Dragone/Cramarossa: la lotta alla violenza sulle donne nell'eccellenza del teatro
di Roberta Calò. Non ci sono spazi più adatti a rappresentare la vita quanto le mura di uno spettacolo teatrale in cui il pubblico ascolta e vede negli attori quello che la quotidianità spesso vuole occultare ai nostri occhi e alle nostre orecchie. Ecco allora che una donna bionda dalle movenze ora sensuali ora disilluse ore infrante riesce con la sua semplice ed evocativa mise a far riecheggiare un pezzo di anima del "La morsa" di Pirandello. E' quanto Mariangela Dragone ci ha offerto nell'ultimo grande successo di Artecrazia in collaborazione con Il Teatro delle Bambole e Federico II eventi con il patrocinio dell'università di Bari con "L'oiseau plane sur l'infarcuts de la neige" per la rassegna "il Cuore Secondo Giovanni" andato in scena domenica presso la Galleria BluOrg sita in via Celentano. Andrea Cramarossa, con la sua regia e con le delicate note del suo racconto "Lo sguardo della sposa", ha saputo rendere a pieno l'essenza di una donna soggiogata da una inquietante realtà matrimoniale, sfruttando a pieno le potenzialità innate della Dragone. Ecco dunque una donna, come tante purtroppo, colta nella sua fragilità incompresa, nella sua intimità frantumata, nella sua felicità distrutta, nella sua sessualità soffocata, nella sua intelligenza annichilita, che aggirandosi per una scarna scenografia ha colmato la stanza con i contenuti di se stessa. Come fosse altro da sè, parlava, suonava, ansimava per lei un registratore a cassette che nel fruscio del proprio nastro raccontava di verità troppo dolorose: "Non mi piace come ti sei vestita", "Abbiamo dato troppa libertà alle donne", "Sei una donna bella e stupida", "Solo io posso guardarti", "Ho detto di no e mi devi ascoltare", "Vieni qui e ti faccio vedere io cosa sanno fare gli uomini". Uno sguardo fisso nel vuoto, il fumo di una sigaretta e un sorso di alcol per dimenticare, la monotona ripetizioni di azioni quotidiane che nel tacito isterismo represso tramutano un urlo di ribellione nel tragico soggiogamento al dispiegarsi di una realtà troppo feroce, di una (re)pressione psicologia troppo forte,di una violenza verbale e fisica troppo grande.
Pochi oggetti e pochi vestiti, un paio di calze stracciate e una vaschetta in cui lavar via se stessa e quello che di se stessa ha fatto un uomo con il suo "Devi obbedirmi". La dolcezza musicale degli stralci iniziali di Cramarossa ora si macchiano, si intorbidiscono e tutto si fa solitudine, angoscia, dolore. Una performance tanto semplice nella sua realizzazione pragmatica quanto complessamente articolata nei suoi contenuti che ha saputo toccare i nervi scoperti di una società in cui la violenza sulle donne è un problema purtroppo ancora troppo vivo. Come per i pregressi spettacoli, non c'è spazio per la modestia; l'eccellenza si fa sentire a gran voce e mantiene le promesse di un grande atto performativo che continua ad interrogarsi sulle relazioni, sugli andamenti, sulle sottili dinamiche che sottintendono ad ogni tipologia e livello di rapporto umano.
Pochi oggetti e pochi vestiti, un paio di calze stracciate e una vaschetta in cui lavar via se stessa e quello che di se stessa ha fatto un uomo con il suo "Devi obbedirmi". La dolcezza musicale degli stralci iniziali di Cramarossa ora si macchiano, si intorbidiscono e tutto si fa solitudine, angoscia, dolore. Una performance tanto semplice nella sua realizzazione pragmatica quanto complessamente articolata nei suoi contenuti che ha saputo toccare i nervi scoperti di una società in cui la violenza sulle donne è un problema purtroppo ancora troppo vivo. Come per i pregressi spettacoli, non c'è spazio per la modestia; l'eccellenza si fa sentire a gran voce e mantiene le promesse di un grande atto performativo che continua ad interrogarsi sulle relazioni, sugli andamenti, sulle sottili dinamiche che sottintendono ad ogni tipologia e livello di rapporto umano.
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