Le favole di Bisotti, “fotogrammi dell’anima”
di Francesco Greco - Nove favole ben dentro la modernità, ma con lo sguardo e la mente rivolti al passato in una sintesi deliziosa che riduce il tempo a una sola dimensione e pare di ascoltare il suono occulto dell’Universo. In cui si riscrive il mondo e l’uomo, i suoi confini e quelli della sua anima, si trasfigura una visione da città del sole che sconfina nell’utopia possibile se solo usassimo meglio il nostro libero arbitrio, cestinando lo spam della sovrastruttura mentale in cui i condizionamenti culturali e sociali, evidenti e carsici, subliminali, ci spingono come dentro una gabbia impedendoci di riflettere “sul senso della vita” e sull’opportunità magnifica di stare la mondo.Una scrittura lieve come fiocchi di neve, tersa come cieli d’agosto, la fragilità delle ali di farfalla, la fragranza del pane che cuoce e s’indora. Ispirata da un tenero sentimento cosmopolita, di gioia sconfinata e “del potere della condivisione”, di sentimenti non più ridotti a gesti schizofrenici di marionette deliranti ma d’incanto restituiti alla loro primitiva autenticità. “Foto/grammi dell’anima” (Libere im/perfezioni), di Massimo Bisotti, Edizioni Psiconline, Francavilla al Mare, Chieti, 2013 (Collana “A tu per tu”), pp.84, € 12 (l’anno scorso, con “La luna blu” fu un piccolo caso letterario da 20mila copie). E’ la ristampa (con qualche variazione e la prefazione di Didi Leoni), dell’opera prima dello scrittore romano (in terza di copertina apprendiamo che ha studiato Lettere, suona il pianoforte e ed è appassionato di Psicologia), edita da Smasher nel 2011.
Nove favole sospese come esili cirri tra lirica e filosofia, maieutica e universalismo, che fa intravedere letture e militanze impastate di filosofie orientali e New Age, per dettare i codici di un neo-umanesimo scagliato verso il Terzo Millennio, ormai lontano dal Novecento tristemente segnato dai troppi “ismi”. Per mettere in discussione gli archetipi della cultura occidentale, rimodulare l’orizzonte di una nuova socialità possibile senza angosce, paranoie, ossessioni. Scoprendo una nuova koinè, una filologia rinnovata nel suo nucleo più intimo, per dare un senso ai giorni, alla vita, all’universo, a noi stessi. Con una tensione etica quasi iconoclasta, nel nobile intento di riconciliare la creatura col creato, l’uomo con l’altro uomo (e qui il richiamo è a San Francesco come a Papa Francesco), Bisotti rinnova la semantica delle parole restituendole al loro nitore primordiale e al contempo destruttura l’affabulazione corrotta che le ha relativizzate fino alla negazione ontologica di loro stesse e alle virgolette in cui, volgari recinti di filo spinato, siamo costretti a chiuderle.
E nel farlo adombra una nuova scala di valori filosofeggiando come un novello Confucio, moraleggiando come Esopo, incantando alla maniera dei fratelli Grimm, Rodari, Andersen. Tenendo sempre ferma però la barra sulla materialità della vita, la sua vivida concretezza da cui decollare per i voli pindarici delle utopie. Già nell’introduzione lo scrittore avverte: “La spiritualità per me non ha nulla a che vedere con la religione… cerco di limitare i danni materiali attraverso l’introspezione e la ricerca”. Lontano comunque dall’utilitarismo che ispira i rapporti sociali e interpersonali: “Nel mondo di oggi – aggiunge – in cui tutto è diventato utile al fine di fare business, a volte l’uomo si snatura… (…) l’unica possibile e più grande rivoluzione è interiore e parte da noi stessi (…) La nostra anima ci induce a osare anche sull’orlo di un precipizio, a oltrepassare l’impossibile…” per cercare “il nettare di quei fiori speciali… non dato dai fiori ma dalla compagnia” che ha assaporato l’ape regina (Il giardino dell’anima), e che assapora l’istrice solitario fra la sua famiglia finalmente ritrovata mentre nel suo cuore cresce “il sogno di non desiderare il male per nessuno, per nessun essere vivente… Se non ami te stesso non potrai amare gli altri e gli altri non potranno amare te!”. Sentimento irrazionale su cui riflette anche il mare: “…comprese che non aveva nulla a che vedere con il possesso, perché l’amore è una scelta libera, legata all’alchimia dello spirito”, ma anche consapevolezza che “amare qualcuno è impegno e sacrificio” (Croma e chiave di basso).
Nelle favole di Bisotti anche il male può essere necessario a scoprire il bene. Ne “Il demone e la fanciulla”, per esempio, è la creatura sulfurea a far dire alla ragazza: “Tu puoi scegliere come vivere, la vita è democratica e ti mette davanti a tutte le possibilità… La vita è fatta fanciulla di demoni e di creature meravigliose, solo che non sempre è intuibile scorgerne la differenza a prima vista”. E la fanciulla: “Demone, tu mi hai fatto capire che non esistono i buoni o i cattivi e che non possiamo neppure condannare le fiamme dell’inferno”. Lo scrittore è riuscito in questo libro esile e prezioso a imprigionare nel vaso di Pandora tutti i mali dell’umanità e mostra a noi come fare se non a formattarli quanto meno a cambiare angolo d’osservazione per poter intravedere il bello, la virtù, la poesia della vita, la saggezza, godere dello spettacolo della natura (“ha un suo preciso equilibrio, anche quando ti sembra crudele, e all’uomo non è permesso stravolgerlo”), l’aurora, il tramonto, la bontà di chi ci sta intorno e ci sorride sintonizzato, senza saperlo, sulla stessa lunghezza d’onda.
Chiosa sapidamente Didi Leoni: “Foto/grammi dell’anima ci sprona ad abbandonarci alle emozioni e ci fa capire che è comunque preferibile vivere accettando le nostre libere imperfezioni piuttosto che farci uccidere dalla paura del fallimento”. Un “manifesto” da sottoscrivere sic stantibus, senza se e senza ma.
Un libro meraviglioso che in parte ho letto a mia figlia...oggi orgogliosa racconta ai suoi amichetti la storia del giardino dell'anima. Un libro che sa incantare ogni età.
RispondiElimina