Sarah: zio Michele, mia moglie Cosima è donna e uomo insieme, forte, decisa
AVETRANA (TA). Telefonate anonime, soprattutto la notte, lettere non firmate, frasi che rimbalzano nella comunità di Avetrana. E’ come se un tribunale illegittimo, quello messo in piedi dalla voce popolare, avesse già emesso la sentenza: Michele Misseri va bene quando accusa la figlia Sabrina, è da condannare ed escludere dalla comunità quando si fa carico del delitto. (leggi anche: I legali di Cosima contestano le intercettazioni)
«E’ vero - dice candido -, mia moglie Cosima è donna e uomo insieme, forte, decisa. Abbiamo lavorato sempre insieme. In Germania io facevo il muratore, lei l’operaia in una fabbrica di gelati e poi di cioccolato. Con i soldi della Germania abbiamo costruito la casa. Lavorando come braccianti abbiamo comprato le campagne, gli oliveti, in tutto 500 alberi, e il vigneto».
Misseri è convinto che tutto questo non lo avrebbe realizzato se Cosima non avesse avuto sotto controllo la cassa della famiglia. «Davo tutto a lei, il salario da muratore, i soldi delle giornate da bracciante, gli assegni del consorzio del primitivo alla consegna dell’uva e a conclusione dell’annata. Dicono che mi trattava da schiavo. Non è vero. Dicono che mangiavo i resti dei pasti come i cani. Ma nelle famiglie contadine i resti li mangiano tutti, la sera oppure il giorno dopo».
E di Sabrina, cosa dice Michele? Non molto, anzi pochissimo. «Era vivace, anche Valentina da bambina lo era; Sabrina è rimasta tale anche da grande, Valentina è cresciuta più tranquilla».
«E’ vero - dice candido -, mia moglie Cosima è donna e uomo insieme, forte, decisa. Abbiamo lavorato sempre insieme. In Germania io facevo il muratore, lei l’operaia in una fabbrica di gelati e poi di cioccolato. Con i soldi della Germania abbiamo costruito la casa. Lavorando come braccianti abbiamo comprato le campagne, gli oliveti, in tutto 500 alberi, e il vigneto».
Misseri è convinto che tutto questo non lo avrebbe realizzato se Cosima non avesse avuto sotto controllo la cassa della famiglia. «Davo tutto a lei, il salario da muratore, i soldi delle giornate da bracciante, gli assegni del consorzio del primitivo alla consegna dell’uva e a conclusione dell’annata. Dicono che mi trattava da schiavo. Non è vero. Dicono che mangiavo i resti dei pasti come i cani. Ma nelle famiglie contadine i resti li mangiano tutti, la sera oppure il giorno dopo».
E di Sabrina, cosa dice Michele? Non molto, anzi pochissimo. «Era vivace, anche Valentina da bambina lo era; Sabrina è rimasta tale anche da grande, Valentina è cresciuta più tranquilla».
