basso Medio Evo, si denominava in quel tempo ogni tipo di pasta, lunga e corta, mentre in Sicilia si definivano ‘maccarones’ le paste ripiene che oggi potremmo definire ravioli. Altre tracce ci portano in Medio Oriente e pare possibile che la pasta secca sia di origine araba. Questa ipotesi è accreditata dai nomi arabi ‘itryya’ e ‘fad’ attribuiti ai fili di pasta di forma cilindrica e ai ‘fidelini’. In terre come la Sicilia e la Spagna, che hanno subito la dominazione araba, l’uso dei due termini continua, trasformati in ‘trii’, ‘fideli’ ed in ‘tria’ e ‘fidear’.

L’arte della pasta si serve anche di piccoli elementi fabbricati artigianalmente, in geometrie difficilmente riscontrabili in natura. I ‘ziti’ (una particolare qualità di pasta), prende il nome dalla donna che va sposa, che a Napoli ed anche a Bari, è chiamata in dialetto ‘zita’. Si tratta della classica pasta per il pranzo di nozze, ma per i baresi i ‘ziti’ rappresentavano anche la trafila per il pranzo della domenica, i quali dovevano essere rigorosamente spezzati a mano (si tratta infatti di una pasta lunga). I bucatini, invece, furono un modo tutto romano di reinterpretare gli spaghetti, mentre a fine ’800 i ditalini (o tubettini) rigati furono chiamati anche garibaldini (?).

Ma, la realtà alimentare pugliese è rappresentata dal Pastificio “Divella” che insiste sul territorio di Rutigliano nel quale si realizzano quotidianamente tonnellate di pasta non solo secca, ma anche fresca, nelle varie trafile, farine e oggi anche biscottificio. Stiamo parlando di un’azienda i cui prodotti sono presenti non solo sul territorio nazionale ma anche in moltissimi Paesi del mondo.

Un discorso a parte va fatto per le paste fresche, che a Bari e in Puglia sono rappresentate essenzialmente dalle orecchiette, confezionate a mano con semola di grano duro, acqua, “indice” e “pollice”, ma che “Divella” ha anche inserito nella produzione nel suo mastodontico pastificio, che non teme confronti, per controllo della qualità, attenta selezione delle materie prime, moderne tecnologie, rispetto dell’ambiente e responsabilità sociale.

Qualche numero: 320 dipendenti, 1200 tonnellate di pasta secca, 35 tonnellate di pasta fresca, circa 200 formati di pasta e 90 tonnellate di biscotti al giorno, oltre alla lavorazione di 1600 tonnellate di grano tra ‘duro’ e ‘tenero’.

Tante persone animate dalla “Passione Mediterranea” danno vita alla produzione nei tre stabilimenti del pastificio tramandando, da oltre 125 anni, i principi della dieta mediterranea in tutto il mondo. Un vanto della nostra Puglia che non teme confronti.

E ricordate, infine, che la pasta è ottima contro lo stress e per la dieta degli atleti, dona benessere e previene anche molte malattie. Vi pare poco?

mercoledì, luglio 05, 2017

Volvo: addio al motore a benzina

STOCCOLMA - Volvo dice addio al motore a benzina. Dal 2019 la casa svedese produrrà solo auto ibride o elettriche: lo ha reso noto il CEO Hakan Samuelsson, parlando di un annuncio storico, che segna la fine dell’auto a combustione. Tra il 2019 e il 2021 Volvo lancerà cinque modelli di auto elettrica, a quanto pare sempre più richiesti dagli automobilisti; tre sotto il brand Volvo due sotto il brand Polestar, la divisione che produce auto di grandi prestazioni.

Ciao anche al motore diesel troppo costosi da produrre, quelli di nuova generazione, nel rispetto delle normative contro l’inquinamento. La prima auto interamente elettrica sarà un’utilitaria e verrà prodotta in Cina (Volvo è di proprietà del gruppo cinese Geely), nel 2019. Obiettivo della casa produrre un milione di auto elettriche entro il 2025.

