Dl Fare, Stefàno: siamo messi male

BARI - “Anche il Decreto Legge Fare è un inutile proclamo che non risolve le criticità per cui è nato e che conferma la scarsa adeguatezza della composizione del Governo e della sua azione. Anche in tema agricolo, le risposte contenute nel DL non sono quelle di cui l'agricoltura italiana ha bisogno: procediamo ancora senza una bussola che solo un'organica politica agricola nazionale può darci. Non basta certo, infatti, qualche sporadico intervento in un decreto legge”. Così il senatore Dario Stefàno (SEL), presidente della Giunta elezioni al Senato e membro della Commissione Agricoltura, sul testo del decreto-legge n. 69/13, approvato a Montecitorio.

“Il Ministro De Girolamo – prosegue Stefàno – invece (anche questa volta) gioisce per un provvedimento che, in realtà, conferma solo un approccio frammentario e privo di dimensione sistemica. Bisogna essere molto generosi, infatti, per pensare che gli interventi descritti possano dare competitività al comparto agricolo. Non vi sono, ad esempio, misure per l’abbattimento dei costi di produzione che vadano al di là dei soli produttori in coltura protetta e delle aree di montagna, così come non sono previsti interventi di immediata attuazione per abbattere sostanzialmente il costo del lavoro. Altro elemento critico è l'assenza di una soluzione per correggere l'anomalia, emersa con la riforma degli ammortizzatori sociali predisposta dalla Fornero, che non prevede l'applicazione nei confronti degli operai agricoli a tempo determinato dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori a tempo parziale (la cosiddetta miniASPI), introducendo di fatto una discriminazione che danneggia una specifica categoria, soprattutto nelle aree del Sud dove c'è la concentrazione più alta di lavoratori. Il Ministro, inoltre, avrebbe fatto bene ad ammettere invece che il risultato della diffusione della rete nelle aree rurali si è reso possibile solo grazie alla attività emendativa di SeL in Commissione, che ha introdotto all'art 13 la estensione della banda larga alle aree rurali. Tema rispetto al quale in Consiglio dei Ministri si era rimasti distratti".

“L’Italia - propone il senatore  Stefàno - non riesce ancora a commercializzare i prodotti in condizione di sana competizione, con norme certe e in un regime di regole più semplici di quelle di cui ancora si sta discutendo. Riguardo alla competitività, l’ultimo report di Ismea evidenzia  un'accentuata contrazione del credito alle imprese agricole nei primi mesi di quest'anno: gli imprenditori si dichiarano scoraggiati nel rivolgersi agli istituti bancari per la richiesta di garanzie reali sempre più  gravose. Allora, occorrerebbe trovare una soluzione allo storico problema  dell'accesso  al  credito,  modificare  l'attuale  meccanismo  di sostegno alle imprese e superare il concetto di garanzia patrimoniale quale "chiave  esclusiva"  per  ottenere  credito. Questo è un possibile aiuto concreto  per dare competitività alle imprese del settore agricolo, l’unico che registra un aumento dell'occupazione con percentuali di nuove assunzioni under 35 del 9%. Gli studi, inoltre, confermano l’aumento di imprenditori che si avvicinano al mondo agricolo e delle imprese che vogliono investire in ammodernamento, innovazione e sana tecnologia.”

"Solo dalla analisi dello scenario - conclude  Stefàno - si possono individuare obiettivi e strategie utili per i bisogni di agricoltori, imprese e consumatori. Mentre il nostro Ministro è convinto che la partecipazione a Expo 2015 sia l'unica condizione per avviare un percorso di rilancio dell’agricoltura italiana. Siamo messi male”.