"Giustizia a teatro": il processo alla storia assolve il "marinaio" Emiliano

di Michele Tedesco
Tre volte assolto: innocente per la giuria popolare (703 voti favorevoli, 307 contrari); innocente per la giuria mediatica e innocente per l’ insindacabile verdetto del presidente della Corte, lo storico del Cristianesimo Prof. Giorgio Otranto. Il pubblico delle grandi occasioni ha accolto con entusiasmo il primo episodio della rassegna “Giustizia a Teatro”, tenutosi ieri sera al Petruzzelli di Bari. Un processo alla storia di cui indiscusso protagonista è stato senza dubbio un sorprendente e quantomai disinvolto Michele Emiliano. Vestiti materialmente i panni del marinaio Matteo, detto “Sparro”, il sindaco di Bari è stato chiamato a difendersi dall’ accusa di rapina pluriaggravata, violazione di sepolcro e sottrazione aggravata di cadavere, per il trafugamento delle spoglie mortali di San Nicola, avvenuto a Myra in epoca prossima al 20 aprile del 1087. La ragione dell’ Emiliano “Uomo di Giustizia” ( “Da tanti anni, tra una pescata e l’ altra, non facevo un processo”, dichiarerà ironicamente nel corso della sua testimonianza ) e il forte sentimento di devozione del “Primo dei Baresi”, chiamato all’ emiciclo, sono stati l’ anima viva del dibattimento, che per alcuni tratti ha sofferto del peso dei tecnicismi dell’ assai articolato linguaggio della giurisprudenza. Non poteva essere altrimenti, considerando il fatto che l’ accusa e la difesa sono state affidate a due massimi esperti della disciplina giuridica quali: il dott. Corrado Lembo, procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, e l’ avvocato penalista Aurelio Gironda Sr., per nulla impacciati in un’ aula di tribunale, che pur sempre era stata traslocata su un palcoscenico di teatro. Padre Damiano Bova, rettore della Basilica Pontificia di San Nicola di Bari, è stato teste eccellente e memoria storica indispensabile ai fini del dibattimento. Ciò che ha più stupito è stata la straordinaria capacità di Emiliano di far proprio il personaggio riuscendo a coglierne il lato più umano di chi ha agito per buon senso e per una volontà superiore, grazie a una assai probabile comunanza e verosimiglianza caratteriale in cui l’ ardore e l’ impeto sono certamente connotazioni imprescindibili. “Nè ladri, nè eroi, ma uomini del Medioevo”, ha sentenziato infine il presidente della Corte.