L’anima della materia: Giuseppe Corrado a Roma
di Francesco Greco.
MONTESANO SALENTINO (Le) - Con la materia ci parla. Da oltre 30 anni. Con tutta la materia: marmo, pietra leccese, gesso, legno, bronzo, acciaio, pietra viva. Ci parla sino a evocare la sua anima più profonda, a catturare la sua quintessenza.
Un po’ Fidia, un pò Brancusi. E come loro – ma anche gli artisti anonimi dei grandi megaliti sparsi sul pianeta - ama le grandi dimensioni, i colossi. Giuseppe Corrado è uno degli artisti (scolpisce e dipinge) italiani più famosi all’estero. Il suo studio, a Montesano Salentino (ci è nato nel 1960), dà proprio sulla strada (la SS 275), vicino a un semaforo. Passando da lì si ha modo di conoscere la sua arte, la purezza della forma: le opere sono gigantesche, alte quanto un ulivo, un mandorlo, un noce.
Proprio di radice di noce (blocco unico) era un Cristo di ben 3 metri (in foto) che nel 1994, all’inaugurazione del nuovo seminario leccese (gli fece da tramite Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, buonanima), donò a Giovanni Paolo II: “Lo apprezzò tantissimo – sorride il maestro e si congratulò con me…”. Sono passati vent’anni, e sembra ieri.
La sua arte ha una filologia polisemica. Nel senso che contiene tutta la tavolozza dei sentimenti umani. In senso dostoevskiano, riesce ad afferrare l’inafferabile, il tormento di ogni uomo, venato anche di una spiritualità barocca, quella bellezza che però nasconde l’insidia, cela l’inconfessabile che si agita nel nostro animo e nel dna dell’uomo. In chiave psicanalitica: il livello è doppio, la lettura dell’opera multiforme, l’apparenza deve essere scavata, scarnificata per poter giungere al messaggio segreto, cifrato. Solo spingendosi con audacia nel metafisico, nicianamente al di là del bene e del male, si riesce a cogliere quel che Corrado vuole dirci.
Una parabola di vita, la sua, vissuta senza paure, autoassoluzioni, rinunce estetiche. Si diploma al Liceo Artistico di Lecce, quindi cambia registro e si iscrive all’Isef di Foggia, completando anche quel ciclo di studi e insegnando nelle scuole educazione fisica per alcuni anni (nel frattempo ha messo su famiglia). “Ma il richiamo dell’arte – ricorda Giuseppe, che oltre a un grande artista, come uomo è quel si dice un pezzo di pane – era più forte di qualsiasi altra cosa: così abbandonai l’insegnamento e mi dedicai intensamente allo studio dei classici greci, dei protagonisti del Rinascimento”.
Quel che si dice: si mise in discussione, alla ricerca della sua password, del suo Graal. Il tutto in un Sud dove persiste il mito borghese del posto sicuro che sistema per tutta la vita e per il quale si fanno carte false, tanto che i partiti, per questioni di consenso, erano ridotti a uffici di collocamento di postulanti spesso senza né arte né parte che hanno ingravidato la pubblica amministrazione e ci affossano nel debito pubblico.
Acquisite le nozioni della classicità, Corrado dipinge e scolpisce, soprattutto, come già detto, opere di grandi dimensioni. A Borgagne, nel Leccese (nomea: “ngalanuti”, cioè malaticci), la fontana monumentale di Piazza Sant’Antonio: 3 rane a cui, se con un gesto scaramantico si strofina il didietro, pare porti bene. Ed essendo a inizio d’anno, non ci sottrarremo al rito propiziatorio che attira fortuna, ricchezza, successo, denaro.
Nel 1989 Corrado comincia a farsi conoscere, in Italia ed extra moenia: Teramo, Lecce, Padova, Ferrara, Firenze, Piacenza (“Biffi-Arte” 2013). All’estero: Sudafrica, Francia, Germania,Hong Kong, ecc. Personali e collettive. Il 16 giugno del 2012, dopo un anno di selezioni, all’Hotel Intercontinental Paris le Grand (a due passi dal Louvre), l’artista pugliese è stato premiato (foto) dall’Associazione “Arts, Sciences, Lettres” (Societé Académique d’Education et d’Encouragement fondée en 1915: conta oltre 4mila iscritti) come il “migliore scultore italiano vivente” e ricevendo la Laurea Honoris Cause in Arte e la medaglia d’argento.
Spesso spende la sua arte e il suo nome per nobili cause e chi soffre: ha donato il ritratto di Papa Wojtyla al Polo Oncologico dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. E’ appena tornato da Montreaux (Biennale d’Arte Contemporanea).
