Sarah, i legali di Sarah: "Misseri non ha detto la verità"
TARANTO. ''Secondo noi Michele Misseri non ha detto tutta la verita'. Ci sono certamente punti che non sono chiari. Pur rimanendo fermo il quadro accusatorio ci sono cose che non ha detto e che non riesce a dire''. Lo sostengono gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, legali della famiglia di Sarah Scazzi.
> "Tanta morbosità per Sarah come fu per Carmela Iosò"
> Domani motivazioni Riesame carcerazione Sabrina
> Il legale Galoppa: Misseri non ha mai abusato del corpo di Sarah
> Il legale Galoppa/2: Misseri temeva aggressione Sabrina
"ZONE NON CONVINCENTI" - Era un momento molto atteso proprio per il valore di prova che nella fase dibattimentale assumeranno le dichiarazioni dell'uomo. ''Ci sono zone non convincenti - aggiungono i due legali - che dovranno essere esplorate nel dibattimento. Misseri e' molto preciso per quanto riguarda le fasi successive al delitto ma e' molto piu' incerto per quelle piu' strettamente attinente al momento dell'omicidio o al modo in cui ha ritrovato il corpo. In alcuni momenti la sua ricostruzione lascia pensare che l'omicidio possa non essere avvenuto in quel modo e che possa essere successo da qualche altra parte e non nel garage''.
LA CINTA SCOMPARSA - Misseri, durante il lungo interrogatorio, ha inoltre detto di ricordare che la cinta, presunta arma del delitto, l'aveva vista appesa nel garage della sua abitazione di via Deledda prima dell'omicidio e poi di non averla piu' vista. E non ha escluso che possa averla fatta sparire la figlia Sabrina che lui accusa di essere l'unica responsabile del delitto della 15enne Sarah Scazzi, strangolata il 26 agosto ad Avetrana. Come noto Misseri si incarico' di gettare il cadavere della nipote nella cisterna interrata di contrada 'Mosca' e di distruggere alcuni effetti personali: i vestiti, lo zainetto, gli auricolari.
Conservo' solo il cellulare. E nascose le chiavi di casa della vittima. Le ciabatte infradito le avrebbe gettate nel cassonetto della spazzatura. Anche sul movente del delitto Misseri ha detto di non conoscerlo. E' possibile che l'uomo ne sia venuto a conoscenza durante i 42 giorni della scomparsa oppure che lo abbia appreso o intuito dai giornali. Per questo durante l'interrogatorio del 5 novembre ha detto che a guidare la mano omicida della figlia puo' essere stata la gelosia di Sabrina per il rapporto tra Ivano e Sarah.
Ma si tratterebbe di una sua supposizione o di una conclusione logica. Misseri, inoltre, ha sostanzialmente riconfermato che stava dormendo quel pomeriggio del 26 agosto quando venne chiamato da Sabrina e invitato a scendere in garage dove era successo ''un guaio''. Infine ha ribadito che Sabrina e Sarah andavano assolutamente d'accordo. Un momento in cui ha vacillato e' stato quando il gip Martino Rosati gli ha chiesto come fosse possibile che in 42 giorni in casa non abbia parlato con Sabrina di quanto era successo. A questa domanda avrebbe risposto, come in altri momenti dell'interrogatorio, con un ''non so''.
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"ZONE NON CONVINCENTI" - Era un momento molto atteso proprio per il valore di prova che nella fase dibattimentale assumeranno le dichiarazioni dell'uomo. ''Ci sono zone non convincenti - aggiungono i due legali - che dovranno essere esplorate nel dibattimento. Misseri e' molto preciso per quanto riguarda le fasi successive al delitto ma e' molto piu' incerto per quelle piu' strettamente attinente al momento dell'omicidio o al modo in cui ha ritrovato il corpo. In alcuni momenti la sua ricostruzione lascia pensare che l'omicidio possa non essere avvenuto in quel modo e che possa essere successo da qualche altra parte e non nel garage''.
LA CINTA SCOMPARSA - Misseri, durante il lungo interrogatorio, ha inoltre detto di ricordare che la cinta, presunta arma del delitto, l'aveva vista appesa nel garage della sua abitazione di via Deledda prima dell'omicidio e poi di non averla piu' vista. E non ha escluso che possa averla fatta sparire la figlia Sabrina che lui accusa di essere l'unica responsabile del delitto della 15enne Sarah Scazzi, strangolata il 26 agosto ad Avetrana. Come noto Misseri si incarico' di gettare il cadavere della nipote nella cisterna interrata di contrada 'Mosca' e di distruggere alcuni effetti personali: i vestiti, lo zainetto, gli auricolari.
Conservo' solo il cellulare. E nascose le chiavi di casa della vittima. Le ciabatte infradito le avrebbe gettate nel cassonetto della spazzatura. Anche sul movente del delitto Misseri ha detto di non conoscerlo. E' possibile che l'uomo ne sia venuto a conoscenza durante i 42 giorni della scomparsa oppure che lo abbia appreso o intuito dai giornali. Per questo durante l'interrogatorio del 5 novembre ha detto che a guidare la mano omicida della figlia puo' essere stata la gelosia di Sabrina per il rapporto tra Ivano e Sarah.
Ma si tratterebbe di una sua supposizione o di una conclusione logica. Misseri, inoltre, ha sostanzialmente riconfermato che stava dormendo quel pomeriggio del 26 agosto quando venne chiamato da Sabrina e invitato a scendere in garage dove era successo ''un guaio''. Infine ha ribadito che Sabrina e Sarah andavano assolutamente d'accordo. Un momento in cui ha vacillato e' stato quando il gip Martino Rosati gli ha chiesto come fosse possibile che in 42 giorni in casa non abbia parlato con Sabrina di quanto era successo. A questa domanda avrebbe risposto, come in altri momenti dell'interrogatorio, con un ''non so''.
