Svimez, “Desertificazione industriale dovuta a crollo investimenti”

BARI - “Siamo tutti impressionati dal rapporto SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno). Viene da chiedersi, però, perché ce ne ricordiamo nelle considerazioni annuali sui rapporti, e non nelle attività legislative e amministrative di ogni giorno?”.
Lo dichiara il consigliere regionale Pd Fabiano Amati, con riferimento alle anticipazioni sul rapporto SVIMEZ 2013 sull’economia del Mezzogiorno.

“Quando la SVIMEZ descrive la desertificazione industriale, con crollo di investimenti e consumi, ci chiediamo mai quanto compatibili siano, in termini di proporzioni, il nostro giusto spavento per i dati di povertà con le teorie della lentezza, del chilometro zero, del piccolo è bello, della decrescita felice, della ‘paesologia’ (tutela del paesaggio trasformata in patologia) e dello scarso interesse per ogni forma di sburocratizzazione?
Non ho nessun dubbio – aggiunge Amati -  che la causa maggiore di questa crescente desertificazione industriale e povertà sia riferibile alla mancanza di ingenti investimenti finanziari, in particolare per il Mezzogiorno, capaci di evitare – inoltre - che la gamba più debole del Paese indebolisca quella leggermente più veloce. Insomma, che il ‘morto’ acciuffi il ‘moribondo’.
Allo stesso tempo, non nutro perplessità sul fatto che in più di settant’anni le risorse destinate al sud Italia (parte più debole del paese) non sono nemmeno comparabili a quelle che la Germania ovest ha conferito all’est, in un tempo decisamente inferiore, per evitare che la parte più avanzata fosse risucchiata dalla sua parte più arretrata.
Tuttavia – continua il consigliere Pd - non mi pare che fuori dai convegni questa opinione si materializzi facilmente nelle leggi. Quando accade – con modesti finanziamenti – il processo di spesa delle risorse è pesantemente ingessato dalla presenza di decine di idoli (come ho già detto, lentezza, chilometro zero, piccolo è bello ecc.), che attaccano proprio le attività a più alta intensità di posti di lavoro (tipo l’edilizia), il più delle volte rallentandole e spesso cancellandole.
Se non riusciremo a riconoscere anche questo problema – conclude Amati -, che è tutto interno alla nostra dinamica di lenta trasformazione delle risorse in cantieri, possiamo sin d’ora darci appuntamento al prossimo rapporto della SVIMEZ, ripubblicando le stesse parole che oggi pronunciamo con giusto allarmismo”.