Confindustria, da crisi danni come da una guerra. Letta replica, no a sfascio conti
ROMA - "Ho la responsabilità di tenere la barca Italia in equilibrio e voglio che ci siano strumenti per la crescita senza sfasciare i conti": così Enrico Letta al suo arrivo al vertice Ue rispondendo alle critiche di Confindustria.
"Confindustria dovrebbe sapere che tenere i conti a posto vuol dire far calare gli spread, come oggi che abbiamo raggiunto il punto più basso in due anni e mezzo", ha poi spiegato il premier.
Poche ore prima l'attacco del presidente di Confindustria Squinzi. "In questo momento non si può dire che la recessione è finita e che c'è la ripresa. Vediamo cosa succede nei prossimi mesi". Così Squinzi: "Io vedo molto ottimismo" ma l'arresto della caduta del Pil in un trimestre non si può interpretare come "un segnale di decisa ripartenza o di fine della recessione". "Io vedo molto ottimismo, ma attenzione - dice Squinzi parlando a margine del convegno del Csc - perché noi abbiamo perso 9,1 punti di Pil dal 2007 ad oggi. Il fatto che per un trimestre la discesa si è arrestata significa che abbiamo toccato il fondo, però non lo potrei interpretare, con tutta la buona volontà, come un segnale di decisa ripartenza o di fine della recessione". La ripresa, prosegue, "dobbiamo conquistarla come Paese, facendo le riforme e le cose giuste che Confindustria sta chiedendo da tempo", altrimenti "credo che agganceremo la ripresa internazionale ma in maniera estremamente modesta".
"Sicuramente è una proposta che va nella direzione giusta": è la risposta del presidente di Confindustria alla domanda sull'abolizione dell'art.18 per i neoassunti proposta dal segretario Pd Renzi. Anche se, aggiunge, "non è sufficiente perché per assumere bisogna prima creare le condizioni per avere più lavoro".
"Confindustria dovrebbe sapere che tenere i conti a posto vuol dire far calare gli spread, come oggi che abbiamo raggiunto il punto più basso in due anni e mezzo", ha poi spiegato il premier.
Poche ore prima l'attacco del presidente di Confindustria Squinzi. "In questo momento non si può dire che la recessione è finita e che c'è la ripresa. Vediamo cosa succede nei prossimi mesi". Così Squinzi: "Io vedo molto ottimismo" ma l'arresto della caduta del Pil in un trimestre non si può interpretare come "un segnale di decisa ripartenza o di fine della recessione". "Io vedo molto ottimismo, ma attenzione - dice Squinzi parlando a margine del convegno del Csc - perché noi abbiamo perso 9,1 punti di Pil dal 2007 ad oggi. Il fatto che per un trimestre la discesa si è arrestata significa che abbiamo toccato il fondo, però non lo potrei interpretare, con tutta la buona volontà, come un segnale di decisa ripartenza o di fine della recessione". La ripresa, prosegue, "dobbiamo conquistarla come Paese, facendo le riforme e le cose giuste che Confindustria sta chiedendo da tempo", altrimenti "credo che agganceremo la ripresa internazionale ma in maniera estremamente modesta".
"Sicuramente è una proposta che va nella direzione giusta": è la risposta del presidente di Confindustria alla domanda sull'abolizione dell'art.18 per i neoassunti proposta dal segretario Pd Renzi. Anche se, aggiunge, "non è sufficiente perché per assumere bisogna prima creare le condizioni per avere più lavoro".
