Lusi: sì all'arresto dal Senato. Pdl non vota
ROMA. Sì all'arresto di Lusi. Il Senato dice sì alla richiesta dei pm di applicare la misura cautelare dell'arresto per l'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. Il voto, a scrutinio palese, è passato con 155 sì, 3 no e un astenuto.Il Senato ha ascoltato in silenzio per circa mezz'ora l'intervento dell'ex tesoriere che spiega, punto per punto, la sua posizione nell'ambito del procedimento che lo riguarda. E quando ha finito di parlare, in un'Aula stranamente silente, nessuno gli ha stretto la mano o o gli ha rivolto la parola, nemmeno il suo collega Alberto Tedesco, per il quale l'Aula di Palazzo Madama negò tempo fa l'autorizzazione all'arresto.
Soltanto quando Luigi Lusi parla di "un anomalo traffico telefonico di Rutelli per evitare che si chiedesse il voto segreto", l'ex sindaco di Roma ha scosso visibilmente la testa riprendendo a scrivere appunti. Lusi, pur non sembrando apparentemente nervoso vista la voce ferma e impostata, ha chiesto però più volte da bere denunciando così una tensione di fondo.
"Chiedo mi venga riconosciuto il diritto dei comuni cittadini ad un giusto processo", dice il senatore in Aula nel suo intervento nell'ambito dell'esame della richiesta di autorizzazione al suo arresto. L'ex tesoriere della Margherita dice no a "un approccio volto solo a trovare un capro espiatorio e a soddisfare chi evoca, strumentalmente, i 'forconi' della piazza e trovare un colpevole per tutte le stagioni".
Quando mi sono presentato "spontaneamente" di fronte ai pm "mi sono immediatamente assunto tutte le mie responsabilità alle quali non intendo sottrarmi", afferma Lusi, che chiede "scusa" e si dice "consapevole della necessità di un gesto di riparazione". Poi annuncia: "Comunico che io stesso non parteciperò al voto sull'autorizzazione all'esecuzione della misura nei miei confronti".
LUSI A REBIBBIA - Lusi lascia Palazzo Madama accompagnato dai suoi legali da una uscita secondaria, nei pressi di Piazza San Luigi dei Francesi, in modo da evitare le telecamere. Ad attenderlo, un'auto privata, con la quale il senatore si reca al carcere di Rebibbia per costituirsi.
Potrebbe svolgersi già nella giornata di domani l'interrogatorio di garanzia in carcere per Lusi. L'ex tesoriere comparirà davanti al gup Simonetta D'Alessandro, che il 3 maggio firmò il provvedimento con cui chiedeva l'arresto per il reato di associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita.
Quando mi sono presentato "spontaneamente" di fronte ai pm "mi sono immediatamente assunto tutte le mie responsabilità alle quali non intendo sottrarmi", afferma Lusi, che chiede "scusa" e si dice "consapevole della necessità di un gesto di riparazione". Poi annuncia: "Comunico che io stesso non parteciperò al voto sull'autorizzazione all'esecuzione della misura nei miei confronti".
"In un momento difficilissimo di crisi finanziaria sento il dovere di pronunciare parole di scuse personali, consapevole della necessità di un gesto di riparazione", dichiara Lusi. "Qualora, nel mio caso e per la prima volta nella storia del Senato, si decidesse di procedere con il voto palese contro il sacro principio di libertà di coscienza dei parlamentari, vorrà dire che il voto sarà di significato esclusivamente politico", sottolinea. "Resta singolare la minaccia all'indagato di essere accusato sia di reticenza, se non parla, sia di calunnia, nel caso in cui parlasse", aggiunge. "Non è mai stato dato che dei dirigenti di partito inondino le tv con dichiarazioni per cui non avrebbero mai saputo alcunché sull'attività gestionale del proprio partito", afferma l'ex tesoriere. "Non è credibile che il tesoriere da solo abbia preso ogni decisione di spesa per 314 milioni, usando tra l'altro per 90 volte il bonifico che è il più tracciabile dei pagamenti, questo non solo non è credibile ma non è materialmente possibile".
Il Senato ascolta in silenzio per circa mezz'ora l'intervento dell'ex tesoriere che spiega, punto per punto, la sua posizione nell'ambito del procedimento che lo riguarda. E quando finisce di parlare, in un'Aula attentissima e stranamente silente, nessuno gli stringe la mano o gli rivolge la parola, neanche il suo collega Alberto Tedesco, per il quale l'Aula di Palazzo Madama negò tempo fa l'autorizzazione all'arresto. Nella stessa fila, ma a cinque posti di distanza, il segretario dell'Api Francesco Rutelli ascolta in silenzio l'intervento del suo ex amico prendendo appunti e inviando sms con il telefonino. Soltanto quando Luigi Lusi parla di "un anomalo traffico telefonico di Rutelli per evitare che si chiedesse il voto segreto", l'ex sindaco di Roma scuote visibilmente la testa riprendendo a scrivere appunti. Lusi, pur non sembrando apparentemente nervoso vista la voce ferma e impostata, chiede però più volte da bere denunciando così una tensione di fondo.
"In un momento difficilissimo di crisi finanziaria sento il dovere di pronunciare parole di scuse personali, consapevole della necessità di un gesto di riparazione", dichiara Lusi. "Qualora, nel mio caso e per la prima volta nella storia del Senato, si decidesse di procedere con il voto palese contro il sacro principio di libertà di coscienza dei parlamentari, vorrà dire che il voto sarà di significato esclusivamente politico", sottolinea. "Resta singolare la minaccia all'indagato di essere accusato sia di reticenza, se non parla, sia di calunnia, nel caso in cui parlasse", aggiunge. "Non è mai stato dato che dei dirigenti di partito inondino le tv con dichiarazioni per cui non avrebbero mai saputo alcunché sull'attività gestionale del proprio partito", afferma l'ex tesoriere. "Non è credibile che il tesoriere da solo abbia preso ogni decisione di spesa per 314 milioni, usando tra l'altro per 90 volte il bonifico che è il più tracciabile dei pagamenti, questo non solo non è credibile ma non è materialmente possibile".
Il Senato ascolta in silenzio per circa mezz'ora l'intervento dell'ex tesoriere che spiega, punto per punto, la sua posizione nell'ambito del procedimento che lo riguarda. E quando finisce di parlare, in un'Aula attentissima e stranamente silente, nessuno gli stringe la mano o gli rivolge la parola, neanche il suo collega Alberto Tedesco, per il quale l'Aula di Palazzo Madama negò tempo fa l'autorizzazione all'arresto. Nella stessa fila, ma a cinque posti di distanza, il segretario dell'Api Francesco Rutelli ascolta in silenzio l'intervento del suo ex amico prendendo appunti e inviando sms con il telefonino. Soltanto quando Luigi Lusi parla di "un anomalo traffico telefonico di Rutelli per evitare che si chiedesse il voto segreto", l'ex sindaco di Roma scuote visibilmente la testa riprendendo a scrivere appunti. Lusi, pur non sembrando apparentemente nervoso vista la voce ferma e impostata, chiede però più volte da bere denunciando così una tensione di fondo.
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