Libri: Fermate l’euro, voglio scendere!
di Francesco Greco. Corsi e ricorsi: si torna al materasso. I risparmi son più sicuri là sotto che altrove. I governi a corto di liquidità forse tra poco bloccheranno i conti correnti o vi metteranno le mani per rientrare nei loro stessi parametri, incalzati dalla crisi che dura dal 2008, preda del panico che contagiano al “parco buoi”. Convitato di pietra: l’informazione economico-finanziaria sospesa fra reticenza, sociologia, menzogne e apologia di “capitani” inseguiti dalla giustizia per aver formattato i risparmi di migliaia di persone come Madoff in sedicesimi. Ispirata oggettivamente alle parole di Henry Ford: “E’ bene che i cittadini non conoscano il nostro sistema bancario e finanziario”. E infatti, fellinianamente, noi, persone che si sentono “prese in giro”, poco sappiamo, tutto immaginiamo. Uno studioso tedesco (uno dei pochi ad aver previsto la crisi planetaria, “la violenza di uno tsunami”, sagomata su quella del 1929) ci fa capire qualcosa (anche col glossario) di quanto accade: Ue atomizzata, a due velocità, euro sotto attacco, speculatori in azione, Borsa e spread sull’altalena, default in agguato, lacrime e sangue, manovre “eque”, ecc. “Fermate l’eurodisastro!” (contro l’oligarchia finanziaria), di Max Otte, Chiarelettere, Milano 2011, pp.84, € 9 (progetto grafico di David Pearson), è più di un saggio in materia, è uno scandaglio implacabile su quel che non ci dicono (l’effetto psicologico sulle economie è più influente di quanto non sospettiamo). Ha due password: divulgativa per spiegare a “soggetti confusi e rassegnati” cosa sono gli hedge fund e i subprime e critico in termini analitici verso l’establishment economico-politico-finanziario poiché “la politica ha capitolato di fronte all’oligarchia finanziaria”.
Otte lo accusa senza perifrasi di approssimazione e ignoranza, ma anche di cinismo per il fatto che chiamano i popoli a sanare i loro disastri, dice ai cittadini di prendere coscienza: “Dobbiamo spezzare il dominio dell’oligarchia finanziaria. Non aspettiamo ancora” e suggerisce di diventare “capitalisti del popolo”. La critica diviene, pagina dopo pagina, feroce sino all’iconoclastia. Punta l’indice al moderno liberismo incapace di darsi un’etica che non sia la legge della foresta, che ha elevato il mercato a suprema divinità e spinto le società in un sottosuolo dostoevskjano dove pulsano i peggiori istinti darwiniani e, per rifarsi a Hobbes, “homo omini lupus”.
Svela retroscena che relativizzano quel che leggiamo ogni dì. Nessuno ci aveva detto che l’euro “non serve ai cittadini ma all’oligarchia finanziaria”, che la Grecia non avrebbe dovuto essere ammessa nell’area euro perché “la sua economia è chiaramente corrotta”, che Svezia, Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca, che ne fanno a meno (in postfazione, per Francesco Daveri, “una coperta troppo corta”), “se la cavano anche così”, che il denaro dato dall’Ue a Grecia, Portogallo e Irlanda “è finito ancora nelle banche, che si sono arricchite di nuovo (…) nelle mani dei soliti che si accaparrano i gioielli di Stato a prezzi ridicoli sulle rovine dello stato sociale”, né spiegato chi sono “i piromani della finanza” e il “club degli sperma fortunati” e che la nostra società è “ingiusta” e la democrazia “in pericolo”. Uscire dall’euro? “Avrebbe i suoi costi”.
Non si salva nessuno sotto la penna aspra di uno studioso fuori dal coro. L’Otte-pensiero (Max è del 1964, ha studiato a Princeton, insegna Business Management all’Università di Graz) compone un graffito che ha l’effetto di un secchio d’acqua gelata per come interagisce con quanto accade intorno. A ogni pagina riecheggiano le parole appena dette dal tg, lette sul giornale o il blog e di cui finalmente riusciamo ad afferrare il senso oscuro. Otte denuda il Re: l’intreccio perverso tra finanza, politica, banche, oligarchie finanziarie, il loro cuor di tenebra inconfessabile, le menzogne abituali. E’ l’interfaccia più cool di un saggio svelto e scarno, assolutamente necessario per decodificare il reale e capire ciò che si muove all’orizzonte.