L' inchiesta: i RAEE, ovvero che ne sarà del mio iPod?
di Michele Tedesco
Notebook, netbook, wi-fi, webcam, smartphone, ebook, iPod, iPad, tablet… Tante parole, fino a poco fa prive di significato, per tanti oggetti, che sono parte integrante del nostro quotidiano e che prima o poi inevitabilmente, per un qualsivoglia motivo, si trasformeranno in un rifiuto. Lo “stare al passo” con la tecnologia, è diventato ormai una “corsa fianco a fianco” con la stessa, considerati i “processi di invecchiamento” cui vanno incontro tutte le diavolerie elettriche ed elettroniche di cui facciamo uso e abuso. L’ oggetto tanto agognato, che sia un telefonino, o una fotocamera digitale o un forno a microonde, probabilmente è già “superato” quando giunge in negozio. Il sempre più forte radicamento di una perenne tensione verso le novità offerte dal mercato, non fa altro che contribuire alla creazione di cumuli di oggetti inutilizzati, che assai spesso non si sa come smaltire. Può anche in verità capitare, che un oggetto sia “invecchiato per cause naturali” e che quindi, per forza di cose, bisogna sostituirlo o eliminarlo. In entrambe le casistiche, si parla di RAEE: Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Fino a qualche anno fa, il cittadino che avesse voluto disfarsi di un qualsivoglia rifiuto di questo tipo, lasciando alle spalle le insane abitudini del conferimento tra i rifiuti indifferenziati, o quelle ancor più criminose dell’ abbandono lungo qualche oscura stradina di campagna, soprattutto per quanto riguarda gli elettrodomestici più voluminosi, era tenuto a portare il proprio RAEE, presso delle eco-aree allestite dai comuni. Con l’ entrata in vigore del DL 151 del 2005, i distributori sono obbligati a ritirare l’ “usato” in favore dell’ acquisto del “nuovo”, purchè appartenga alla stessa categoria. Salvo rarissime eccezioni, la spesa per il ritiro e lo smaltimento è inclusa nel prezzo di acquisto dell’ oggetto nuovo e si aggira intorno ai 0,035 euro per kilogrammo di rifiuto. Come testimoniato da una video-inchiesta condotta da Greenpeace su scala nazionale ( visibile al seguente indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=-73fSFqkQ18&feature=player_embedded ), con risultati che si dimostrano più tristi man mano che ci si sposta dal Nord al Sud dell’ Italia, non sempre però i rivenditori si mostrano “sensibili” alla “causa ecologista”. Cosa fare dunque in questi casi? Nient’ altro che ritornare alle vecchie procedure, fingendo di ignorare l’ esistenza del succitato DL, e raggiungere una eco-piazzole allestite dai comuni. Contrariamente a quanto si possa pensa, in Puglia ce ne sono davvero molte. Qualora l’ oggetto in disuso non fosse di facile movimentazione è possibile contattare tramite mail, telefono o fax il Centro di Coordinamento RAEE. Per tutte le informazioni e per l’ elenco completo delle aree attrezzate per il conferimento di tali rifiuti, suddivise per regioni, con tanto di mappa dettagliata per un facile raggiungimento, consultate il sito internet: www.cdcraee.it.
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