Mps si rinnova, 5.500 esuberi e 600 filiali da chiudere

ROMA - Il piano di ristrutturazione 2017-2021 del gruppo Mps prevede 5500 esuberi. Di questi, 4.800 attraverso l'attivazione del fondo di solidarietà. Le filiali da chiudere sono circa 600: dalle 2000 del gruppo nel 2016 a 1400 nel 2021. L'utile netto di Mps al 2021 sarà superiore a 1,2 miliardi di euro, con un Roe pari al 10,7%. Prevista anche la cessione al fondo Atlante 2 delle tranche junior e mezzanine delle sofferenze, ad un prezzo pari al 21% del loro valore lordo. In tutto, le sofferenze lorde da dismettere da parte del gruppo ammontano a 28,6 miliardi lordi, di cui 26,1 miliardi attraverso la cartolarizzazione più un portafoglio di 2,5mld costituito da crediti unsecured attraverso procedure dedicate.

 Nelle linee strategiche è prevista inoltre una rafforzata posizione patrimoniale e di liquidità, con target al 2021 che include un indice Cet1 al 14%. Per effetto dell'aumento di capitale e della cessione delle sofferenze è attesa una riduzione del costo del funding nell'arco di piano, con riallineamento ai parametri medi di mercato. E' poi indicata la valorizzazione della clientela Retail e Small Business grazie ad un nuovo modello di business semplificato e altamente digitalizzato.

Inoltre è previsto un rinnovato modello operativo, con un focus continuo sull'efficienza, che porterà ad un target di cost/income ratio inferiore al 51% nel 2021 e ad una riallocazione alle attività commerciali delle risorse impegnate in attività amministrative. Nel piano vi è anche una gestione del rischio di credito radicalmente migliorata, con una nuova struttura organizzativa del Chief Lending Officer (Clo) che che porterà un costo del rischio inferiore a 60 punti base e un NPE ratio lordo inferiore al 13% nel 2021. Viene poi creata all'interno del Clo una business Unit dedicata alla gestione del portafoglio di crediti deteriorati, che si occuperà di early remedial actions-ristrutturazioni, del controllo delle attività e delle performance della piattaforma di recupero crediti, nonché delle attività di recupero relative al nuovo flusso di sofferenze non veicolato sulla piattaforma.  

Digithon: un incentivo al complesso mondo delle start-up

Le start up italiane si sfidano a colpi di idee: è questa l’idea di fondo che gravita intorno al Digithon, una vera e propria maratona di imprese innovative tenutasi a Bisceglie nei giorni scorsi. Durante questo evento, una platea di esperti nei rispettivi campi ha giudicato incessantemente – per 30 ore di fila – tantissime start up desiderose di mostrare il proprio progetto ad eventuali investitori interessati. Dopo questa estenuante corsa, è stata la start up Busrapido ad aggiudicarsi la vittoria finale del Digithon 2017: non senza difficoltà, e non senza una competizione piuttosto accesa. Ma questo era nell’ordine delle cose, vista la presenza di start up davvero molto interessanti e competitive all’evento.

Digithon 2017: Busrapido vince la maratona
Sono state indubbiamente 30 ore intense, ma anche ricche di colpi di coda dovuti ad alcune idee davvero innovative, che si sono equamente spartite i 5 premi messi a disposizione dagli organizzatori di questa attesissima edizione del Digithon. Ma ad aggiudicarsi il primo premio da 10.000 euro (offerto da Confindustria) è stata la start up Busrapido, autrice di un innovativo motore di ricerca in grado di indicizzare e di offrire in risposta alle query degli utenti tutte le offerte per il noleggio di autobus e di mini-bus dotati di conducente. Ad aver fatto la differenza, i crismi di un’idea che dimostra di poter essere competitiva anche in un mercato già ricco di concorrenti molto agguerriti.

