Bersani replica a Vendola: non siamo aperti a Lega, la sfidiamo
GENOVA.Un colpo al governo, uno a Nichi Vendola e di riflesso anche alla Lega. Da Genova, dove ha chiuso la prima conferenza del Pd sul lavoro, Pier Luigi Bersani si e' tolto qualche "sassolino dalla scarpa" , come lui stesso ha piu' volte ammesso.
Durissimo il giudizio nei confronti del governo, alla luce anche della minaccia di Moody's di declassare l'Italia. "Noi saremo messi di fronte a un'alternativa del diavolo. O azzardare una rischiosissima, davanti a tutto il mondo e ai mercati, ridiscussione con l'Unione europea o bere una ricetta recessiva", ha ammonito. "Faccio questo pronostico: loro lasceranno l'Italia col cappio al collo", ha detto il segretario del Pd.
Da qui l'ennesimo richiamo al governo a dire la verita' agli italiani. "Ma quali conti a posto? Adesso voi dite dove ci avete portato", ha incalzato, "io raccolgo l'invito del Presidente della Repubblica a un atteggiamento di responsabilita' nazionale, che parta da questo: andiamo in parlamento e ci chiariamo sulla situazione".
Ora "il gioco delle tre carte non si puo' assolutamente fare. Di balle non possono raccontarne. C'e' un Paese che soffre", ha insistito.
Bersani poi non ha gradito i commentatori che hanno visti nella minaccia dell'agenzia di rating una conferma della linea di Tremonti "Non voglio parlare di Moody's, ma gradirei che il giorno dopo Tremonti non si mettesse anche la medaglietta", ha spiegato. E poi, tra le risate degli oltre 500 delegati, "qualcuno dice 'rafforza Tremonti, si sentono cose curiose, francamente".
Poi tocca a Vendola. "C'e' chi dice dialogo, apertura, alla Lega? Veramente non capisce", ha detto il segretario, "questa e' la sfida alla Lega, noi siamo alternativi alla Lega. E' la nostra sfida - ha insistito - li abbiamo fatti noi i manifesti con la spada di Alberto da Giussano giu' o glieli ha fatti Sel?".
Bersani e' tornato anche a chiedere alla Lega di andare fino in fondo nell'analisi della situazione politica. "Domani c'e' Pontida", ha ricordato, "ho fatto un augurio che la Lega vada a fondo di questa discussione. Ha governato da Roma otto degli ultimi 10 anni, non da Gemonio. Dove sono finiti i grandi obbiettivi? In un fallimento. E le ricette come il protezionismo, il federalismo, l'aggressivita' contro l'immigrazione". Dunque, ha insistito, "dov'e' il risultato? Non c'e' per il Nord, per l'Italia e neanche per la Lega. Non ci facciano per favore gli ennesimi ultimatum che sono sempre dei penultimatum, ancorche' roboanti". (AGI)
Durissimo il giudizio nei confronti del governo, alla luce anche della minaccia di Moody's di declassare l'Italia. "Noi saremo messi di fronte a un'alternativa del diavolo. O azzardare una rischiosissima, davanti a tutto il mondo e ai mercati, ridiscussione con l'Unione europea o bere una ricetta recessiva", ha ammonito. "Faccio questo pronostico: loro lasceranno l'Italia col cappio al collo", ha detto il segretario del Pd.
Da qui l'ennesimo richiamo al governo a dire la verita' agli italiani. "Ma quali conti a posto? Adesso voi dite dove ci avete portato", ha incalzato, "io raccolgo l'invito del Presidente della Repubblica a un atteggiamento di responsabilita' nazionale, che parta da questo: andiamo in parlamento e ci chiariamo sulla situazione".
Ora "il gioco delle tre carte non si puo' assolutamente fare. Di balle non possono raccontarne. C'e' un Paese che soffre", ha insistito.
Bersani poi non ha gradito i commentatori che hanno visti nella minaccia dell'agenzia di rating una conferma della linea di Tremonti "Non voglio parlare di Moody's, ma gradirei che il giorno dopo Tremonti non si mettesse anche la medaglietta", ha spiegato. E poi, tra le risate degli oltre 500 delegati, "qualcuno dice 'rafforza Tremonti, si sentono cose curiose, francamente".
Poi tocca a Vendola. "C'e' chi dice dialogo, apertura, alla Lega? Veramente non capisce", ha detto il segretario, "questa e' la sfida alla Lega, noi siamo alternativi alla Lega. E' la nostra sfida - ha insistito - li abbiamo fatti noi i manifesti con la spada di Alberto da Giussano giu' o glieli ha fatti Sel?".
Bersani e' tornato anche a chiedere alla Lega di andare fino in fondo nell'analisi della situazione politica. "Domani c'e' Pontida", ha ricordato, "ho fatto un augurio che la Lega vada a fondo di questa discussione. Ha governato da Roma otto degli ultimi 10 anni, non da Gemonio. Dove sono finiti i grandi obbiettivi? In un fallimento. E le ricette come il protezionismo, il federalismo, l'aggressivita' contro l'immigrazione". Dunque, ha insistito, "dov'e' il risultato? Non c'e' per il Nord, per l'Italia e neanche per la Lega. Non ci facciano per favore gli ennesimi ultimatum che sono sempre dei penultimatum, ancorche' roboanti". (AGI)
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