Libri: San Nicola e la coppa d’oro
di Vittorio Polito. San Nicola non finisce mai di stupire sia per i numerosi miracoli compiuti, sia per le numerose leggende e fiabe legate al suo nome e che molti studiosi della materia riportano su libri e pubblicazioni.
È il caso di ricordare la leggenda di “San Nicola e la coppa d’oro” pubblicata sul volume del normanno Robert Wace “Il Poema di S. Nicola”, curato da Rosanna Brienza Lagala, edito dal Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori di Bari.
Nonostante la notevole importanza del poema dal punto di vista filologico, sostiene p. Gerardo Cioffari nella presentazione, non si può dire che esso sia adeguatamente conosciuto e popolare.
Si narra di un uomo che aveva fatto voto di offrire al Santo di Mira una coppa d’oro senza badare a spese. Quando la coppa fu realizzata apparve così bella agli occhi del devoto che pensò bene di tenersela per sé e di farne fare un’altra uguale. Ma la seconda coppa riuscì più leggera e di minor valore della prima anche perché era d’argento. Ma lo sprovveduto devoto fece ugualmente organizzare il suo viaggio facendo portare anche la seconda coppa e accompagnandosi alla moglie ed al figlio, oltre che ad altra gente.
Quando furono in alto mare e giunse l’ora del pranzo fece portare in tavola la coppa più preziosa ordinando al figlio di prendere la coppa e lavarla in mare. Il giovane, quando si sporse per lavare l’oggetto, finì in mare con tutta la coppa e scomparve con grande dolore e smarrimento dei genitori che manifestarono l’intenzione di gettarsi anch’essi in mare. Ma i marinai e gli altri passeggeri impedirono tale gesto e il rafforzamento del vento fece in modo che la nave si allontanò ben presto dal luogo della disgrazia.
Giunti al porto si recarono immediatamente alla vicina Chiesa di San Nicola portando la coppa d’argento, cioè quella fabbricata per seconda. Dopo veglie e penitenze posero la coppa sull’altare, ma questa rimbalzò e cadde a terra. Subito ripresa fu riportata sull’altare ma questa volta la coppa rimbalzò molto in alto finendo dietro al coro. Ripresero di nuovo la coppa, con grande timore, e la rimisero ancora una volta sull’altare, ma non riuscirono a tenerla ferma, né a mantenerla, né a conservarla senza che sfuggisse dalle loro mani.
Gridando e piangendo confessavano i loro peccati ed invocavano Dio, riconoscendosi peccatori e sfortunati, pur sapendo che il loro figlio era annegato in mare e la loro offerta rigettata dall’altare. E così fecero chiamare i preti raccontando come avevano agito e raccontando della coppa che avevano sostituita. Dopo questa confessione non passò molto tempo che San Nicola riportò in chiesa sano e salvo il figlio annegato, il quale si avvicinò all’altare con la coppa in mano, la baciò e la depose e, lasciandola, si tirò indietro. La coppa non si mosse più ed i genitori riconobbero il figlio e corsero verso di lui, lodando Dio e San Nicola per avergli salvato il giovane, guidandolo al porto sano e salvo.
È il caso di ricordare la leggenda di “San Nicola e la coppa d’oro” pubblicata sul volume del normanno Robert Wace “Il Poema di S. Nicola”, curato da Rosanna Brienza Lagala, edito dal Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori di Bari.
Nonostante la notevole importanza del poema dal punto di vista filologico, sostiene p. Gerardo Cioffari nella presentazione, non si può dire che esso sia adeguatamente conosciuto e popolare.
Si narra di un uomo che aveva fatto voto di offrire al Santo di Mira una coppa d’oro senza badare a spese. Quando la coppa fu realizzata apparve così bella agli occhi del devoto che pensò bene di tenersela per sé e di farne fare un’altra uguale. Ma la seconda coppa riuscì più leggera e di minor valore della prima anche perché era d’argento. Ma lo sprovveduto devoto fece ugualmente organizzare il suo viaggio facendo portare anche la seconda coppa e accompagnandosi alla moglie ed al figlio, oltre che ad altra gente.
Quando furono in alto mare e giunse l’ora del pranzo fece portare in tavola la coppa più preziosa ordinando al figlio di prendere la coppa e lavarla in mare. Il giovane, quando si sporse per lavare l’oggetto, finì in mare con tutta la coppa e scomparve con grande dolore e smarrimento dei genitori che manifestarono l’intenzione di gettarsi anch’essi in mare. Ma i marinai e gli altri passeggeri impedirono tale gesto e il rafforzamento del vento fece in modo che la nave si allontanò ben presto dal luogo della disgrazia.
Giunti al porto si recarono immediatamente alla vicina Chiesa di San Nicola portando la coppa d’argento, cioè quella fabbricata per seconda. Dopo veglie e penitenze posero la coppa sull’altare, ma questa rimbalzò e cadde a terra. Subito ripresa fu riportata sull’altare ma questa volta la coppa rimbalzò molto in alto finendo dietro al coro. Ripresero di nuovo la coppa, con grande timore, e la rimisero ancora una volta sull’altare, ma non riuscirono a tenerla ferma, né a mantenerla, né a conservarla senza che sfuggisse dalle loro mani.
Gridando e piangendo confessavano i loro peccati ed invocavano Dio, riconoscendosi peccatori e sfortunati, pur sapendo che il loro figlio era annegato in mare e la loro offerta rigettata dall’altare. E così fecero chiamare i preti raccontando come avevano agito e raccontando della coppa che avevano sostituita. Dopo questa confessione non passò molto tempo che San Nicola riportò in chiesa sano e salvo il figlio annegato, il quale si avvicinò all’altare con la coppa in mano, la baciò e la depose e, lasciandola, si tirò indietro. La coppa non si mosse più ed i genitori riconobbero il figlio e corsero verso di lui, lodando Dio e San Nicola per avergli salvato il giovane, guidandolo al porto sano e salvo.
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