Start up di successo? Siamo solo all’inizio
La vicenda Busrapido può far sembrare il lavoro di una start up semplice, ma in realtà – per sua stessa definizione – una start up ha ancora di fronte a sé tanta strada da percorrere: perché i finanziamenti sono indispensabili per avviare un progetto, ma poi devono essere ripagati da risultati concreti, che possano permettere all’azienda di crescere e di espandere il proprio business. E non sempre è facile farlo da soli, dato che spesso è necessario l’appoggio di uno o più partner commerciali: qui cominciano le difficoltà, perché bisogna sempre analizzare la loro salute finanziaria, prima di aprirgli le porte dell’azienda. Come fare? Oggi non è difficile: grazie a siti specializzati come icribis.it è possibile ad esempio visualizzare i codici RAE delle aziende, così da prendere visione del loro prospetto economico stabilito dalla Banca d’Italia.

Quali sono le altre difficoltà per una start up?
Il reperimento dei finanziamenti, e dei partner commerciali giusti, non è certo l’unica difficoltà che rende sempre molto complesso il successo di una start up, non solo italiana ma in generale europea. Ad esempio, i finanziamenti non devono mai essere sprecati, ma anzi investiti in modo oculato ed in progetti e mercati che possano generare un tornaconto a breve termine, perché una start up non ha le possibilità economiche di attendere i suddetti risultati per un tempo lungo. Inoltre, la stessa definizione del mercato non è mai semplice: individuare una nicchia coerente con un obiettivo, è un’operazione che va affidata agli esperti del settore. Infine, da sottolineare il fattore fidelizzazione: il cliente va prima conquistato e poi tenuto stretto, e questa è una delle difficoltà più grandi.

martedì, luglio 04, 2017

Puglia: aumentano i ricorsi nella commissione tributaria regionale

BARI – Arretra la commissione regionale tributaria, ossia l’organo di appello avverso le decisioni delle commissioni tributarie provinciali. Le istanze in attesa di giudizio salgono da 17.045 a 18.868. «Accelerano», invece, le commissioni provinciali: i ricorsi pendenti, infatti, scendono da 20.952 a 17.983. E’ quanto emerge dalla quinta indagine sul contenzioso tributario, condotta dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia.

In particolare, nella commissione provinciale di Bari risultano ancora pendenti 4.285 ricorsi, in quella di Brindisi 832, in quella di Foggia 5.279, in quella di Lecce 5.237 e in quella di Taranto 2.350. Per un totale di 17.983 istanze. Più altre 18.868 in commissione regionale.
Guardando all’ente impositore, ben 8.763 contestazioni (pari al 48,7 per cento) riguardano l’Agenzia delle entrate, che include l’ex Agenzia del territorio; 206 (pari all’1,1 per cento) contro l’Agenzia delle dogane e monopoli, 2.573 (pari al 14,3 per cento) contro Equitalia, 3.097 (pari al 17,2 per cento) contro enti locali e 3.344 (pari al 18,6 per cento) contro altri enti.

Nel corso del 2016, nelle commissioni provinciali della Puglia, sono stati definiti 16.240 ricorsi. A Bari occorrono, in media, 410 giorni per definire un ricorso. A Brindisi ce ne vogliono 393, a Foggia 1.064, a Lecce 1.144 e a Taranto 671. Un ricorso, infatti, può essere discusso in una o più udienze.

«Il monitoraggio effettuato dal nostro centro studi – spiega Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – racconta di una Puglia in cui il tasso di conflittualità in materia tributaria è ancora molto elevato. Ciò, in buona parte, dipende da come è concepito il nostro sistema fiscale, complicato al punto da essere di ardua interpretazione persino per gli uffici preposti all’attuazione delle norme. Non è un caso che numerosi ricorsi derivino da errori commessi in buona fede, sia dall’amministrazione fiscale che dai contribuenti».