Fra pochi giorni la sua opera sbarcherà a Roma, in via Margutta: una mostra permanente, un punto d’arrivo per un artista. Lì vivevano Fellini e la Masina, esponeva Novella Parigini con i suoi gatti.
Le sue opere colossali, barocche, a volte un po’ inquietanti, che pongono crudi interrogativi sull’uomo e la natura umana, di ardua decodificazione, ci stanno proprio bene.
MONTESANO SALENTINO (Le) - Con la materia ci parla. Da oltre 30 anni. Con tutta la materia: marmo, pietra leccese, gesso, legno, bronzo, acciaio, pietra viva. Ci parla sino a evocare la sua anima più profonda, a catturare la sua quintessenza.
Un po’ Fidia, un pò Brancusi. E come loro – ma anche gli artisti anonimi dei grandi megaliti sparsi sul pianeta - ama le grandi dimensioni, i colossi. Giuseppe Corrado è uno degli artisti (scolpisce e dipinge) italiani più famosi all’estero. Il suo studio, a Montesano Salentino (ci è nato nel 1960), dà proprio sulla strada (la SS 275), vicino a un semaforo. Passando da lì si ha modo di conoscere la sua arte, la purezza della forma: le opere sono gigantesche, alte quanto un ulivo, un mandorlo, un noce.
Proprio di radice di noce (blocco unico) era un Cristo di ben 3 metri (in foto) che nel 1994, all’inaugurazione del nuovo seminario leccese (gli fece da tramite Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, buonanima), donò a Giovanni Paolo II: “Lo apprezzò tantissimo – sorride il maestro e si congratulò con me…”. Sono passati vent’anni, e sembra ieri.
La sua arte ha una filologia polisemica. Nel senso che contiene tutta la tavolozza dei sentimenti umani. In senso dostoevskiano, riesce ad afferrare l’inafferabile, il tormento di ogni uomo, venato anche di una spiritualità barocca, quella bellezza che però nasconde l’insidia, cela l’inconfessabile che si agita nel nostro animo e nel dna dell’uomo. In chiave psicanalitica: il livello è doppio, la lettura dell’opera multiforme, l’apparenza deve essere scavata, scarnificata per poter giungere al messaggio segreto, cifrato. Solo spingendosi con audacia nel metafisico, nicianamente al di là del bene e del male, si riesce a cogliere quel che Corrado vuole dirci.
Una parabola di vita, la sua, vissuta senza paure, autoassoluzioni, rinunce estetiche. Si diploma al Liceo Artistico di Lecce, quindi cambia registro e si iscrive all’Isef di Foggia, completando anche quel ciclo di studi e insegnando nelle scuole educazione fisica per alcuni anni (nel frattempo ha messo su famiglia). “Ma il richiamo dell’arte – ricorda Giuseppe, che oltre a un grande artista, come uomo è quel si dice un pezzo di pane – era più forte di qualsiasi altra cosa: così abbandonai l’insegnamento e mi dedicai intensamente allo studio dei classici greci, dei protagonisti del Rinascimento”.
Quel che si dice: si mise in discussione, alla ricerca della sua password, del suo Graal. Il tutto in un Sud dove persiste il mito borghese del posto sicuro che sistema per tutta la vita e per il quale si fanno carte false, tanto che i partiti, per questioni di consenso, erano ridotti a uffici di collocamento di postulanti spesso senza né arte né parte che hanno ingravidato la pubblica amministrazione e ci affossano nel debito pubblico.
Acquisite le nozioni della classicità, Corrado dipinge e scolpisce, soprattutto, come già detto, opere di grandi dimensioni. A Borgagne, nel Leccese (nomea: “ngalanuti”, cioè malaticci), la fontana monumentale di Piazza Sant’Antonio: 3 rane a cui, se con un gesto scaramantico si strofina il didietro, pare porti bene. Ed essendo a inizio d’anno, non ci sottrarremo al rito propiziatorio che attira fortuna, ricchezza, successo, denaro.
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| Papa Wojtyla e un crocifisso di Corrado |
Spesso spende la sua arte e il suo nome per nobili cause e chi soffre: ha donato il ritratto di Papa Wojtyla al Polo Oncologico dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. E’ appena tornato da Montreaux (Biennale d’Arte Contemporanea).
Fra pochi giorni la sua opera sbarcherà a Roma, in via Margutta: una mostra permanente, un punto d’arrivo per un artista. Lì vivevano Fellini e la Masina, esponeva Novella Parigini con i suoi gatti.
Le sue opere colossali, barocche, a volte un po’ inquietanti, che pongono crudi interrogativi sull’uomo e la natura umana, di ardua decodificazione, ci stanno proprio bene.
