L'eolico spegne i "Fuochi del Bradano"
di Giuseppe Massari - E’ una piacevole ed originale contraddizione quella riportata nel titolo. Il Laboratorio Syssitia, istituito per la progettazione sociale del Museo dell'Acqua e della Pietra, attraverso un proprio documento, respinge fermamente la realizzazione di una centrale industriale eolica in località Piana dei Rizzi, in agro di Gravina in Puglia (Bari), che prevede l'installazione di n. 24 aerogeneratori, di cui 21 in territorio di Gravina, dalla potenza complessiva di 72 megawatt.Il laboratorio prende posizione contro questa eventuale e possibile sciagura se non altro perché il lavoro di progettazione è stato concentrato nel creare tutte le premesse per vedere riconosciuto il territorio di Gravina, nei suoi aspetti archeologici e paesaggistici, nel novero di quelli tutelati e preservati dall’Unesco. Infatti, nella zona interessata alla realizzazione del parco eolico insiste una importantissima area archeologica con strutture abitative risalenti già al VII , fra cui una domus imperiale in località Vagnari. Negli anni passati essa perciò è stata oggetto di scavi e di studi da parte della comunità scientifica internazionale, che ha ipotizzato, come nel recente convegno di Edinburgo, la presenza di una antica capitale dei popoli italici. I partecipanti dei laboratori "Syssitia" (oltre cinquanta fra professionisti, studenti e cittadini), invitano perciò tutta la comunità gravinese, gli intellettuali, gli artisti, gli studenti, nonché i contadini, custodi della Terra e dei "fuochi del Bradano", a opporsi in tutti i modi alla centrale. Invitano altresì le autorità politiche preposte (il Ministero dei Beni Culturali, la Soprintendenza ai Beni Archeologici, la Regione Puglia, il Parco Nazionale dell'Alta Murgia, il Comune di Gravina, il Comune di Poggiorsini) a bloccare e rivedere il procedimento di autorizzazione dell'impianto in questione. Tutto il paesaggio italiano e tutta la cultura italiana verrà compromessa da questo ecomostro, ma il danno ricadrà in particolare sul Comune di Gravina.
Interventi di questo tipo, stranamente appoggiati da chi ieri si diceva fautore e promotore di una certa campagna a favore di Gravina quale patrimonio Unesco, tra l’altro vanno ad intaccare il paesaggio culturale della Fossa Bradanica, quello di cui parla lo scrittore lucano Raffaele Nigro, contraddetto nonostante fosse conosciuto, stimato ed apprezzato da chi oggi sposa una certa causa a favore di pale dirompenti ed invasive. La posizione di uomini liberi e di cultura, non strumentalizzati e non strumentalizzabili, a tutela e salvaguardia della propria storia, del proprio ambiente, in difesa delle future generazioni, non è volta ad un intervento isolato o di coloro che si sentono isolati ed esclusi da certe operazioni di puro e mero interesse venale o mercanteggiamento delle proprie dignità.
Il documento dei 50 firmatari vuole sancire il diritto a scegliere il proprio destino e non ad essere scelti da chi pensa di poter rottamare tutto e tutti, scempiando, senza scrupoli, paesaggi e memorie in nome di un dio denaro che, stranamente, per alcuni già assoggettati a svendersi e a svendere le parti migliori della nostra città, non puzza, ma è profumato, è prezioso, è indispensabile.