Jason Collins, un nuovo coming out arriva dagli Usa
di Marco Masciopinto - «Sono un giocatore della Nba di 34 anni. Sono nero. E sono gay». Esordisce così Jason Collins, dei Boston Celtics, che ha deciso di confessarsi su Sports Illustrated, che gli dedica anche la copertina. Collins è il primo sportivo professionista americano a fare coming out durante la carriera: «Mi piacerebbe non essere il bambino che alza la mano in classe e dice "sono diverso". Se le cose andassero come dico io, qualcun altro l'avrebbe già fatto prima di me. Ma non è andata così, ed ecco perché sono io ad alzare la mano».La prima persona a cui l'ha detto è stata la zia Teri, giudice della Corte Suprema di San Francisco. «L'ho sempre saputo», gli ha risposto lei, tranquillizzandolo. «Quando ero più giovane, sono uscito con delle donne. Mi sono persino fidanzato. Pensavo di dover vivere in un certo modo. Pensavo di aver bisogno di sposare una donna e crescere dei figli con lei. Mi ripetevo che il cielo era rosso, ma ho sempre saputo che era blu», racconta Collins. Un esempio importante e simbolico per tutti coloro che hanno paura a superare questa fase della propria vita e sconfiggere i pregiudizi.
Ho capito che non dovevo aspettare il coming out perfetto – racconta Jason - Le cose possono cambiare in un istante, quindi perché non vivere dicendo la verità?’’.
Cresciuto a Los Angeles con il gemello Jarron, intorno ai 12 anni, racconta di aver iniziato a notare delle sottili differenze tra lui e il fratello.
‘’Non eravamo più sincronizzati come prima, e io non mi identificavano nella sua attrazione per le ragazze. Ho resistito agli impulsi che sentivo per tutto il liceo. Ho raccontato tutto a mio fratello la scorsa estate. È rimasto sorpreso, non aveva mai sospettato nulla’’.
Il coming out non lo spaventa e non crede che questi possa danneggiargli la carriera e non ha paura neanche della reazione dei fan: «Mi hanno fischiato in campo altre volte, non c'è nulla che una vittoria non possa curare». Su come reagiranno i suoi compagni di squadra, invece, ammette di non averne idea. E ci scherza su: «La preoccupazione più grande sembra essere come i giocatori gay si comportano negli spogliatoi. Credetemi, ho fatto molte docce in 12 anni. Il mio comportamento non era un problema prima e non lo sarà ora. Quel che succede nello spogliatoio resta nello spogliatoio».
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