«Non c’è dubbio – aggiunge Sgherza – che una diversa impostazione del rapporto tra fisco e cittadini consentirebbe non solo un’interlocuzione più serena, ma anche un risparmio notevole di risorse. Tanto gli uffici per articolare le contestazioni, quanto i contribuenti per le proprie difese impiegano notevoli quantità di tempo e denaro e, come dimostrano i dati, i tempi della giustizia sono spesso tali da non consentire una tutela davvero “utile”. Si tratta – spiega il presidente – di un problema ancora più avvertito dalle piccole imprese, costrette a dirottare risorse preziose in caso di accertamenti. Magari consentire ai contribuenti di confrontarsi con gli enti preposti prima che la contestazione venga irrogata, considerato che l’esito dei ricorsi si rivela non di rado favorevole agli stessi cittadini, consentirebbe anche allo Stato di evitare spese non necessarie».

Secondo Sgherza, «è giunta l’ora di abbandonare la semplice retorica del fisco amico e, completando le riforme fiscali, ripensare il rapporto di imprese e cittadini con le tasse. Solo attraverso la semplificazione, la riduzione degli errori, le buone pratiche amministrative, il confronto preventivo e, in definitiva, il rispetto dei diritti dei contribuenti (tutti provvedimenti a costo zero) si può sperare di stimolare l’adempimento spontaneo e consentire che l’autorità fiscale venga vista come un qualcosa con cui collaborare piuttosto che una minaccia da cui doversi difendere». 

lunedì, luglio 03, 2017

Istat, disoccupazione risale all'11,3%

ROMA - Nel mese di maggio il tasso di disoccupazione risale a all'11,3%, in aumento di 0,2 punti percentuali dopo il calo di aprile. Lo comunica l'Istat, che sempre per il mese di maggio stima 51 mila occupati in meno rispetto ad aprile e 141 mila in più rispetto a maggio 2016. E' il primo calo congiunturale dopo 8 mesi.

In aumento da aprile solo gli occupati ultracinquantenni e i dipendenti con contratti a termine. A maggio, comunica ancora l'Istat, cresce anche il tasso di disoccupazione giovanile, che sale al 37% con un incremento di 1,8 punti da aprile. Rispetto ad aprile ci sono 25 mila 15-24enni in più in cerca di occupazione.

sabato, luglio 01, 2017

Saldi al via, spesa media delle famiglie sui 230 euro

Al via oggi in tutta Italia i saldi estivi. Secondo le stime dell'Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà in media per l'acquisto di articoli di abbigliamento e calzature in saldo circa 230 euro per un valore complessivo intorno ai 3,5 miliardi di euro.

"Nonostante il gran caldo di questi mesi, i consumi sono stati piuttosto tiepidi e i segnali di ripresa di cui si parla tanto sono ancora troppo flebili e poco avvertiti specie dal dettaglio moda multibrand", riferisce il presidente di Federazione Moda Italia e vicepresidente di Confcommercio Renato Borghi.

"Naturalmente - aggiunge - un giudizio sull'esito finale di questa stagione di saldi dovrà necessariamente tener conto delle intollerabili anticipazioni degli sconti lanciati in primo luogo dalle catene e dai potenti monomarca. Non ci stancheremo mai di segnalare azioni di concorrenza sleale alle Autorità competenti: non c'è niente di peggio che scrivere leggi e regole il cui rispetto non può essere garantito".

venerdì, giugno 30, 2017

Borse europee, indice Stoxx 600 apre in rialzo, +0,11%

(Reuters) - L'indice pan-europeo di borsa Stoxx 600 ha aperto oggi in rialzo dello 0,11%. L'indice delle blue chip dell'Eurozona guadagna lo 0,15%.

Francoforte è piatta, Londra apre in calo dello 0,15%, Parigi è in rialzo dello 0,11%, Madrid dello 0,14%.