Teatro: i capricci di Elena e il tormento di Priamo nella performance della compagnia “Salve! in scena”

di Francesco Greco. Curiose, intriganti sinergie all’ombra dei propilei dei templi dedicati ad Athena in Magna Grecia: la rappresentazione ha luogo proprio davanti al mare di Omero, la terrazza di Lido Venere (Posto Vecchio, una delle marine di Salve), col vento umido che accarezza il tormento di Priamo e il lutto di Andromaca, i capricci di Elena e il coraggio degli eroi sul campo di battaglia per la conquista di una pagina nella Storia, del rispetto della posterità, in definitiva dell’immortalità.
In una lettura “dei buoni e nobili sentimenti” (la password scelta della regista Antonella Oceano) da “Omero, Iliade”di Alessandro Baricco, l’opera immortale, sempre attuale, del narratore greco di cui poco si sa, messa in scena dalla compagnia teatrale “Salve! in scena”. Agorà fortemente evocativa, che fa pensare agli anfiteatri dell’Atene al massimo splendore della civiltà e dominio. E dove gli attori si muovono guidati dalla mano ferma della regista siciliana di nascita e salentina d’adozione. Il plot è noto da millenni: la guerra di Troia. La guerra è un archetipo del mondo classico: è sui campi di battaglia che gli uomini si temprano sin dall’età più tenera, le donne se ne innamorano, e tutti sono nelle mani degli dèi e i loro capricci, e c’è chi li invoca, chi si piega al Fato, chi lo sfida senza paura da pari a pari.
La regista ha dunque estrapolato dal testo i passaggi più densi di pathos, diremmo “quotidiani”, dove da grumi semantici esala il lato umano dei personaggi e i loro sentimenti. Troviamo un’insospettabile Elena (bravissima Elisa Maggio) - che pure quella guerra ha provocato abbandonando il talamo regale le braccia di Paride – tormentata dal rimorso d’averlo fatto, affatto vanesia come altri testi ci hanno abituati a vedere, anzi, consapevole d’essere un’eroina da tragedia. Come insospettabile è il lamento del vecchio Re Priamo (un commuovente Mario De Giorgi), a cui Achille ha ucciso tutti i figli (una cinquantina), e che sfida la sorte per scendere giù alle navi a reclamare ad Achille il corpo di Ettore.
L’espediente della Oceano (che cura anche la sceneggiatura tratta dai libri III, VI e XXIV del poema omerico) di far cambiare a ogni passaggio la voce narrante si rivela di grande effetto scenico. D’altronde, può contare su attori che, pur recitando per passione, hanno acquisito professionalità e riescono a trasmettere a un pubblico attento l’icona di un mondo antico in cui la dinamica dei sentimenti, le ambizioni, l’eroismo, la fierezza, la crudeltà, la tenerezza, l’odio, l’amore coniugale e filiale, la vendetta, il lutto ecc. sono uguali a quelli della nostra epoca, hanno solo cambiato la forma con cui si manifestano. Oltre a Maggio e De Giorgi, si caratterizzano per intensità interpretativa Luca Melcarne (Paride), Giustina De Iaco (Andromaca), Alessandro Minerva (Achille), Riccardo Buffelli (Ettore). Ma dentro ai ruoli sono un po’ tutti: Ecuba (Maurilia Raone), Agamennone (Gianluca Rossi), l’araldo (Davide Ruberto), Astianatte (Marco Florez), la filatrice Ornella Prontera, le nutrici Rossella Attolico, Cristina Monteduro, Sabrina Sergi, Giorgia Buccarella, le ancelle Roberta Aquilino e Lorena Ciullo. Superlativi i costumi della stilista emergente Daniela Coi (DCoi) che tra il volteggiare lieve di candidi pepli e sete fruscianti fa rivivere splendore e sfarzo delle corti della nobiltà greca. E poi Assunta Nuzzello (musiche), Francesca Pignataro (grafica), Brigitte Rossini e Stella Stivala (scenografia), Lorena Cirillo (trucco).