Riordino ospedaliero: III commissione, audizioni subito dopo sessione bilancio
BARI. Le audizioni sul riordino della rete ospedaliera avranno luogo a fine mese subito dopo l’approvazione del rendiconto 2011 e dell’assestamento e variazione al bilancio 2012 della Regione con l’impegno a chiudere entro la metà di luglio. Lo ha ufficializzato il presidente della III commissione consiliare Dino Marino (PD), al termine della riunione tenutasi oggi per ascoltare la relazione dell’assessore regionale alle politiche della salute, Ettore Attolini in merito al provvedimento in questione.
“In considerazione dei tempi stretti con cui lo stesso deve essere presentato al Tavolo interministeriale per la verifica della II fase del piano di rientro – ha proseguito Marino – solleciterò la sospensione temporanea dell’attività delle altre commissioni onde procedere rapidamente alle audizioni necessarie e, quindi, alla redazione del parere da parte della III commissione, prima dell’approvazione definitiva da parte della Giunta regionale”.
Il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna intervenuto precedentemente ha evidenziato l’impossibilità di procedere alla sospensione della sessione di bilancio già iniziata, per anticipare l’esame del riordino ospedaliero, come proposto da alcuni consiglieri. “Mi sono speso – ha detto – nei confronti del Presidente Vendola e dell’assessore Attolini perché non considerassero il provvedimento già chiuso, ma di renderlo aperto ai contributi dei consiglieri, che potranno esser fatti pertanto nel rispetto dei parametri fissati dal Piano di rientro in maniera condivisa e a saldi finanziari complessivi invariati”.
La stessa disponibilità è stata sottolineata anche dall’assessore Attolini che ha evidenziato come il piano non è un documento improvvisato ma il frutto di un lungo percorso di riflessione. I tempi di approvazione sono fissati dal crono programma noto a tutti perché previsto dalla L.R. n. 2/2011 con cui è stato approvato il Piano di rientro. Quest’ultimo ha ribadito l’assessore – non deve essere considerato come uno strumento penalizzante, ma come una opportunità di modernizzazione dell’intero sistema. “Il piano ospedaliero – ha aggiunto – è solo una parte dell’intero progetto. Si sta lavorando per l’intera riorganizzazione della rete dei servizi sanitari. Dato che il piano è contingentato, appaiono poco evidenti in questa fase le parti positive, come la riorganizzazione della rete territoriale”.
Secondo l’assessore incide molto il “corto circuito” tra tre eventi: perdite di un pezzo importante dell’assistenza ospedaliera con la presentazione di un piano di riordino entro il 30 giugno prossimo; l’incidenza delle revisione dei punti nascita che è stato necessario inserire nel corpo del provvedimento; l’accorpamento che avrà luogo a breve, come ogni estate, di alcuni servizi in coincidenza con il periodo feriale.
Ma il vero “collo di bottiglia” è costituito dalla carenza di personale. Attolini ha citato l’esempio dell’Emilia Romagna che, a parità di popolazione, presenta un organico che è superiore di ben 20.000 unità rispetto al Servizio sanitario della Puglia.
Nel presentare il documento all’esame della commissione ha fatto riferimento, tra l’altro, alle ASL BA e FG che presentano, per un fatto storico, un’eccedenza di prestazioni con un tasso di ospedalizzazione più alto in assoluto di tutta la Regione: A livello regionale si registravano 218 ricoveri ogni 1000 abitanti a fronte dei 180 a livello nazionale. Il 50% dei ricoveri, inoltre, era a rischio appropriatezza. I 19 ospedali chiusi nella prima fase del Piano di rientro incidevano solo per un 3% del fabbisogno e coprivano il 19% delle esigenze dei residenti. Sono stati disattivati, quindi, 1400 posti letto. Queste strutture sono in fase di riconversione, sono stati realizzati 3 ospedali di comunità, un hospice e una RSA. Alla fine del 2011 l’indice dei ricoveri si è abbassato da 218 a 200, con una riduzione del 7%.
In merito alla mobilità sanitaria, premesso che i dati vengono resi noti dal ministero ogni due anni, gli ultimi disponibili dimostrano che ha avuto luogo una riduzione del 7% per quella passiva con un lieve incremento per quella in ingresso. Secondo Attolini “un forte condizionamento ha luogo nei territori di confine”.
