L’opera di Pizzolante alla 54ma Biennale: “Portale del Limbo” spalancato sul futuro

di Francesco Greco. Ha per titolo l’opera di Antonio Pizzolante presentata al Padiglione Italia della 54ma Biennale di Venezia che compie il suo ultimo atto a Torino per i 150 anni dell’Italia unita. L’esposizione, curata da Vittorio Sgarbi e dal suo staff di collaboratori storici come Giorgio Grasso, e la direzione artistica di Giorgia Cassini, è stata inaugurata il 17 dicembre (sino al 30/1/ 2012) nei 12.000 mq. del Palazzo delle Esposizioni (Sala Nervi), Corso Massimo D’Azeglio, 15.

Tra più di 500 invitati l’artista d’origine pugliese (è nato a Lecce nel 1958), è da
oltre 30 anni sulla cresta della contemporaneità nelle arti visive (la prima personale è del 1975) con partecipazioni nazionali ed europee che lo hanno contraddistinto.

Pizzolante è certamente tra gli artisti italiani che meglio interpretano l’essenza ancestrale e indissolubile della mediterraneità sulla quale la cultura europea ha edificato la sua storia, "Occorre conoscere, sentire la storia propria e la storia collettiva dietro e dentro di sé, per progettare sul futuro", spiega lo scultore.

La storia di Pizzolante nasce proprio nel Salento che lo studioso Sabatino Moscati aveva definito, in uno storico convegno sull’archeologia del Sud delle Puglie , terra in cui la sedimentazione culturale ha disegnato usi e tradizioni, valori ed esperienze che delineano l’unicità di .

Una ricerca visuale che ha un inizio decisamente espressionista e che negli anni si è evoluta all’interno di un processo formale tra verticalità e orizzontalità, vuoti e pieni, dove l’ambivalenza della scultura, la sua impaginazione spaziale diventavano una cifra identificativa. In questi ultimi anni sono fitte, incalzanti le partecipazioni espositive in rassegne nazionali e internazionali che hanno toccato Parigi, Lugano, Milano, Mantova, Savona, Lamezia Terme, Bad Voslau (Austria), Girona (Spagna), Caen (Francia), fino, poche settimane fa, a Cochabamba (Bolivia), segnando tappe importanti di confronto consapevole delle scene artistiche internazionali e privilegiando in tal modo in ogni opera un linguaggio minimale, atemporale in una spiritualità di senso.

Certamente questa partecipazione è un risultato prestigioso che conferma l’importanza delle sue idee ma anche la volontà di perseguirle. Che cosa significa per lei essere artisti oggi?
“Creare problemi. La spinta motivazionale nasce da questa premessa, perché ogni problema porta a una conoscenza, a una scoperta, spesse volte a una soluzione, e tutto ciò mette in atto la propria creatività, il proprio mondo, il proprio essere e la voglia di esprimerlo. Penso alle invenzioni spaziali di Giotto e poi a grandi come Brunelleschi, Leon Battista Alberti.
In quanto alla volontà di credere nelle proprie idee e proporle a volte anche con ostinazione è quanto mai importante perché si persegue la propria identità storica pensando attraverso quest’ultima di progettare il proprio presente. Gli esempi nella storia e nello specifico nella storia dell’arte sono davvero tanti: basti pensare ad Artemisia Gentileschi che proprio in questi giorni il Comune di Milano, a Palazzo Reale, ne riconosce la grandezza attraverso un percorso dettagliato che ancora una volta mette in luce determinazione e capacità pittoriche dell’artista romana”.

L’opera che presenta ha per titolo : quali sono state le condizione della sua creazione?
”Ogni opera d’arte non può prescindere dal proprio contesto storico, anzi, si può dire che un’opera è veramente tale quando ne interpreta le istanze più sincere e vuole indicare con austera semplicità la condizione di attesa che stiamo vivendo, un’attesa che ha il sapore di calma apparente in una snervante condizione di crisi interiore. Il però è socchiuso e aspetta che qualcuno lo spalanchi ad un nuovo Rinascimento in cui tutti ci potremo dissetare”.

Quali artisti contemporanei stima di più?
“Oggi più che mai l’arte è costellata da un’infinita schiera di artisti, o presunti tali, che spesse volte gallerie, critici e mercanti sponsorizzano per improbabili. Nel panorama internazionale amo molto il lavoro di Anish Kapoor, Anselm Kiefer, Tony Cragg e Christian Boltanski, artisti che conoscono l’avventura umana e ne sanno interpretare al meglio i diversi aspetti”.