Pulsano, Pro Loco da salvare: debito sopra i 25mila euro

di Dario Durante. Si tenta il tutto per tutto per scongiurare il commissariamento della Pro Loco di Pulsano che vanta un debito superiore ai 25mila euro.
I fatti risalgono al 2005 quando la Guardia di Finanza accerta il mancato versamento di alcune ritenute d’acconto nel periodo 2000-2004 su pagamenti effettuati ad alcuni operatori impegnati nel servizio di informazioni turistiche chiedendo la restituzione del dovuto che supera di poco i 5 mila euro.
Ma, due anni dopo, «invece di cercare una soluzione ragionata, come la dilazione del pagamento, chi mi ha preceduto – dichiara l’attuale presidente Dina Turco – promuove cinque ricorsi giudicati “pretestuosi” dalla stessa Agenzia delle Entrate che apporta, quindi, un aggravio iniziale delle spese».
Nel frattempo, nello scorso febbraio, la Commissione Provinciale Tributaria boccia il ricorso dell’associazione turistica e la presidente, constatando che l’assemblea dei soci è andata deserta per tre volte, comunica (come previsto dalla legge) all’Ente comunale, alla Regione Puglia e all’Unpli regionale e provinciale il decadimento del direttivo.
In attesa della nomina di un commissario, «sotto la mia personale responsabilità – afferma Turco – ho prospettato all’amministrazione comunale pulsanese un piano di recupero del debito basato su diverse azioni che si tenteranno di far partire al più presto». Allo studio, la possibilità di far adottare ad alcune persone parte del debito su base temporanea, l’organizzazione di un evento, l’affitto degli abiti medievali, la destinazione (in via straordinaria) di una piccola percentuale dell’incasso della giornata degli esercizi commerciali in favore del sodalizio.
La situazione, però, resta grave poiché «la Pro Loco sta compiendo i primi atti per procedere legalmente contro i precedenti presidenti, il primo per non aver adempiuto alla ritenuta d’acconto ed al versamento dello stesso e per non aver richiesto tale percentuale a chi l’aveva erroneamente ottenuta, la seconda per aver causato la maggiorazione delle imposte e aver incrementato con la sua azione il debito del sodalizio fino a causarne il collasso».