Per quanto riguarda la fase attuale del piano di rientro i tagli previsto ammontano a 800 p.l. di cui 370 pubblici, 130 negli ospedali ecclesiastici e 300 cella case di cura accreditate. I tagli hanno riguardato il particolare la U.O. di Cardiologia particolarmente sovrabbondanti in Puglia e i punti nascita in linea con le Linee di indirizzo nazionali, in un contesto caratterizzato da un forte calo delle nascite e da un ricorso eccessivo all’utilizzo del parto cesareo. Di qui la chiusura dei reparti maternità con meno di 500 parti all’anno.
“In considerazione dei tempi stretti con cui lo stesso deve essere presentato al Tavolo interministeriale per la verifica della II fase del piano di rientro – ha proseguito Marino – solleciterò la sospensione temporanea dell’attività delle altre commissioni onde procedere rapidamente alle audizioni necessarie e, quindi, alla redazione del parere da parte della III commissione, prima dell’approvazione definitiva da parte della Giunta regionale”.
Il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna intervenuto precedentemente ha evidenziato l’impossibilità di procedere alla sospensione della sessione di bilancio già iniziata, per anticipare l’esame del riordino ospedaliero, come proposto da alcuni consiglieri. “Mi sono speso – ha detto – nei confronti del Presidente Vendola e dell’assessore Attolini perché non considerassero il provvedimento già chiuso, ma di renderlo aperto ai contributi dei consiglieri, che potranno esser fatti pertanto nel rispetto dei parametri fissati dal Piano di rientro in maniera condivisa e a saldi finanziari complessivi invariati”.
La stessa disponibilità è stata sottolineata anche dall’assessore Attolini che ha evidenziato come il piano non è un documento improvvisato ma il frutto di un lungo percorso di riflessione. I tempi di approvazione sono fissati dal crono programma noto a tutti perché previsto dalla L.R. n. 2/2011 con cui è stato approvato il Piano di rientro. Quest’ultimo ha ribadito l’assessore – non deve essere considerato come uno strumento penalizzante, ma come una opportunità di modernizzazione dell’intero sistema. “Il piano ospedaliero – ha aggiunto – è solo una parte dell’intero progetto. Si sta lavorando per l’intera riorganizzazione della rete dei servizi sanitari. Dato che il piano è contingentato, appaiono poco evidenti in questa fase le parti positive, come la riorganizzazione della rete territoriale”.
Secondo l’assessore incide molto il “corto circuito” tra tre eventi: perdite di un pezzo importante dell’assistenza ospedaliera con la presentazione di un piano di riordino entro il 30 giugno prossimo; l’incidenza delle revisione dei punti nascita che è stato necessario inserire nel corpo del provvedimento; l’accorpamento che avrà luogo a breve, come ogni estate, di alcuni servizi in coincidenza con il periodo feriale.
Ma il vero “collo di bottiglia” è costituito dalla carenza di personale. Attolini ha citato l’esempio dell’Emilia Romagna che, a parità di popolazione, presenta un organico che è superiore di ben 20.000 unità rispetto al Servizio sanitario della Puglia.
Nel presentare il documento all’esame della commissione ha fatto riferimento, tra l’altro, alle ASL BA e FG che presentano, per un fatto storico, un’eccedenza di prestazioni con un tasso di ospedalizzazione più alto in assoluto di tutta la Regione: A livello regionale si registravano 218 ricoveri ogni 1000 abitanti a fronte dei 180 a livello nazionale. Il 50% dei ricoveri, inoltre, era a rischio appropriatezza. I 19 ospedali chiusi nella prima fase del Piano di rientro incidevano solo per un 3% del fabbisogno e coprivano il 19% delle esigenze dei residenti. Sono stati disattivati, quindi, 1400 posti letto. Queste strutture sono in fase di riconversione, sono stati realizzati 3 ospedali di comunità, un hospice e una RSA. Alla fine del 2011 l’indice dei ricoveri si è abbassato da 218 a 200, con una riduzione del 7%.
In merito alla mobilità sanitaria, premesso che i dati vengono resi noti dal ministero ogni due anni, gli ultimi disponibili dimostrano che ha avuto luogo una riduzione del 7% per quella passiva con un lieve incremento per quella in ingresso. Secondo Attolini “un forte condizionamento ha luogo nei territori di confine”.
Per quanto riguarda la fase attuale del piano di rientro i tagli previsto ammontano a 800 p.l. di cui 370 pubblici, 130 negli ospedali ecclesiastici e 300 cella case di cura accreditate. I tagli hanno riguardato il particolare la U.O. di Cardiologia particolarmente sovrabbondanti in Puglia e i punti nascita in linea con le Linee di indirizzo nazionali, in un contesto caratterizzato da un forte calo delle nascite e da un ricorso eccessivo all’utilizzo del parto cesareo. Di qui la chiusura dei reparti maternità con meno di 500 parti all’anno.