"Taranto, tavolo romano interlocutorio"
di Dario Durante. «Il tavolo romano è stato interlocutorio, però risulta positivo che le problematiche ambientali locali siano state elevate a questione nazionale». Così Legambiente Taranto giudica la riunione dello scorso 17 aprile a Roma. Ma avverte: «il rischio è che dopo i riflettori ci si incunei in percorsi dai risultati modesti e di facciata».
Per il direttivo ambientalista locale, «la partita fondamentale si gioca soprattutto sulla riapertura dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) con l’adozione delle tecnologie e delle prescrizioni più severe per poter drasticamente abbattere gli attuali livelli di inquinamento». Non solo. Per il presidente Lunetta Franco, «occorre chiarezza sulle bonifiche perché allo stato attuale non esiste alcuno studio o ricerca che quantifichi costi e personale necessario per risanare il territorio e indichi tipologie e modalità degli interventi necessari».
La strada indicata dall'associazione, dunque, è quella della stipula di uno specifico accordo di programma con le dovute correzioni di ordine amministrativo, tecnico –progettuale e, se necessario, normativo, per evitare nuovamente che i provvedimenti assunti da conferenze dei servizi e dal Ministero dell’Ambiente possano essere bloccati dai vari ricorsi al TAR già presentati in passato dai vertici dell'Ilva.
Per il direttivo ambientalista locale, «la partita fondamentale si gioca soprattutto sulla riapertura dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) con l’adozione delle tecnologie e delle prescrizioni più severe per poter drasticamente abbattere gli attuali livelli di inquinamento». Non solo. Per il presidente Lunetta Franco, «occorre chiarezza sulle bonifiche perché allo stato attuale non esiste alcuno studio o ricerca che quantifichi costi e personale necessario per risanare il territorio e indichi tipologie e modalità degli interventi necessari».
La strada indicata dall'associazione, dunque, è quella della stipula di uno specifico accordo di programma con le dovute correzioni di ordine amministrativo, tecnico –progettuale e, se necessario, normativo, per evitare nuovamente che i provvedimenti assunti da conferenze dei servizi e dal Ministero dell’Ambiente possano essere bloccati dai vari ricorsi al TAR già presentati in passato dai vertici dell'Ilva.
